Il premier Giuseppe Conte (ANSA)
Il premier Giuseppe Conte (ANSA)

Roma, 24 gennaio 2021 - Dietro alla difesa un po’ d’ufficio di Conte che il Partito Democratico e i vertici grillini hanno messo in atto c’è un mondo che si sta muovendo. La novità delle ultime ore è infatti che una parte del Pd e una parte dei Cinquestelle, ancora non è dato capire quanti, non vogliono "morire per Conte".

È infatti chiaro da giorni che qualsiasi soluzione della crisi che preveda un allargamento della maggioranza ad altre forze del centrodestra (in primis Forza Italia) e forse anche una riapertura del dialogo con Matteo Renzi passa per il sacrificio dell’avvocato del popolo. Un’altra formula, un altro premier.

Che ci sia del movimento lo conferma anche l’uscita di Pierferdinando Casini a proposito di una "larga maggioranza". L’ex presidente della Camera aveva spiegato in un’intervista ai nostri giornalii di non essere intenzionato a votare la riforma Bonafede, adesso rincara con una proposta politica molto precisa: facciamo le larghe intese. Per adesso Pd e Cinquestelle hanno detto di no, ma se la prova di forza di Conte dovesse fallire, come pare stia accadendo a proposito della ricerca dei responsabili, ecco che occorrerà esperire tutti i tentativi possibili per evitare le urne. E a quel punto Renzi tornerà inevitabilmente in gioco. Analogo gioco nei Cinquestelle. Luigi Di Maio ha blindato Alfonso Bonafede, e non poteva essere altrimenti perché Bonafede e l'idea di giustizialismo che lui incarna sono una delle constituency dei grillini molto più del Tav e del Tap, spiegando che <o Conte o Morte>. Adombrando quindi il voto come possibilità reale. Ma non tutto ill movimento è compatto. L'unica cosa certa nel variegato mondo cinquestelle è che la truppa non vuole tornare al voto. Due terzi di loro sarebbe certa di non far rientro in Parlamento. Ed è probabile quindi che saranno pronti ad accettare qualsiasi soluzione sarà loro proposta.  

Crisi di governo, Casini si smarca: "Non voterò Bonafede"