Renzi durante la conferenza stampa alla Camera (Ansa)
Renzi durante la conferenza stampa alla Camera (Ansa)

Roma, 13 gennaio 2021 - Quando si affrontano nodi delicatissimi per la vita, non solo istituzionale, di un Paese come il nostro, il condizionale è d’obbligo, come si dice con frase abusata. Se poi parliamo di una crisi di governo (l’evento politico più frequente nella storia dell’Italia repubblicana) lo stesso “condizionale obbligatorio” diventa anche un modo per evitare di evocare scenari incongrui se non addirittura sbagliati. Vediamo quindi di districarci nel nodo di questa crisi politica fra le più gravi perché capita in mezzo a una pandemia dagli esiti tutt’altro che scontati. Con un’avvertenza: non è vero che, in questi casi, vince solamente il fattore politico o di "calcolo". Spesso e volentieri il fattore umano conta moltissimo. E se è abitudine dire "niente di personale" tra gli attori politici, sappiate che non è vero. In realtà simpatia e antipatia reciproche contano moltissimo, come, del resto, in tutte le cose umane.
Il governo traballa dall’autunno scorso, complice la gestione, non sempre perfetta specie dal punto di vista della comunicazione ai cittadini, dell’emergenza sanitaria causata dal riesplodere della pandemia.

La crisi di governo spiegata in 5 punti

Conte: "Grave responsabilità di Iv, danno al Paese"

Dimissioni delle ministre di Italia Viva

Recovery Plan

A inizio dicembre il premier Giuseppe Conte, in un’intervista, afferma che il Recovery Plan (cioè il piano di spesa dei 209 miliardi concessi all’Italia dalla Ue) sarà gestito da una task force composta da manager di alto livello. L’8 dicembre, la prima bordata del leader di Italia Viva Matteo Renzi: "La struttura di Conte moltiplica le poltrone. Tutto il piano lanciato sul Recovery deve cambiare: è ridicolo che esista una struttura di consulenti (cioè i supermanager ndr) senza alcun controllo democratico». In realtà, lo scontro è anche sulla bozza e sui contenuti del piano: dalla sanità alle spese per nuove infrastrutture, in sostanza alla gestione dei fondi, non c’è accordo o, comunque, ci sono molti punti dove manca l’accordo.

Mes

Anche sul Meccanismo europeo di stabilità, detto fondo Salva-Stati, la maggioranza parla lingue diverse. Chi è decisamente contrario (come i Cinquestelle), chi a favore ad alcune condizioni (il Pd), chi favorevole come i renziani.

Servizi segreti

Altro momento di frizione. Conte vorrebbe rendere sempre più stretto il rapporto tra Palazzo Chigi e intelligence. Renzi è contrario.

La sfida

Conte, a fine 2020, attacca Renzi e dichiara di voler dare la parola al Parlamento. Se crisi dovrà essere, sostiene il premier, che sia alle Camere. Italia viva non aspetta e risponde subito: accettiamo il guanto di sfida. Lo aspettiamo lì.

Accuse reciproche

Tra Renzi e alcuni settori della maggioranza volano accuse forti. Si cerca di portare alcuni parlamentari a favore dell’esecutivo per sostituire quelli di Italia Viva, dicono i renziani (cioè i cosiddetti Responsabili). Fate tutto questo, è la replica dell’esecutivo, perché volete più poltrone. Controreplica: poltrone a disposizione.

Pontieri

Grande lavoro di mediazione nei giorni passati nei Palazzi romani per cercare di gettare acqua sul fuoco. Il fuoco però non si spegne. E la crisi è sempre più vicina, sotto lo sguardo attento e preoccupato del presidente Sergio Mattarella. Un dato, comunque, balza agli occhi: il terrore di elezioni anticipate che, se fatte, non solo darebbero certamente una vittoria schiacciante al centrodestra, ma soprattutto non sarebbero capite da un Paese alle prese con altre priorità come la pandemia.