Beppe Grillo, 72 anni, e il bagno di folla del V-Day di Bologna nel marzo del 2010
Beppe Grillo, 72 anni, e il bagno di folla del V-Day di Bologna nel marzo del 2010
Il ritorno di Grillo al vaffa mostra come la vocazione italica per l’antipolitica sia irrinunciabile e antica. All’indomani dell’Unità nazionale, un cattolico di formazione cavourriana, Stefano Jacini, scrisse: "C’è una Italia reale che non è l’Italia legale, e che tende anzi a ribellarsi a questa ultima". Più o meno nello stesso periodo, un esponente della sinistra, Ferdinando Petruccelli della Gattina, intitolò I moribondi di Palazzo Carignano un sulfureo pamphlet sul primo Parlamento nazionale. Erano altri tempi e in queste denunce non c’era, forse, il rifiuto della politica, ma semmai il desiderio di recuperarne una dimensione "alta" che rinverdisse lo slancio ideale della età risorgimentale. Decenni dopo, all’inizio degli anni venti, nel pieno della crisi dello Stato liberale e poco prima della marcia su Roma, un intellettuale, spregiudicato e...

Il ritorno di Grillo al vaffa mostra come la vocazione italica per l’antipolitica sia irrinunciabile e antica. All’indomani dell’Unità nazionale, un cattolico di formazione cavourriana, Stefano Jacini, scrisse: "C’è una Italia reale che non è l’Italia legale, e che tende anzi a ribellarsi a questa ultima". Più o meno nello stesso periodo, un esponente della sinistra, Ferdinando Petruccelli della Gattina, intitolò I moribondi di Palazzo Carignano un sulfureo pamphlet sul primo Parlamento nazionale. Erano altri tempi e in queste denunce non c’era, forse, il rifiuto della politica, ma semmai il desiderio di recuperarne una dimensione "alta" che rinverdisse lo slancio ideale della età risorgimentale.

Decenni dopo, all’inizio degli anni venti, nel pieno della crisi dello Stato liberale e poco prima della marcia su Roma, un intellettuale, spregiudicato e controcorrente, Giuseppe Prezzolini propose la creazione di una "congregazione degli apoti", cioè di coloro "che non la bevono" e non vogliono farsi infinocchiare dai politici di ogni colore e dalle loro promesse. Poi ci fu il fascismo e la lotta politica finì sotto naftalina.

Crollato il regime e risorti i partiti si tornò a dir male dei politici. Ci fu la polemica contro "il fascismo degli antifascisti" e contro la gestione del potere da parte dei sei partiti del Cln (la cosiddetta "esarchia"). La portò avanti Guglielmo Giannini, che fondò il settimanale L’Uomo Qualunque attorno al quale nacque il movimento politico omonimo. Il successo del giornale (850.000 copie) e del movimento fu dovuto, certo, alla eccezionalità dei tempi ma anche al fatto che Giannini usò un linguaggio colorito (anticipatore di Grillo) rivolto all’uomo della strada "stufo di tutti", onesto e laborioso, desideroso che nessuno gli rompesse le scatole e convinto che per gestire il bilancio dello Stato fosse sufficiente un bravo ragioniere. Il Fronte dell’Uomo Qualunque non era soltanto antipolitica e populismo, ma esprimeva un’esigenza di libertà che le parole e le promesse altisonanti dei politici sembravano mortificare.

La Prima Repubblica fu costruita sulla base di un meccanismo elettorale di tipo proporzionale puro (o poco corretto) funzionale a un sistema politico pluripartitico e oligarchico, impermeabile al cambiamento e chiuso a ipotesi di alternanza nei ruoli di governo e di opposizione. A lungo andare, il sistema degenerò. Lo dimostra la polemica contro la partitocrazia e la correntocrazia che, a partire dalla metà degli anni cinquanta, coinvolse intellettuali di estrazione diversa, da Giuseppe Maranini a Panfilo Gentile a Mario Vinciguerra.

Sempre negli anni Cinquanta un professore fiorentino, antifascista e anticomunista, Corrado Tedeschi, fondò il ’Partito della bistecca’. Il programma era semplice: tutti hanno diritto ogni giorno a una bistecca di 450 grammi, frutta, dolce e caffè perché tutti hanno diritto a vivere bene e divertirsi. Gli slogan diffusi attraverso manifesti e sulle fiancate di auto che giravano per il paese erano semplici: "la vita è una vitella" oppure "meglio una bistecca oggi che un impero domani". Quello dei "bistecchisti" fu un caso al limite del ridicolo. Ma il Paese faticava a riconoscersi nelle istituzioni e in una politica che giocava con le parole inventando formule strambe: "governo amico", governo della "minoranza precostituita", "governo delle convergenze parallele", "governo della non sfiducia" e via dicendo. Tutto ciò, insieme al montare degli scandali, finì per allontanare sempre più i cittadini dalla politica e dai politici e fece crescere l’astensionismo a livelli tali che si parlò di "partito dell’astensione".

Finì poi la Prima Repubblica, travolta dagli scandali. Il divario fra "Paese reale" e "paese legale" si percepì bene nel fatto che la parola "partito" scomparve dalla "ragione sociale" delle forze politiche. Alcune continuarono a intercettare la vocazione antipolitica: l’Italia dei Valori, per esempio, di Antonio Di Pietro e il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che nell’ormai lontano settembre del 2007 lanciò il V-Day (abbreviazione di Vaffanculo-Day). Le vicende di questi giorni dimostrano, però, che le forze politiche antisistema, una volte entrate a far parte del sistema, sono destinate a trasformarsi o sono costrette a tornare indietro. Come sta capitando ai pentastellati con il ritorno di Grillo al vaffa.