Roma, 14 gennaio 2021 - Si consuma la crisi di governo dopo lo strappo di Italia Viva, che ha ritirato le ministre Bellanova e Bonetti, e Giuseppe Conte chiederà la fiducia in Parlamento a inizio prossima settimana. Oggi il premier è salito al Colle per aggiornare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla situazione politica e il capo dello Stato ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, sono state accettate le dimissioni rassegnate da Teresa Bellanova dalla carica di ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali. Il relativo interim del ministero dell'agricoltura è stato assunto così dal premier Conte. E' stato accolto anche il ritiro di Elena Bonetti dalla carica di ministro senza portafoglio e di Ivan Scalfarotto, sottosegretario di Stato. Conte ha anche rappresentato a Mattarella "la volontà di promuovere in Parlamento l'indispensabile chiarimento politico, mediante comunicazioni alle Camere". E, secondo quanto riferiscono fonti, sarà lunedì alla Camera e martedì al Senato: le comunicazioni avranno 'carattere fiduciario', quindi, dopo il dibattito, la votazione che seguirà si svolgerà con le modalità del voto di fiducia, con chiama per appello nominale. In Senato le comunicazioni inizieranno martedì alle 9.30, come stabilito dalla capigruppo di palazzo Madama, che ha previsto nove ore per la durata della seduta, compreso il tempo necessario per le sanificazioni dell'aula. Secondo il capogruppo di Iv Davide Faraone, l'esito del voto si saprà intorno alle 20.

La crisi di governo spiegata in 5 punti

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Renzi: "Voteremo quel che serve all'Italia"

"Se io sto fuori? Io sto fuori. Se loro hanno i numeri, questa è la democrazia parlamentare che vince. Tanto di cappello. Ma se i numeri non ce l'hanno si andrà al Quirinale e si farà un altro governo". E' quanto dichiara il leader di Iv  su Rete 4. E se arrivano i responsabili Iv andrà all'opposizione? "Sì - ha confermato Renzi -. Se non ci vogliono, noi non diamo la fiducia, con molta libertà". Ma "anche se non ci vogliono - ha continuato -, noi voteremo comunque per le cose che servono all'Italia: non abbiamo gli occhi foderati di prosciutto. Io lo scostamento lo voto. Noi non abbiamo fatto alcunché per provocare la crisi. Il presidente del Consiglio ha detto che ci avrebbe asfaltato".

Pd

Il Partito democratico, dopo aver paventato la possibilità di andare al voto a giugno  ("I cosiddetti responsabili non ci sono, la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più"), apre a un Conte-Ter. Dario Franceschini ha infatti posto come condizione il fatto che la "maggioranza di responsabili" si formi "alla luce del sole" e "in Parlamento" senza vergognarsi.

Nicola Zingaretti aveva spiegato che "è impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la destra italiana, sovranista e nazionalista. Le immagini di Washington ci dicono quanto pericolosa sia quella deriva. Ha vinto Biden. L'Europa sta marciando su una linea di unità e di attivo intervento positivo. Noi non ci possiamo permettere di governare con chi si è identificato con Trump e ha costantemente manifestato un sentimento anti europeo".  "Sbagliato - ha concluso - dopo vittoria Biden favorire scenari che ridanno fiato come è accaduto con la scelta di Renzi, agli alleati di Trump". 

Poi l'affondo del segretario dem: "C'è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo punto l'inaffidabilità politica di Italia Viva. Che è un dato presente e che io credo, e questo dovremmo tenerlo in considerazione, comunque, per come avvenuto mina la stabilità in qualsiasi scenario si possa immaginare un coinvolgimento e una nuova possibile ripartenza".

Preoccupato il vicesegretario dem Andrea Orlando: "Il piano di ricostruzione, le risorse europee, non potranno essere utilizzate senza un governo", mentre il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri la butta sulle perdite: "Solo oggi con le aste di titoli di stato l'Italia e gli italiani, per effetto dell'aumento dello spread, hanno perso quasi 8 milioni, 7,6 milioni bruciati per quello che è successo ieri", ha fatto notare. Poi lo sfogo:  "Si voleva il Mes per fare risparmiare l'Italia? Oggi sta accadendo l'opposto, mi sembra evidente che non era quella la ragione fondamentale".

I perché della rottura di Renzi con la maggioranza

Boccia: "E' Renzi che ha chiuso"

"E' Renzi che ha chiuso, pertanto riteniamo che questo discorso sia chiuso. Un Paese che ogni giorno vive un lutto nazionale non merita nessun gioco politico, non merita questi problemi. Il Pd con il segretario Zingaretti hanno cercato fino a ieri una mediazione, non ci aspettavamo la dimissione delle ministre". Così il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. "Vorrei ricordare che gli uomini e le donne che sono oggi in parlamento con Italia Viva sono stati eletti con il Partito Democratico, e rappresentano tutt'ora la comunità che li ha eletti. (...) La 'tranquillità' non la si ha mai quando ci si sottopone a un voto, ma noi andremo in parlamento con la coscienza a posto e sono fiducioso che ognuno si prenda le proprie responsabilità di fronte al Paese".

