Venerdì 19 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Dario Parrini (Pd): "Le riforme vanno fatte. Ma per ora il governo non accetta il confronto"

Il senatore dem: no al premierato e al super premio di maggioranza "I fallimenti del passato dovrebbero consigliare il dialogo con l’opposizione".

Dario Parrini (Pd): "Le riforme vanno fatte. Ma per ora  il governo non accetta il confronto"

Dario Parrini (Pd): "Le riforme vanno fatte. Ma per ora il governo non accetta il confronto"

Senatore Dario Parrini, da vicepresidente dem della Commissione affari costituzionali di Palazzo Madama considera discutibile la proposta di riforma avanzata dal governo?

"L’elezione diretta del premier colpisce in quanto tale le prerogative del capo dello Stato e del Parlamento. Fa saltare gli equilibri tra questi tre poteri, voluti dai padri costituenti a presidio della democrazia parlamentare, per instaurare una variante del presidenzialismo, una sorta di “presidenzialismo primoministeriale” che ad oggi non esiste in nessun Paese al mondo".

Meloni e Casellati sostengono che l’elezione diretta toglie potere ai partiti per darlo ai cittadini...

"Vogliono aumentare non il potere dei cittadini, ma quello di una sola persona. Se davvero volessero far contare di più gli elettori, si impegnerebbero subito a eliminare le liste bloccate. Però non lo fanno, perché vogliono che cinque o sei persone continuino a scegliere 600 parlamentari".

Sulla legge elettorale il ministro Ciriani parla di "soglie minime ragionevoli" tra il 30 e il 40% per attribuire il premio di maggioranza. Cosa ne pensa?

"Mi domando se il ministro ha letto il ddl che stanno presentando. Dato che a far scattare l’assegnazione del premio è l’elezione diretta del premier, sta dicendo che col 35% al primo turno si diventa capi del governo e si ottiene contemporaneamente il 55% dei seggi?".

Sarebbe in contrasto con la soglia minima richiesta dalla Consulta?

"La sentenza del 2014 contro il Porcellum, ribadita nel 2017. Un premio di tale misura sarebbe del tutto sproporzionato. Ma soprattutto in contrasto con quanto avviene in tutti i 14 Paesi dell’Ue dove si elegge direttamente qualcuno a una carica nazionale apicale, prevedendo che debba ottenere, al primo o il secondo turno, il consenso del 50% più uno dei votanti. In quegli stessi Paesi c’è inoltre il limite dei due mandati, nell’ovvio intento di temperare il rischio di concentrazione del potere, come dice anche la sentenza 602023 della Corte".

Da De Gasperi a Renzi, la storia delle riforme d’iniziativa dell’esecutivo è coronata d’insuccessi...

"Questo dovrebbe almeno consigliare tutti a procedere sin da principio in accordo con l’opposizione. L’opposto di quanto fatto dal governo".

Ci sarà modo d’intervenire in parlamento o meritava iniziare da una Bicamerale, come proposta da Marcello Pera?

"Mi pare che conti più la sostanza della forma. E la sostanza è che finora da parte del governo c’è stata una preclusione totale verso i punti di vista dell’opposizione. Per noi sono senz’altro necessari degli affinamenti e si devono fare alcune riforme. Ma per rafforzare la forma di governo parlamentare, non per liquidarla: intervenendo contro le storture del vigente parlamentarismo, ignorate dal governo".

Ad esempio?

"Non c’è niente contro l’abuso di decreti e voti di fiducia né per superare il bicameralismo paritario e rappresentare Regioni e enti locali in una delle Camere. La proposta è monca".

E per render più stabili e solidi i governi e le maggioranze elettorali?

"Per rafforzare la forma di governo parlamentare non dobbiamo mettere in campo invenzioni, ma prendere il meglio, a partire dalla sfiducia costruttiva, dei sistemi costituzionali di Paesi come Germania e Spagna, che in Europa sono quelli coi governi più stabili e i Parlamenti più autorevoli".