Roma, 21 maggio 2021 - Sono giornate frenetiche intorno alla crisi di governo. Oggi è stato il giorno del centrodestra, ricevuto al Quirinale da Sergio Mattarella. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani sono saliti al Colle per manifestare "la grande preoccupazione per la condizione dell'Italia" a fronte di un voto in Senato che "ha certificato l'inconsistenza della maggioranza". La nota congiunta nasconde però alcuni distinguo. Il governo Conte non può andare avanti, è la linea comune, ma se per Lega e Fratelli d'Italia l'unica soluzione è il voto subito, Forza Italia non fa cenno alla possibilità di andare già ora alle elezioni. "Ci fidiamo solo degli italiani: meglio investire due mesi di tempo, dando la parola agli italiani e poi lavorare tranquilli per i prossimi 5 anni", dice Salvini.  "Il problema non è semplicemente il Governo ma questo Parlamento, che non può risolvere i problemi della nazione e che non può dare all'Italia una maggioranza compatta", va dritta al punto la Meloni. Più cauto Tajani, che parla di maggioranza che "non ha i numeri per governare e per risolvere le grandi questioni che ci troviamo di fronte".

Meloni, Salvini e Tajani al Quirinale (Ansa)

Renzi

Un'apertura, o meglio un rilancio, arriva forse un po' a sopresa da Matteo Renzi. "Quale crisi. Il presidente del Consiglio non si è andato a dimettere. La crisi che c'è è economica. Gli altri Paesi sono messi molto meglio di noi", dice il leader di Italia Viva a Palazzo Chigi. "In questa situazione il mio personale consiglio al Presidente del Consiglio è: smettiamola di fare le polemiche che state facendo in questo momento", aggiunge. "Se volete confrontarvi nelle sedi istituzionali noi vi abbiamo scritto, vi abbiamo fatto le proposte, ci siamo. Non ci prenderete mai come dei Ciampolillo qualsiasi insaponando gli ulivi e dicendo che i vaccini non servono". 

Conte

Nel frattempo, continua la caccia ai volonterosi da parte del premier Giuseppe Conte. Una ricerca affannosa, su cui ora grava l'incognita Lorenzo Cesa, segretario dimissionario dell'Udc dopo il coinvolgimento emerso oggi sull'indagine per 'ndrangheta. Nel Consiglio dei ministri di questa sera l'ambasciatore Piero Benassi, consigliere diplomatico del premier, è stato nominato sottosegretario con Delega ai Servizi. Lo si apprende da fonti di governo.

Il premier oggi ha ricevuto a Palazzo Chigi anche gli ex M5s, passati al Gruppo Misto e che martedì hanno votato la fiducia a Conte.  "Abbiamo preparato dei documenti e delle proposte di legge che il governo farà proprie, se vorrà accettarle. Il premier ha spiegato che le leggerà, si è detto aperto a tutto, è stato molto alla mano", dice la deputata Piera Aiello.  "Noi non abbiamo chiesto poltrone e non ci è stato offerto nulla. Noi siamo persone libere che vogliono lavorare per gli italiani", aggiunge.

Orlando (Pd): "Sento voto molto più vicino"

"Sta succedendo quello che temevamo, oggi sento il voto molto più vicino. Non c'è nessuna ipotesi di unità nazionale, non vogliamo mischiare i nostri voti cin quelli di' Salvini e Meloni" così il vicesegretario del Partito Democratico, Andrea Orlando, a Piazzapulita su La7.

Grana alla Camera

Ma oltre il caso Cesa, potrebbe aggiungersi un'altra grana a Montecitorio. Bruno Tabacci, con il suo Centro democratico, è uno dei principali registi dell'operazione. Ma al momento può contare su 12 deputati (compresa Renata Polverini). Ne mancano 8 per arrivare a 20  e costituire un gruppo (Tabacci non vuole chiedere una deroga) che riequilibri i numeri nelle Commissioni. E che a Montecitorio va meglio rispetto a  Palazzo Madama: la maggioranza attuale senza Iv prevale n 8 commissioni, tra cui Bilancio e Finanze. In altre 4 ci si troverebbe in parità, mentre ai Trasporti e Attività produttive le opposizioni hanno la meglio. Al Senato la maggioranza è sotto in 11 commissioni su 14. Il rischio di un Vietnam parlamentare è concreto. 

Le grandi manovre proseguono: stamani alla Camera Tabacci ha avuto vari incontri, tra gli altri con il Dc Gianfranco Rotondi, vice capogruppo di Forza Italia. Fonti parlamentari spiegano che se entro pochi giorni non si riuscisse a raggiungere numeri consistenti, la strada del Conte ter da impervia diventerebbe praticamente impossibile.