Massimo D'Alema (LaPresse)
Massimo D'Alema (LaPresse)

Roma, 21 gennaio 2017 - MASSIMO D'ALEMA (già colonnello del Pci, già segretario del Pds, già premier, oggi presidente della Fondazione Italiani-Europei) ha dato ampia intervista al Corriere della Sera per ripetere, per una pagina intera, uguale concetto: «Con Renzi non vinceremo mai». Eppure, si sbaglierebbe a derubricare la questione alla voce «antipatie di D’Alema», cartellina assai gonfia (prima Veltroni, poi Prodi, etc.).

Stavolta, e da oggi in poi, si svilupperà – in quella sinistra-sinistra in cui, incredibilmente, da oggi milita pure lui, D’Alema – un fatto politico nuovo. Un partito, o meglio un insieme di partiti e gruppi (ci sarebbe già anche il nome: «Partito della Sinistra», Pds in sigla), che si presenterà alle prossime elezioni politiche puntando su soglie di sbarramento ritenute abbordabili per «far male» (togliere voti) al Pd di Renzi «il più duramente possibile», come ha spiegato a interlocutori privilegiati (Massimo Bray, Enrico Letta, Giuliano Amato) lo stesso D’Alema in diverse cene.

ECCO perché la vera notizia data da D’Alema è che, il 28 gennaio, a Roma, al centro congressi Frentani, dai «comitati per il No» alla riforma costituzionale (presidente ne era l’avvocato ex Ds Guido Calvi, portavoce l’ex civatiano Stefano Schwarz, che pare si sta sfilando), nasceranno i «comitati per il Nuovo Ulivo» guidati da D’Alema, novello Leonida dei suoi ‘300’ comitati (tanti, pare, già sono).

Del resto, nella sua guerra «di posizione» contro Renzi, oggi D’Alema non è più solo, anzi. E non solo perché fa proseliti nel centrodestra (Stefano Parisi, per dire, è suo buon amico), ma perché, a sinistra, l’idea di un Nuovo Centro-Sinistra a sinistra del Pd si lega e trova sponde con l’obiettivo di altri pezzi della sinistra radicale e girotondina. Parola d’ordine: «Pur di veder sconfitto Renzi, che vincano i 5 Stelle! Noi andremo in Parlamento a fare l’opposizione!».

In più, D’Alema – che pure crede assai poco nella possibilità di riportare il Pd «sulla retta via», la sua – ha deciso di dare, sia pur se dall’esterno, una mano alla sinistra dem che vuole riconquistare la ‘Ditta’, «anche perché – ha spiegato – quelli, senza di me, non sanno neppure da dove cominciare».

L’idea è lanciare, in rinnovata entente cordiale dopo anni di gelo (lo defiì «un cretino») con Bersani, un ticket per riconquistare il Pd. Il giovane Speranza (o meglio il ministro Orlando) per la carica di segretario e, per la carica di candidato premier, il giovane Enrico Letta. Il quale, però, non ne vuole sapere («è troppo presto, sono impegnato con la mia scuola di Politica a Parigi» ha ripetuto a chi gli fa la corte). Alternative, se ‘Enrico’ non cederà alle lusinghe, il furbo Michele Emiliano, governatore pugliese para-dalemiano, o il raffinato intellettuale Massimo Bray, intimo amico di D’Alema di cui si era parlato come candidato sindaco a Roma.

Ma c’è «molto altro», fuori dal Pd, e lì D’Alema vuol puntare come la parte di Sel che non vuol finire in una Sinistra Italiana radicale che rompa ogni legame con il Pd: il capogruppo alla Camera Scotto, l’ex dem D’Attorre, il vice di Zingaretti in Lazio, Smeriglio. I socialisti «di sinistra» usciti dal Psi guidati da Bobo Craxi. E persino l’area dei «professori» (Zagrebelsky, Carlassarre, Falcone, etc) e due associazioni, «Libertà e Giustizia» (presidente Sandra Bonsanti) e Micromega di Paolo Flores d’Arcais che, il 21 gennaio, si ritroveranno a Roma. Area, quest’ultima, che non solo con D’Alema non ha mai avuto nulla a che spartire, ma che, dal palco di piazza Navona urlava, anni fa, con la voce di Nanni Moretti, «con questi leader non vinceremo mai!». E il leader in questione, allora, era D’Alema, mica Renzi.