Quando due giorni fa David Sassoli ha capito che la situazione stava precipitando, ha interrogato il medico che lo stava assistendo chiedendogli quanto tempo ancora restava da vivere. La risposta è stata quella che non poteva non essere e allora David ha preso il telefono e chiamato i due figli. Li ha voluti con sé nel momento più difficile, con la croce nel cuore di non poter avere anche l’amatissima moglie, in quarantena per Covid. Così David è entrato nella morte a occhi aperti, come ci racconta Margherite Youcenar fece l'imperatore Adriano, e con coraggio ha rivisto la sua vita dal fondo, ricongiungendo tutto nell’ottica dei valori che lo hanno sempre guidato.

David è stato un giornalista, un politico, un grande europeista, ma è sopratutto sempre rimasto lui, un giovane fiorentino nato e cresciuto nella scuola dei principi cristiani di don Milani, Giorgio La Pira e David Maria Turoldo, e tutto, dalla rifessione personale, alla professione di giornalista all’Europa è stato una ininterrotta linea retta che teneva unite solidarietà, difesa dei più deboli, diritti umani, sociali e politici. Nel suo discorso di insediamento al parlamento europeo, nel luglio 2019, le parole chiave erano state proprio queste. L’Europa nella sua idea non era un'entità a sé stante ma esisteva per affermare le ragioni dei più deboli, come lo stato, il bene pubblico, la comunità politica erano per don Milani e Giorgio La Pira il mezzo in cui venivano tutelate le persone nate con meno possibilità.

L’avevamo incontato una delle ultime volte nel salone dei Cinquecento a Firenze, quando Dario Nardella gli aveva consegnato le chiavi della città, che lui aveva accolto con gioia un po’ perché si sentiva ancora fiorentino, legato alla città dalla presenza della mamma e di altri parenti, un po’ perché avvertiva forte il senso di appartenenza quella tradizione culturale di apertura che negli anni Cinquanta e Sessanta fece di Firenze una delle capitali mondiali del cattolicesimo progressista, pre e post conciliare, del quale si considerava figlio. E un po' lo era, visto che si chiamava David Maria proprio in omaggio a David Maria Turoldo, un prete dei poveri, uno dei protagonisti di quell'epoca di grande fervore e rinnovamento sia ecclesiale sia sociale. Lui, da tutto questo aveva appreso moltissimo. L’impatto umano e politico che David trasmetteva era proprio quello di una persona con solide basi valoriali, impiantata nel solco di una tradizione familiare forte e trasmessa con passione sicura dal padre Domenico, un giornalista del Popolo che da Firenze si era trasferito a Roma. Così anche l'avventura politica che ha contraddistinto la seconda parte della sua vita, le sue zone grigie, i compromessi inevitabili, non erano mai riusciti a scalfire niente del suo passato, la sua formazione, le sue sicurezze. Ogni sintesi non era mai al ribasso e in Davide tutto si trasformava in un  massimo comune multiplo e mai un minimo comune denominatore.

Lo sguardo in alto più che in avanti gli ha fornito così gli strumenti per fare bene anche in un incarico in teoria molto più grande di lui, quello di presidente del parlamento europeo, a cui lui è arrivato solo con due legislature alle spalle, e che ha affrontato in maniera non banale e in anni difficili. Il post Brexit e la pandemia, gli anni che potevano affossare l’Europa o decretarne il rilancio, e nel quale Sassoli ha affermato i valori europeisti anche quando tutto sembrava precipitare. Sua la caparbietà di far lavorare il parlamento durante il primo e il secondo lockdown, sua la decisione di insistere perché fossero cambiati i trattati e concessa al parlamento l’iniziative legislativa al pari della commissione. Una lucidità e una nettezza di comportamenti che l'ha guidato sino alla fine, e quando la sua fede e il suo coraggio gli hanno riservato quel privilegio dei grandi che è appunto entrare nella morte con gli occhi aperti, si sarà certamente rammaricato di un distacco così ingiusamente e assurdamente prematuro, ma altrettanto certamente gli avrà fornito la soddisfazione di non aver speso invano i suoi giorni. Ciao Davide, ti sia lieve la terra.

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