M5S

L'uscita dalla crisi "non è il Conte ter": è questa la linea che è emersa dalle odierne consultazioni interne al Movimento 5 stelle fra le componenti di governo, i capigruppo, i responsabili intermedi in Parlamento. "Il Movimento 5 stelle sostiene il Conte bis", spiegano fonti interne qualificate, e non è disponibile ad oggi a ragionare di subordinate e di altre formule di governo e nemmeno di un rimpastone che si considera tramontato "dopo le dichiarazioni di Matteo Renzi di ieri". Se ci saranno numeri sufficienti in Parlamento, il M5S ci sarà. Altrimenti si tratterà solo di valutare "come andare alle elezioni a giugno", presumibilmente con un governo di scopo che avrebbe l'incarico di traghettare il Paese alle urne in un momento meno pericoloso dal punto di vista della pandemia di coronavirus. Altre maggioranze, altre formule "post-Conte", sulle quali pure altri gruppi importanti della coalizione prevedono di poter ragionare nel caso in cui fallisse il tentativo di puntellare il sostegno al premier con un nuovo gruppo parlamentare, trovano per ora un no secco e pregiudiziale del M5S.  Stasera l'appuntamento conclusivo della giornata per i 5 stelle: l'assemblea congiunta di deputati e senatori stellati, in programma alle 21.

Di Maio: "Chi stacca la spina non è più interlocutore"

Nuovo (ennesimo) appello di Luigi Di Maio, rivolto a "tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all'Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto". Il ministro degli Esteri aggiunge: "Insieme, possiamo mantenere la via. Guardiamoci intorno e troveremo un Paese che chiede di essere ascoltato. Non possiamo permetterci di ignorarlo. Noi gli daremo voce fino alla fine". Poi, su Tg3, dichiara che "in questo momento non vedo altre opzioni percorribili'' rispetto al governo guidato da Giuseppe Conte, che resta una ''figura cruciale della maggioranza e di questa coalizione''. E conclude: "Noi siamo stati molto chiari: chi stacca la spina non è più un interlocutore e questa situazione di instabilità danneggia l'Italia anche a livello internazionale".

L'appoggio di Grillo a Conte

Chi sicuramente si schiera con in premier è Beppe Grillo. "#ConTe" è infatti il breve ma esplicito postche il co-fondatore del Movimento 5 Stelle ha pubblicato su Twitter per commentare la crisi di Governo corredandolo di una sua foto con Conte.

Il centrodestra

Dal canto loro Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia ribadiscono la richiesta di parlamentarizzare la crisi di governo e tornano a chiedere un intervento di Conte in Senato. Insomma, il premier non può prendere tempo "per cercare di ramazzare nuove preferenze", dice l'azzurra Anna Maria Bernini, mentre per il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo bisogna "verificare se esiste ancora una maggioranza in Parlamento, altrimenti Conte può salire al Colle e rassegnare le dimissioni". Per FdI Alberto Balboni sottolinea che l'opposizione ha "diritto di chiedere che Conte venga in Aula, sempre che non preferisca dimettersi come sarebbe corretto, per spiegarci perché le ministre si sono dimesse e per verificare se un governo c'è ancora". 
A 'L'aria che tira' su La7 Matteo Salvini, su un ipotetico governo di centrodestra sottolinea: "Io penso che i numeri le idee e i progetti ci sono, ma mi devono dare la possibilità, se mi dicono: provaci tu, fammi vedere se hai gli uomini e i numeri noi siamo pronti domani mattina".
Scontento della crisi il presidente del Veneto Luca Zaia: "Ci mancava solo la crisi politica, il momento più sbagliato per avere instabilità di governo. Spero si risolva tutto velocemente anche se penso sia chiaro a tutti che non ci sarà un Conte-ter. A elezioni non si andrà penso, se ci fossero in questo momento sarebbe uno scenario veramente problematico sia per i tempi di attesa per avere un nuovo governo che per il rispetto delle norme sanitarie". 

Lollobrigida: "Conte passa fine settimana a convincere responsabili"

"Avevamo chiesto di non lasciare l'Italia nell'indeterminatezza e di sapere se la nostra Nazione ha o meno un governo nelle sue piene funzioni. Il presidente del Consiglio cosa ha di meglio da fare che rendicontare al Parlamento su quello che sta accadendo, forse un weekend? Senza nessuna giustificazione le comunicazioni di Conte arriveranno solo nella giornata di lunedì. Il sospetto che voglia passare il fine settimana a tentare di convincere qualche responsabile è forte e imbarazzante, rispetto alla situazione di emergenza che vivono gli italiani". Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

Bonetti 

E oggi ha parlato anche l'ex ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti. "Noi abbiamo rassegnato le nostre dimissioni nelle mani del presidente Conte, lui le ha accettate e a questo punto si apre lo spazio della politica. E' quello che stiamo chiedendo - dice Elena Bonetti intervenendo a  Radio InBlu -. Noi le poltrone le abbiamo restituite. Ci siamo con la nostra responsabilità e io confido che alla fine la politica prevalga perché l'Italia merita un'assunzione di responsabilità". Bonetti però non chiude la porta a Conte e al suo esecutivo. "Siamo disposti" a rimanere in maggioranza, dice in un'altra intervista a Radio 24 'Il Sole 24 ore'. "Le mie dimissioni sono lo spazio perché questo tavolo si apra per le risposte da dare al Paese. Noi sgombriamo il campo, adesso si faccia la politica, noi ci stiamo".