Silvio Berlusconi ha sempre comandato, ma ha soprattutto voluto piacere. Vezzosa concessione a un autocompiacimento di cui non ha mai fatto difetto, che 25 anni di battaglie pubbliche gli hanno inevitabilmente negato e che invece adesso, oltrepassato il periplo dell’esistenza oltre il quale la nave si appresta a rientrare in porto, la politica gli restituisce come un dono inatteso. La Camera dei deputati che alla notizia dell’infezione da Covid unanimemente gli attribuisce un caloroso applauso di auguri, i messaggi che giungono ad Arcore da tutte le parti, gli aggettivi che si sprecano. "Forza presidente", e non era un telegramma spedito da una sezione azzurra ma da Pd e renziani. Non ci sono nemici, non ci sono avversari, quelli che un tempo lo avevano odiato ora lo incoraggiano. Di Maio che...

Silvio Berlusconi ha sempre comandato, ma ha soprattutto voluto piacere. Vezzosa concessione a un autocompiacimento di cui non ha mai fatto difetto, che 25 anni di battaglie pubbliche gli hanno inevitabilmente negato e che invece adesso, oltrepassato il periplo dell’esistenza oltre il quale la nave si appresta a rientrare in porto, la politica gli restituisce come un dono inatteso. La Camera dei deputati che alla notizia dell’infezione da Covid unanimemente gli attribuisce un caloroso applauso di auguri, i messaggi che giungono ad Arcore da tutte le parti, gli aggettivi che si sprecano. "Forza presidente", e non era un telegramma spedito da una sezione azzurra ma da Pd e renziani. Non ci sono nemici, non ci sono avversari, quelli che un tempo lo avevano odiato ora lo incoraggiano. Di Maio che solo due anni fa si era rifiutato di farsi fotografare con lui durante le consultazioni per il governo Conte adesso è tra i primi a chiamare. La partecipazione sui i social è sincera.

Come sono lontani i tempi del Caimano, dei girotondi, di quella statuetta scagliata davanti al duomo di Milano cui molti applaudirono più o meno segretamente, di quell’antiberlusconismo militante che ha assicurato redditizie carriere a politici, giornalisti, uomini di spettacolo. Come appare lontana la già più recente cacciata dal Senato, quando con un blitz a scrutinio segreto il capo dell’opposizione fu estromesso dalla vita politica, pubblico autodafé di quell’antiberlusconismo di cui la sinistra bisognosa di un nemico da odiare si è da sempre nutrita. Andreotti, Craxi, dopo di lui Renzi e infine Salvini hanno subito la stessa sorte. Chissà chi sarà il prossimo.

Adesso le cose sono cambiate, e Berlusconi non è più il nemico, Travaglio non ne parla male e addirittura Carlo De Benedetti ne vedrebbe con favore l’ingresso al governo. Un segno del tempo, pure innegabile indizio di un peso politico che si è fatto più evanescente. L’antiberlusconismo è stato un fatto culturale ma anche uno strumento di lotta, di cui adesso non c’è più bisogno. Le copertine dell’Economist non servono più. Ora l’uomo nero è Salvini, le attenzioni dei radical chic e di alcuni pm possono indirizzarsi sul leader della Lega. Anzi, adesso Berlusconi è funzionale per distinguere tra desta "buona" e destra "cattiva".

Ma non è solo nel palazzo che il giudizio su Berlusconi si è ammorbidito, ed è proprio nel Paese che verso l’ex Caimano si coglie un umore diverso, un sentimento sospeso tra simpatia umana e nostalgica compassione. Sarà perché lui ha assunto un profilo più istituzionale, ha moderato i toni, sarà perché l’età smussa gli angoli del giudizio e molti italiani sono invecchiati con Berlusconi e con lui si sono fatti più indulgenti. Sarà che il confronto con quelli venuti dopo ha finito per premiarlo.

Sarà anche che la gente ha compreso come molti degli elementi che si imputavano a Berlusconi erano il segno di un’epoca più che di una persona. Le prime tv commerciali, per esempio, accusate dal mondo benpensante e da certa cultura cattolica di aver sdoganato un’anticultura intrisa di nichilismo valoriale e un nulla travestito da trash. Poi anche la Rai e le altre tv commerciali, in Italia e all’estero, hanno fatto lo stesso ci si è resi conto che Berlusconi aveva visto solo prima degli altri.

Ragionamento esportabile alla politica, in cui Berlusconi ha rotto gli schemi di una comunicazione vecchia e di forme organizzative stantie, introducendo l’idea della personalizzazione della politica e di campagne elettorali in cui le tv pesano sempre di più e i candidati si vendono come un dentifricio. Tutti a prendersela come quello che aveva abbrutito la vita civile del Paese, e poi si è scoperto che in America, in Francia e Inghilterra fanno o avrebbero fatto lo stesso. Così di fronte al grezzo populismo di adesso si è rimpianto il suo predellino, e di fronte ai violenti e vacui "vaffanculo" grillini si ricorda quando lui per primo parlò di teatrino della politica. "Almeno era simpatico", dicono in tanti. Con i tempi che corrono, non è poco.