Passa dal Senato oggi quella ’strada stretta’ – forse fin troppo – paventata ieri dal segretario Pd, Nicola Zingaretti, che si trova ora davanti a Giuseppe Conte. Ma a Largo del Nazareno e nei palazzi della politica, dopo il voto di ieri sera si è già proiettati ai tempi supplementari, brevi nella durata, ma al tempo stesso decisivi. E cioè al nuovo patto di legislatura e al tanto atteso (e temuto) rimpasto di governo. Con un paradosso, tutto interno al Pd, che è apparso chiaro subito dopo il voto al Senato: il vero "raccolto politico" dell’intera vicenda lo hanno fatto davvero Zingaretti e i suoi. Che, dalla mossa...

Passa dal Senato oggi quella ’strada stretta’ – forse fin troppo – paventata ieri dal segretario Pd, Nicola Zingaretti, che si trova ora davanti a Giuseppe Conte. Ma a Largo del Nazareno e nei palazzi della politica, dopo il voto di ieri sera si è già proiettati ai tempi supplementari, brevi nella durata, ma al tempo stesso decisivi. E cioè al nuovo patto di legislatura e al tanto atteso (e temuto) rimpasto di governo. Con un paradosso, tutto interno al Pd, che è apparso chiaro subito dopo il voto al Senato: il vero "raccolto politico" dell’intera vicenda lo hanno fatto davvero Zingaretti e i suoi. Che, dalla mossa di Renzi, hanno ottenuto non solo l’agognato ridimensionamento di Conte, ma anche l’essersi tolti di torno ‘il senatore di Rignano’ e i renziani, dentro e fuori il partito. A patto di un tangibile rilancio dell’azione di governo. Da cui dipende il futuro del Paese – certo – prima di qualunque prospettiva politica.

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In serata, fonti del Pd osservano: "Scongiurato il salto nel buio per l’Italia. C’è un governo che ha la fiducia nei due rami del parlamento. Ora priorità assoluta è stare vicino agli italiani e garantire il rilancio dell’azione di governo". È partito il conto alla rovescia. Al Nazareno si parla di 10 giorni per puntellare il governo, arrivando a una maggioranza più solida di quella uscita al Senato, che consenta di evitare il Vietnam nelle Aule e nelle commissioni.

Crisi di governo: dietro le quinte

A fine mese si può chiudere la partita che potrebbe passare per un rimpasto sostanzioso; ai ‘volenterosi’ occorrerà offrire una contropartita, ma la squadra "va rafforzata – dicono dal Nazareno –, non è che si può liquidare il tutto dicendo che se alcune cose non sono venute bene è stata colpa della fatalità. Le variabili sono tante: in alcuni casi incompetenza, in altri sovraccarico di lavoro e competenze". Tradotto, prosegue la fonte, "ora serve coraggio, non è che da domani (oggi, ndr) si governa come se nulla fosse". "Tanti colleghi – ha scandito il capogruppo Pd, Andrea Marcucci – devono oggi riflettere sul futuro del Paese, capire dove è giusto andare. Ma non sarà mai un errore fare la cosa giusta".

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E "la cosa giusta", per il Pd, passa dal rinnovamento della squadra, ma anche della linea politica. In un’ottica di rimpasto, il ministero del Lavoro, oggi di Nunzia Catalfo, potrebbe andare proprio a Marcucci (ma anche Marco Miccoli, responsabile Lavoro Pd). E si parla di una promozione di Anna Ascani a ministro dell’Istruzione e di un ruolo di possibile vicepremier per Andrea Orlando, casomai "con una delega al Recovery", ma tutto questo significa anche ridisegnare i rapporti di forza di un nuovo esecutivo, a partire da quello del premier Giuseppe Conte.

"Conte – sostiene sempre una fonte Pd – è la figura che riesce a rassicurare una parte di opinione pubblica, ma avremo un anno delicatissimo, dove dovremo concentrarci tutti per far uscire l’Italia dalla pandemia". Con un occhio attento al nascituro partito di Conte. Che potrebbe rivelarsi avversario temibile proprio per il Pd.