Luigi Di Maio, leader dei Cinquestelle (ANSA)
Luigi Di Maio, leader dei Cinquestelle (ANSA)

Roma, 29 gennaio 2021 - L’appuntamento decisivo delle consultazioni di oggi è quello con la delegazione dei Cinquestelle. I grillini dovranno spiegare se accettano di riprendere la collaborazione con Renzi, al di là delle formule e dei nomi dei possibili premier. Se prevalesse la linea "mai più con Renzi" che alcuni esponenti Cinquestelle hanno lasciato trapelare è chiaro che tutto finirebbe in un batter d’occhio e lo spettro delle elezioni si materializzerebbe. La vulgata corrente racconta che "i grillini accetterebbero qualsiasi cosa", intendendo il fatto che sarebbero disposti a votare per chiunque pur di non andare a votare. C’è del vero e c’è del non vero. E’ vero per il grosso della truppa, quei peones che tre anni fa vinsero il biglietto della lotteria, entrarono in parlamento e trovarono uno stipendio e una riconoscibilità sociale. Per alcuni il biglietto della lotteria è stato doppio, perché fornito anche di incarico (o sotto-incarico) ministeriale. Se si tornasse alle elezioni per l’80 per cento di loro tutto ciò finirebbe e si materializzerebbe l’incubo di dover trovare un lavoro. L’80 per cento, ma non il  cento per cento.

Non è del tutto vero invece per quella fetta di nomelklatura Cinquestelle che di un nuovo giro di valzer è più o meno sicura. Tolta di mezzo la presa in giro sul tetto dei due mandati, i big del movimento riuscirebbero sicuramente a farsi ricandidare. Diciamo il 20 per cento rimanente. Caso vuole che una parte di questi sia adesso fuori dal giro ministeriale, altro grande freno alle tentazioni movimentiste (Lezzi, Di Battista, Toninelli, Giulia Grillo), e sono proprio loro (la metà di quel 20 per cento) che stanno pigiando l’acceleratore nella fronda anti-renzi. Non sono moltissimi in termini assoluti, ma neppure pochi. Per costoro meglio le elezioni che la situazione attuale. Con le urne il movimento si ridurrebbe di numero, certo, ma riacquisirebbe più compattezza programmatica ripiegando su una narrazione più identitaria, diciamo più vicina ai temi delle origini. Soprattutto si scozzerebbero di nuovo le carte della politica e crescerebbero per loro (quel 50 per cento del 20 per cento) le possibilità di poggiare di nuovo le terga sulla poltrona lasciata a suo tempo. La poltrona, già, la detestatissima poltrona, la vera ed eterna bussola del potere e degli obiettivi dei politici. Ieri, oggi e domani. Vaffa o non vaffa.