La ministra Bonetti (Ansa)
La ministra Bonetti (Ansa)

Roma, 16 settembre 2019 - La neo ministra delle Pari opportunità e famiglia, Elena Bonetti, si è espressa chiaramente in merito al discusso ddl Pillon: "Se mi hanno lasciato nel cassetto una copia del ddl Pillon? Non mi sono informata ma per quanto mi riguarda resterà nel cassetto" ha twittato l'esponente del Pd. 

A supporto della posizione della professoressa universitaria assurta al ministero il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci: "Plaudo all'iniziativa della ministra Bonetti. Il governo ha bisogno di fatti concreti per marcare una svolta rispetto al passato. Archiviare per sempre il famigerato decreto Pillon vuol dire chiudere con una pericolosa concezione della famiglia e con un'idea medioevale delle donne. E' una buona partenza". 

LA REPLICA - "Come ampiamente prevedibile, il PD vuole imporre l'agenda al Movimento 5 Stelle tentando di bloccare la riforma dell'affido condiviso, senza neppur leggere il lavoro fatto in questi mesi sul testo unificato. Evidentemente secondo il ministro Bonetti i figli delle famiglie separate sono bambini di serie B, condannati a perdere uno dei genitori, specialmente il padre. Pur di vendicarsi della Lega, dalle parti del PD son disposti a calpestare i diritti dei più piccoli. Mi auguro che i parlamentari 5stelle, specialmente quelli che hanno condiviso il senso della riforma e hanno lavorato sodo con noi per migliorarne il testo, non accettino ordini da chi li ha insultati fino a ieri. In ogni caso noi non molleremo mai, finchè non sara' riconosciuto il diritto di tutti i bambini a stare con mamma e papa'". Questa la replica del senatore leghista Simone Pillon che può contare anche sul supporto di Jacopo Coghe, vice presidente di Pro Vita e Famiglia: "Il Ddl Pillon si stava trasformando in un testo unico in cui si prevedevano tempi più o e meno paritetici per i papà e le mamme per stare con i bambini. Mi dispiace che ci sia un pregiudizio della neo ministra Bonetti su queste tematiche. La invitiamo quantomeno a leggere e a confrontarsi sul testo. Sarebbe politicamente scorretto dire un no aprioristicamente. Discutiamone insieme". 

IL DDL PILLON - Il leghista Simone Pillon - fra i maggiori promotori del family day e del meeting di Verona - ha sempre difeso il suo provvedimento dai numerosi attacchi di psicologi, associazioni a tutela delle donne e antiviolenza, avversari politici e sindacati. Il ddl non aveva mai incassato, inoltre, neppure l'ok degli allora alleati di governo del M5S. A luglio, dopo settimane di discussioni, la commissione Giustizia del Senato ha votato all’unanimità per sostituirlo con un testo nuovo. dichiarandolo "superato". Molto critica la posizione del Pd, che ne aveva chiesto il ritiro.

Fra i punti più controversi c’era il concetto di "affido paritario" dei minori in caso di separazione dei genitori, che nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto sostituire l'affido condiviso, attualmente in vigore. I figli avrebbero dovuto passare con madre e padre la stessa quantità di tempo, anche il mantenimento dei minori avrebbe dovuto diventare "paritario". Il ddl Pillon introduceva anche l’obbligo, per una coppia dell'idea di separarsi, di fare un tentativo di riconciliazione attraverso la mediazione familiare. Questo punto specifico aveva preoccupato diverse associazioni che si occupano di violenza di genere, che hanno sottolineato come tale obbligo potesse condurre donne vittime di maltrattamenti in famiglia a riavvicinarsi a un marito maltrattante.

SOSPESA MANIFESTAZIONE - Le associazioni femministe, i centri antiviolenza, le organizzazioni e le donne che avevano promosso la mobilitazione del 28 settembre contro il Ddl Pillon e gli altri disegni di legge collegati comunicano che ad oggi questa è sospesa. Sospesa, ma non annullata. "Il cambio della compagine governativa e alcune dichiarazioni relative all'accantonamento di tutti i disegni di legge sulla modifica del diritto di famiglia a svantaggio dei diritti di donne e bambini non bastano. Il Ddl Pillon e collegati devono essere tutti ritirati. Occorre contrastare la deriva culturale ultraconservatrice in atto tesa a demolire i diritti e le libertà delle donne e che già agisce nei tribunali dove le donne vengono private dei loro figli in base alla negazione della violenza subita e alla falsa e inesistente teoria dell'alienazione parentale", si legge in un comunicato di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza, firmato da tutte le altre associazione che avevano aderito alla manifestazione.