Chi pensava che già domani il capo dello Stato potesse dare l’incarico a Conte di formare il governo resterà probabilmente deluso. Perché Renzi ha complicato tutto chiedendo la prova d’amore dei vecchi partner: cari amici, ora non se ne parla proprio di rimettere in sella l’avvocato pugliese, "prima" dovete dire se mi volete in maggioranza (qui il video) e poi si vede. Questo significa che i tempi delle consultazioni potrebbero allungarsi, dipende dalla risposta dei Cinquestelle che oggi salgono sul Colle. E’ vero che né Leu né Pd hanno esplicitamente detto come la pensano, però non hanno nemmeno posto quei veti netti che nei giorni scorsi parte dei grillini, Di Battista in testa, hanno messo a iosa. Consultazioni:...

Chi pensava che già domani il capo dello Stato potesse dare l’incarico a Conte di formare il governo resterà probabilmente deluso. Perché Renzi ha complicato tutto chiedendo la prova d’amore dei vecchi partner: cari amici, ora non se ne parla proprio di rimettere in sella l’avvocato pugliese, "prima" dovete dire se mi volete in maggioranza (qui il videoe poi si vede. Questo significa che i tempi delle consultazioni potrebbero allungarsi, dipende dalla risposta dei Cinquestelle che oggi salgono sul Colle. E’ vero che né Leu né Pd hanno esplicitamente detto come la pensano, però non hanno nemmeno posto quei veti netti che nei giorni scorsi parte dei grillini, Di Battista in testa, hanno messo a iosa.

Consultazioni: Renzi silura Conte - di PF Derobertis

E’ vero che a grattare sotto la superficie, emerge che tutti, tranne forse i ribelli pentastellati del Senato (tra i 10 e i 15) sono rassegnati a riaprire le porte a un Renzi vincente, ma dirlo apertamente è un’altra cosa. Se nelle prossime ore non si spianerà questa difficoltà, toccherà a Fico – come auspicato dal leader di Iv – con un mandato esplorativo e allo stesso Mattarella, con un secondo giro di consultazioni, risolvere il problema.

La nuova mina sul percorso rende la strada impervia, senza però recidere del tutto quel filo che faticosamente Conte ha cercato di riannodare, facendo tirare un sospiro di sollievo a molti giallorossi. Agevolato dal lavoro dietro le quinte dei pontieri, si è deciso finalmente al passo che aveva finora evitato: alzare il telefono e chiamare Matteo Renzi per un colloquio di "riconciliazione".

Chiacchierata lunga, nulla di risolto, ma una mossa senza la quale l’incarico a Conte, anche se conferito, sarebbe stato destinato a fallimento certo. La sua decisione – molto sofferta – è arrivata dopo la doccia fredda del mattino, quando il senatore Vitali, che solo dodici ore prima aveva annunciato di lasciare Forza Italia per aderire al progetto del premier, dà forfait: "Ho sbagliato, resto in Forza Italia".

Sino a quel momento Conte aveva sperato in una slavina azzurra in zona Cesarini, tale da garantirgli maggioranza autosufficiente anche senza Renzi. Ma dopo il grottesco mordi e fuggi dell’azzurro ha dovuto prendere atto del fallimento senza appello dell’operazione responsabili e si è rassegnato a fare quel che aveva disperatamente evitato, confidando agli intimi. "Sarebbe un’umiliazione". Ovvero: chinare la testa e chiamare l’arcinemico Renzi. E’ probabile che in qualche modo l’ostacolo venga superato, Di Battista permettendo. Di certo non arriveranno impedimenti seri da Zingaretti, Leu e neppure da Di Maio. Si tratta però solo di una precondizione.

Una volta ottenuto dagli altri partiti "la richiesta di un impegno di Iv nella maggioranza", ovvero il riconoscimento della sua importanza, Renzi metterà sul tavolo le condizioni davvero pesanti. Non ci sarà il Mes, se ne parlerà certo ma non come "conditio sine qua non". Su quel fronte il leader di Iv sa di non poter passare. Affonderà invece la mano su altri settori chiave: la giustizia, la gestione della crisi sanitaria, il Recovery plan.

Questioni politiche, come ha ripetuto infinite volte in quella specie di conferenza stampa che ha allestito ieri all’uscita dal colloquio con Mattarella. Solo che questi nodi politici rinviano tutti a nomi ben precisi. Dire giustizia significa dire "via Bonafede". Parlare della gestione della crisi sanitaria implica aprire il fuoco su Domenico Arcuri. E il bersaglio grosso arriva con la gestione del Recovery: Roberto Gualtieri. Ma per decidere non l’esito, bensì quale sarà il prossimo giro della crisi la palla è in mano ai cinquestelle.