Roma, 19 gennaio 2021 - "Ora o mai più". Tira dritto Matteo Renzi, nel suo intervento in SenatoSono 20 minuti di attacchi frontali, quelli che segnano il discorso del leader di Italia Viva. Per il quale il premier "più preoccupato per le poltrone che per il futuro". E rivela che fu lo stesso presidente del Consiglio a offrigli "un incarico agli Esteri". Scranno che Renzi rifiutò. L'ex rottamatore ritiene che la mancata salita al Colle per le dimissioni, "l'arrocco" come lo definisce, sia stata dannosa "per le istituzioni". E la crisi di governo non è "incomprensibile", ma per Renzi si spiega col fatto che "per la tragedia in corso" serve "un governo più forte". Il leader di Italia Viva non ha annunciato come si esprimerà il suo partito, lasciando la dichiarazione di voto a Teresa Bellanova,  che nel suo intervento ha confermato l'astensione di Iv rivendicando:  "Per noi non abbiamo chiesto nulla, non abbiamo disseminato mine, ma avanzato sempre proposte, con dignità, disciplina e onore, sempre chiedendo di pensare al futuro del Paese". Anche l'assemblea dei senatori renziani ha confermato la linea dell'astensione, fugando le voci che davano il gruppo pronto a optare per un clamoroso 'no'. 

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La reazione di Conte

Impassibile, ma attento. Così Conte ha seguito il discorso di Renzi. A tratti in posizione di tre quarti, braccia conserte, guardando dritto il suo ex collega di Governo, a tratti intento a guardare i fogli su cui talvolta prende appunti, fermandosi solo per un sorso d'acqua.  Attorno a Conte 9 ministri, tutti con lo sguardo fisso sull'interlocutore. Al suo ficano c'è il Guardasigilli Alfonso Bonafede che allarga le braccia quando il senatore cita il "collaboratore zelante" del premier e la presunta scelta di una comunicazione istituzionale per "attaccare gli avversari politici". Al termine del discorso, il presidente del Consiglio ha parlato per qualche secondo all'altro vicino di banco, il Dem Dario Franceschini.

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Renzi in Senato

In piedi e in completo nero, l'ex rottamatore ha davanti Francesco Bonifazi e alle spalle l'ex ministra Teresa Bellanova. A lei e all'altra ex, Elena Bonetti, riserva un passaggio del suo discorso, alzando la voce e rivendicando rispetto per la rinuncia fatta. L'intervento del leader di Italia Viva è cominciato puntuale attorno alle 17:30, oltre due ore dopo rispetto al programma per via dei ritardi accumulati e per le sanificazioni. "Questo luogo esige e merita rispetto, la sua valutazione signor presidente rispetto al fatto che questa crisi è incomprensibile, mi impone di guardarla negli occhi e di dirle cosa ha portato tutti noi ad allontanarci dal governo", l'esordio di Renzi.  "Noi pensiamo che il suo non sia il governo più bello del mondo, il governo migliore del mondo. Pensiamo che per la tragedia in corso ci sia bisogno di un governo più forte, aggiunge. "Non basta la narrazione del 'gli altri Paesi ci copiano, siamo un modello'". E ancora: "Non è stata aperta ancora una crisi istituzionale perché lei non si è dimesso". E "la crisi non è aperta ma l'Italia ne vive una crisi sanitaria ed economica". 

Parla di "bozza indecente" a proposito del Recovery Plan. Poi mette in fila una serie di accuse chiare e precise: "Lei ha avuto paura di salire al Colle perché ha scelto un arrocco che spero sia utile per lei ma credo sia dannoso per le istituzioni". Ricorda che l'Italia è il "più alto numero di morti di Covid in rapporto alla popolazione". Sottolinea che "Sono mesi che chiediamo una svolta, non è vero che siamo stati irresponsabili, siamo stati fin troppo pazienti. Questo è un 'kairos', un momento opportuno, ora o mai più si può fare una discussione". 

Perché "ci giochiamo il futuro, non fra sei mesi. Ora o mai più perché c'è un nuovo presidente degli Stati Uniti". E insiste: "Ora o mai più perché qualche giorno fa sono stati fatti degli accordi impressionanti in medio Oriente. Ora o mai più perché Merkel e Macron hanno siglato accordi con la Cina mentre noi siamo rimasti a guardare". Renzi è un fiume in piena: "Ora o mai più perché questo è l'anno del G20 in Italia". E ancora: "Ora o mia più per l'economia, abbiamo il 160 per cento di debito e i ragazzi pagheranno il conto più di altri di questa crisi. Ora o mai più per il Mes". Per il leader di Italia Viva Conte "è più preoccupato delle poltrone che del futuro".  

