Mattarella gioca la carta Fico. Per spianare la strada a Conte, aspettare che si risolvano le due incognite – il disco verde di Renzi e i mal di pancia pentastellati – ma forse anche con una strategia più sottile. Non solo cioè per verificare se c’è davvero la possibilità di tornare alla vecchia maggioranza giallorossa, ma anche quella di frenare tanto il senatore di Rignano quanto il premier uscente. Pd, M5s e Leu avrebbero preferito un incarico immediato e non l’hanno nascosto al capo dello Stato. Gli estremi ci sarebbero stati perché, sulla carta, nessuno si oppone al Conte ter. Già: a togliere un grosso ostacolo dalla strada sono le dichiarazioni, attese per tutto il giorno con preoccupazione e nervosismo sul Colle, pronunciate...

Mattarella gioca la carta Fico. Per spianare la strada a Conte, aspettare che si risolvano le due incognite – il disco verde di Renzi e i mal di pancia pentastellati – ma forse anche con una strategia più sottile. Non solo cioè per verificare se c’è davvero la possibilità di tornare alla vecchia maggioranza giallorossa, ma anche quella di frenare tanto il senatore di Rignano quanto il premier uscente. Pd, M5s e Leu avrebbero preferito un incarico immediato e non l’hanno nascosto al capo dello Stato. Gli estremi ci sarebbero stati perché, sulla carta, nessuno si oppone al Conte ter. Già: a togliere un grosso ostacolo dalla strada sono le dichiarazioni, attese per tutto il giorno con preoccupazione e nervosismo sul Colle, pronunciate dal reggente dei Cinquestelle, Vito Crimi, al termine del colloquio con il capo dello Stato. Non cita esplicitamente la fine del veto contro Renzi ma va oltre. Parla della stessa maggioranza dell’ultimo anno e mezzo. È un’apertura maggiore di quanto ci si aspettasse, frutto anche di una suasion ai confini della forzatura da parte del Quirinale. Non a caso, viene salutata con grande soddisfazione da Italia Viva. "Bene, se c’è chiarezza si può andare avanti", afferma Rosato.

Restano punti interrogativi, che spingono il capo dei deputati Pd, Delrio, a chiedere "uno sforzo di comprensione e di unità". Il leader di Iv, che applaude la scelta del Colle non ha ancora dato il via libera: i più maliziosi sospettano addirittura che abbia suggerito Fico per mettere l’ennesima zeppa e creare scompiglio tra i grillini. Come se non bastasse, sulla posizione del Movimento pesa l’incognita della consultazione chiesta da Barbara Lezzi. Eppure: la situazione appare disincagliata.

È in questo quadro che Mattarella, alle sette di sera, sottolinea con parole accorate la necessità di far presto per affrontare le tre emergenze che attanagliano l’Italia: sanitaria, sociale ed economica. Solo un governo nel pieno dei poteri "con un’adeguata base parlamentare", specifica, può affrontare una sfida tanto impegnativa. Occorrono "provvedimenti immediati", e c’è l’esigenza di utilizzare con "rapidità ed efficacia" gli oltre 200 miliardi del Recovery plan. Eppure: malgrado i segnali positivi, malgrado l’urgenza, il capo dello Stato preferisce dare al presidente della Camera un mandato esplorativo lungo – dovrà riferire martedì – per "verificare la prospettiva di una maggioranza a partire dai gruppi che sostenevano il governo", tale cioè da affrontare anche i nodi programmatici come chiesto da Renzi. "È un momento delicato, da affrontare con la massima responsabilità", avverte Fico che inizierà oggi a sondare gli alleati giallo-rossi.

Spianare la strada e proteggere Conte che, con un incarico ora rischiava di andare a sbattere, è solo uno degli obiettivi cui mira il Colle con questa mossa. Un altro è costringere tutti, e in particolare Renzi, a prendere una posizione chiara che renda, se non impossibile, almeno molto più difficile e costoso pure in termini parlamentari un ripensamento. Ma c’è anche l’intenzione di togliere a Conte la tentazione di far saltare il tavolo a metà trattativa, cercando di nuovo la sorte con i responsabili. Un’eventualità che in caso di sconfitta avrebbe aperto la via al voto anticipato che Mattarella considera molto pericolosa. Si tratta insomma sì di imbrigliare Renzi ma, per certi versi, soprattutto Conte.

Se la missione di Fico fallisse, non si passerebbe non più all’avvocato pugliese ma a un governo istituzionale. E a quel punto potrebbe entrare in campo il centrodestra che ieri, al Colle, ha aperto più di uno spiraglio. Ma questo sarà forse storia di domani: al momento la strada del Conte ter se non in discesa, non è più in salita ripida.