È una campagna elettorale che si chiude nel segno della Toscana, dove si consumerà la ‘madre’ di tutte le battaglie elettorali di queste regionali. Ma altre sfide, come la Puglia, le Marche e la Liguria, raccoglieranno risultati destinati, forse, a cambiare radicalmente il quadro politico. E, di conseguenza, a minare la stabilità del governo Conte. Elezioni regionali: la guida Il centrodestra punta molto sulla Puglia, per fare questo gioco. Con Raffaele Fitto, uomo utile alla spallata all’esecutivo Pd-M5s. Per questo motivo, i leader nazionali di Fd’I, Lega e Forza Italia si sono avvicendati negli ultimi giorni sul territorio, per insidiare il governatore uscente, Michele Emiliano, sostenuto da Nicola Zingaretti, segretario Pd, e da 15 liste...

È una campagna elettorale che si chiude nel segno della Toscana, dove si consumerà la ‘madre’ di tutte le battaglie elettorali di queste regionali. Ma altre sfide, come la Puglia, le Marche e la Liguria, raccoglieranno risultati destinati, forse, a cambiare radicalmente il quadro politico. E, di conseguenza, a minare la stabilità del governo Conte.

Elezioni regionali: la guida

Il centrodestra punta molto sulla Puglia, per fare questo gioco. Con Raffaele Fitto, uomo utile alla spallata all’esecutivo Pd-M5s. Per questo motivo, i leader nazionali di Fd’I, Lega e Forza Italia si sono avvicendati negli ultimi giorni sul territorio, per insidiare il governatore uscente, Michele Emiliano, sostenuto da Nicola Zingaretti, segretario Pd, e da 15 liste (si conta sul voto disgiunto), ma indebolito dal mancato accordo con il M5s. La sfida, dunque, sarà tutta lì, visto che il M5s ha scelto la Puglia come palcoscenico per liquidare beghe interne al partito; la candidata Laricchia può contare sull’appoggio di esponenti di peso, dall’ex ministra Barbara Lezzi sino ad Alessandro Di Battista, oltre alla base pugliese, personaggi che rappresentano una sfida interna al reggente Vito Crimi e al capo ‘ombra’ Luigi Di Maio, più che al centrodestra che insidia il loro governo. Poche chance, infine, per il candidato di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, che comunque ha visto scendere in Puglia anche il leader, Matteo Renzi.

Una sfida tutta da vivere anche quella delle Marche, sempre in bilico tra Maurizio Mangialardi, sindaco uscente Pd di Senigallia (Ancona) ed ex presidente di Anci Marche, e per il centrodestra Francesco Acquaroli, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sindaco di Potenza Picena (Macerata). Scontro incerto, tanto che potrebbero essere gli indecisi a fare la differenza. Se vincesse Acquaroli, sarebbe una svolta epocale per le Marche, regione governata dal centrosinistra in varie composizioni dal 1995.

Di sicuro meno incerto appare l’esito delle urne in Liguria, dove il presidente uscente del centrodestra, Giovanni Toti, è in scia al favore popolare per la ricostruzione del ponte di Genova. Il vero sfidante di Toti si ritiene sia Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto Quotidiano sul cui nome il Pd e M5s si sono coalizzati solo a metà luglio, dopo grandi tribolazioni interne, che han dato però poco tempo alla corsa del giornalista, figlio dell’ex sindaco di Genova e magistrato, Adriano Sansa.

Particolare, poi, la questione Campania con Vincenzo De Luca contro Stefano Caldoro per la terza volta consecutiva, con Valeria Ciarambino come terza sfidante per la seconda volta di fila. Dunque, nessun vento di rinnovamento nei candidati e con la ‘bella’ tra l’attuale governatore e il suo predecessore: nel 2010 vinse Caldoro, nel 2015 De Luca. Il governatore si presenta con 15 liste a sostegno, come Emiliano in Puglia. Ma è anche una sfida interna da parte del Pd che punta a essere il primo partito della coalizione, senza farsi superare da una delle liste di De Luca. Per il centrodestra, la prova campana servirà anche a misurare la capacità di penetrazione al Sud soprattutto della Lega, dopo tre anni di lavoro di Salvini su questo fronte.

In ultimo, il Veneto, dove la riconferma di Luca Zaia è apparsa fin da subito talmente scontata che è stato difficile trovare un vero contendente alla sua riconferma. Poi il Covid ha fatto il resto, mettendo fuori gioco il prof universitario Arturo Lorenzoni, che corre per Pd e centrosinistra, rimasto bloccato a casa a tre settimane dal voto dopo un malore che lo ha colpito in diretta streaming. Da Zaia, che punta al tris a Palazzo Balbi – è in carica dal 2010, e ha sempre stravinto nelle urne – un gesto di cavalleria: viste le condizioni dell’avversario, ha annullato tutti i confronti elettorali in tv.