I MALAVOGLIA - "Chi perde oggi? Mi viene in mente quella pagina dei Malavoglia, quando lo zio Crocefisso riceve la notizia che qualcuno è morto in battaglia. Chi ha perso? E ognuno dice: io non ho perso. Ma l'Italia sta perdendo la sua più grande occasione dopo il piano Marshall. Presidente, faccia un passo in avanti, non trasformi in una mera distribuzione di incarichi".  Secondo Renzi si rivolge direttamente a Conte: "Le è mancata la gavetta della politica e immagina che la politica sia solo l'arte del governo. ma questa arte non è solo distribuire una poltrona. Ha dato l'impressione di avere la preoccupazione di assegnare incarichi".

L'OFFERTA DI CONTE -  "Lei è sempre stato cortese con me, quando ci siamo visti mi ha offerto un incarico internazionale e io le ho detto gentilmente di no", dice ancora Renzi. "La politica non è solo distribuzione degli incarichi". 

LE POLTRONE - La conclusione del leader di Italia Viva: "Quando si fa politica si può anche rinunciare a una poltrona non a un'idea, mi auguro che metta al centro le idee e non lo scambio di poltrone perché il Paese non si merita un mercato indecoroso".

Cosa succede

È stato un intervento durissimo quello di Renzi. L'ex rottamatore e il suo partito confermano la linea della Camera, ovvero l'astensione. È quanto emerge dall'assemblea del gruppo riunitasi subito dopo le dichiarazioni del leader in Aula. Esclusi i colpi di scena e i rumors su un possibile "no" alla fiducia emersi dopo la linea dura portata avanti da Renzi durante il suo discorso. Fonti di Italia Viva riferiscono che a Palazzo Madama "i senatori presenti sono 17 e non 18, perché Mauro Marino è assente per Covid. Il gruppo è compatto e orientato all'astensione".

Come ieri a Montecitorio, anche oggi nei corridoi alcuni senatori di Italia Viva hanno lasciato intendere di essere su posizioni ancora più dure, ma seguiranno comunque la linea del partito.  "La posizione di Iv con l'astensione consente al gruppo di essere granitico oggi. Poi si aprirà una riflessione", dice in Transatlantico il senatore renziano Leonardo Grimani. La riunione che si terrà prima del voto non dovrebbe cambiare la strategia: "L'orientamento unanime è quello dell'astensione", dice l'ex ministro Teresa Bellanova a 'Un giorno da Pecora'.  "Non votiamo no perché il nostro progetto non era mettere in discussione il perimetro della maggioranza", aggiunge. Dichiarazioni rilasciate prima del durissimo intervento di Renzi che, tuttavia, non cambiano le intenzioni emerse alla Camera.

IL PUNTO - Dopo che Italia Viva ha aperto la crisi di governo, è oggi il giorno decisivo per capire quali saranno le sorti di Conte, ormai già nella 'fase 2', e dell'esecutivo. Terminati il discorso del premier a Palazzo Madama e la sanificazione dell'Aula, la discussione è ripresa alle 13.35 e quindi è stata interrotta alle 16:30 per un nuovo intervento di messa in sicurezza. Al netto delle sanificazioni, durerà circa cinque ore e precederà le dichiarazioni di voto. Quindi, probabilmente dopo le 21 a questo punto, è previsto il voto di fiducia. L'esito dovrebbe conoscersi non prima delle 22. 

I numeri in Senato

Decisivo per le mosse future, comprese quelle di Iv, sarà l'esito della fiducia in Senato. Al momento Conte sembra proiettato verso una maggioranza relativa che oscilli tra 153 e 158 parlamentari (321 i senatori, compresi quelli a vita. La maggioranza assoluta sarebbe a 161). Ma le trattative proseguono anche in queste ultime ore: dopo il caso Polverini di ieri (uscita da Forza Italia dopo aver votato la fiducia a Conte), non sono esclusi nuovi cambi di rotta in extremis. Le ultime notizie parlano proprio di due senatori di Forza Italia in bilico che potrebbero scegliere un'assenza "strategica". Una mossa che avrebbe come conseguenza quella di rafforzare ulteriormente la maggioranza 'relativa' di Conte. Confermato il sostegno all'esecutivo da parte di altra ex azzurra, Sandra Lonardo (moglie di Clemente Mastella) e da Tommaso Cerno (che rientra nel Pd dal Gruppo Misto). È rimasto vago il socialista Nencini: "Vedremo".

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