Se ne parlava già di primo mattino, un intervento pubblico del premier uscente da diffondere dopo aver rassegnato le dimissioni nelle mani del capo dello Stato. Forse una conferenza stampa. Forse un video messaggio. All’ora di cena, Conte opta per un post su Facebook: meno fragoroso delle due opzioni precedenti che, gli hanno fatto notare, avrebbero sconfinato nello sgarbo istituzionale. "È il momento che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore la salvezza della Repubblica. Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale". Si sforza di far apparire la rinuncia al mandato non come...

Se ne parlava già di primo mattino, un intervento pubblico del premier uscente da diffondere dopo aver rassegnato le dimissioni nelle mani del capo dello Stato. Forse una conferenza stampa. Forse un video messaggio. All’ora di cena, Conte opta per un post su Facebook: meno fragoroso delle due opzioni precedenti che, gli hanno fatto notare, avrebbero sconfinato nello sgarbo istituzionale. "È il momento che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore la salvezza della Repubblica. Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale". Si sforza di far apparire la rinuncia al mandato non come un gesto di debolezza ma come la premessa per il rilancio: qualche ora prima, sul Colle, aveva ammesso sconsolato la nuda verità. "Lascio perché non ho i numeri. Li troverò".

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Al momento latitano: oggi la giunta per il regolamento dovrebbe dare il via libera al nuovo gruppo ’Europeisti-Centro Democratico’ ma è composto da 10 senatori che hanno già votato la fiducia al governo. Dunque, a saldo zero. Tra le righe del comunicato, del resto, emerge che il disegno da lui cullato non ingrana: il "suo" Conte ter prevede Renzi come ruota di scorta. Secondo questo schema ci sarebbe un primo cerchio composto da una maggioranza non ampissima ma autosufficiente, fatta dall’attuale coalizione di governo più i responsabili.

Nel secondo cerchio si collocherebbe Italia Viva, i cui voti sarebbero non determinanti ma aggiuntivi, "dunque non dovrebbe chiedere ministeri", ragionano a Chigi. Nel terzo cerchio, fuori dalla maggioranza, ci sarebbe la commissione per le riforme con i moderati, dall’Udc a Cambiamo di Quagliariello e Romani per arrivare a Forza Italia: il soccorso ’bianco’ ove il nuovo governo vacillasse.

Non a caso, nel messaggio Conte insiste: "Serve un’alleanza europeista non solo per attuare le decisioni che premono ma anche per approvare una legge elettorale di stampo proporzionale e le riforme istituzionali, come la sfiducia costruttiva che garantiscano pluralismo della rappresentanza e stabilità".

Adesso i "numeri certi" che Mattarella chiede non ci sono. Per averli, dovrà trattare con Renzi cui sembra diretto l’amo della "sfiducia costruttiva". Il senatore di Rignano non ne chiederà la testa, ma cercherà di usare i contenuti per farlo saltare. Se ci riuscirà la partita sarà tutta le mani di Mattarella, che oggi avvierà il suo giro di orizzonte vedendo i presidenti delle Camere, con i quali ieri Conte ha avuto due lunghi colloqui.

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Ma la giornata della verità sarà domani quando il capo dello Stato non solo incontrerà le varie anime del gruppo misto e il nuovo raggruppamento, pure la delegazione di Italia viva. Se dovesse constatare che l’appello di Conte è caduto nel vuoto, i giochi si riapriranno completamente e inevitabilmente spunterà anche la possibilità di sacrificare proprio l’avvocato pugliese. "Non c’è un Conte a tutti i costi – mette in chiaro Andrea Marcucci (Pd) – anche se il buonsenso ora porta a lui". Ne sono consapevoli i grillini. E lo sa bene il premier uscente: quell’augurio nel messaggio all’Italia perché rialzi la testa "al di là di chi la guiderà", viene letta dalle fonti parlamentari più maliziose già come una disponibilità a un passo di lato.

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