Matteo Renzi al Quirinale (Ansa)
Matteo Renzi al Quirinale (Ansa)

"Non abbiamo fatto il nome di Conte". In poche parole c’è il riassunto del colloquio che la delegazione di Italia Viva ha avuto con il presidente Mattarella. Renzi non ha fatto il nome di Conte, anzi, ha parlato esplicitamente di un "governo istituzionale" adombrando così quella che potrebbe essere una delle soluzioni della crisi. Non la sola, certo, ma una di quelle che sono sul tappeto. Il leader di Iv ha cercato di gettare il confronto sul piano delle idee, evitando la trappola di insormontabili veti e controveti, almeno in questa prima fase, ma è evidente che nello studio del presidente il discorso sui nomi sarà stato certamente fatto, come con tutte le delegazioni. Leu ha detto si a Conte, il Pd ha detto si a Conte, i Cinquestelle diranno si a Conte ma Renzi non ha indicato Conte, e senza Italia Viva non c’è maggioranza. Una volta terminato il colloquio, fonti informali di Italia viva hanno fatto sapere ai giornalisti che Renzi ha chiesto a Mattarella che venga conferito un incarico esplorativo in modo da verificare quale tipo di maggioranza e di premier possa emergere. Un'altra zeppa contro una riconferma dell'attuale compagine, solo un po' mitigata nei tempi e nei modi.

Non solo. L’ex sindaco di Firenze ha usato toni molto aspri contro l’attuale premier, indicandolo più volte con maligna sottolineatura come "presidente dimissionario", e denunciando le manovre trasformistiche a danno anche dei gruppi di Iv portate avanti da Conte in persona. Non una gran premessa per un’intesa. In sostanza la giornata di consultazioni ha ridotto moltissimo fino quasi ad azzerarle le possibilità di un "Conte ter" perché Renzi, forte del fatto che l’arruolamento dei responsabili non è andato a buon fine, anzi è addirittura precipitato nel ridicolo con la goffa conclusione della vicenda Vitali, si sente adesso di dettare le condizioni. Ecco perché al Quirinale si è limitato a dire «non vogliamo parlare di nomi ma di idee». I tempi e i temi della crisi li detta lui. E per gli altri non è una bella notizia. La faccia scura di Zingaretti quando è uscito dallo studio di Mattarella la diceva molto lunga sugli umori delle altre delegazioni.