Roma, 13 agosto 2019 - Battaglia sui tempi della crisi di governo. La conferenza dei capigruppo del Senato, inacapace di esprimere una linea condivisa all'unanimità, ha deciso a maggioranza che l'aula si riunirà oggi alle 18 per votare il calendario, mentre il 20 agosto l'assemblea tornerà a riunirsi (se il voto in aula confermerà questa scaletta dei tempi) per ascoltare le comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulla crisi di governo. La presidente Elisabetta Casellati aveva fatto intendere che a decidere il calendario (in presenza di una spaccatura, cosa che puntualmente si è verificata) sarebbe stata direttamente l'aula, dove il centrodestra (Lega, Fi e FdI) insistono per una soluzione in tempi relativamente brevi, contro l'orientamento più prudente di M5s e Pd. L'obiettivo è quello di "parlamentarizzare la crisi" dando priorità alle comunicazioni del premier Conte. E, mentre i partiti stanno richiamando dalle ferie a Roma tutti i senatori, in serata si è appreso che la riunione della Conferenza dei capigruppo della Camera, originariamente programmata per le 12, è stata rinviata alle ore 19 dopo la convocazione di Palazzo Madama.

Pd-Leu: "Forzatura inaudita"

La convocazione del Senato senza l'unanimità scatena le ire di Pd e Leu. "Una forzatura gravissima e inaudita", tuona il capogruppo dem Andrea Marcucci al termine della riunione della Conferenza dei capigruppo. Sulla stessa linea anche la capogruppo del Misto e senatrice di Leu, Loredana De Petris. Ma la presidente del Senato precisa che la convocazione in Aula non costituisce forzatura alcuna, ma "concerne esclusivamente l'applicazione del regolamento". Carte alla mano: "L'art. 55, comma 3, prevede che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l'Assemblea, che è sovrana". "Non il Presidente, dunque", aggiunge Casellati, sottolineando che il "rispetto delle regole" è a "garanzia dei cittadini".

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L'assemblea dei 5 stelle

Intanto il capo politico dei 5 stelle Luigi Di Maio ha riunito i suoi alla Camera per partecipare all'assemblea congiunta dei gruppi pentastellati, con all'ordine del giorno 'l'analisi della situazione politica'. E parte subito col botto: "La Lega faccia dimettere tutti i suoi ministri da questo Governo. I ministri della Lega dovrebbero votare contro se stessi. Noi saremo al fianco di Giuseppe Conte. Ha il diritto di presentarsi alle Camere per dire quello che abbiamo fatto, quello che potevamo fare e che non faremo. Ci devono guardare negli occhi". 

Dopo l'uscita di Beppe Grillo, che ha dato dell'avvoltoio a Matteo Renzi sul blog, tocca ora a Di Maio rincarare la dose. "Nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi", rimarca il vicepremier su Facebook. "Aperture, chiusure, mezze aperture. il Movimento 5 Stelle vuole una cosa: che si apra al taglio dei 345 parlamentari. Non ci sono giochi di palazzo da fare".

Luigi DI Maio (Imagoeconomica)

Di Maio ne ha, da dire, contro il suo ex alleato: "Salvini non ha tradito il movimento o Conte, ma milioni di italiani a cui per 14 mesi aveva detto che non guardava i sondaggi. Ha tradito il contratto di governo per i suoi interessi". E ancora: "Ora per colpa della Lega si rischia l'aumento dell'Iva". Come pure, con battuta al veleno: "Si fa chiamare capitano ma ha abbandonato la nave nel momento del coraggio". Quanto ai motivi del tradimento, per Di Maio "Toninelli stava preparando un decreto legge che puntava a revocare la concessione ad Autostrade dopo il crollo del ponte Morandi. Stavamo per riformare la prescrizione è questo lo ha mandato in panico". 

C'è anche la constatazione: "Nemmeno 24 ore e Salvini è tornato da Berlusconi. Noi abbiamo dato speranza a questo Paese, un'opportunità alla Lega di poter cambiare. Salvini ha deciso di tornare all'ovile". Ma soprattutto: "Berlusconi e Salvini stanno andando dal notaio per firmare un patto che assicura seggi a Berlusconi. Lo dico a Forza Italia: oggi Berlusconi vi mollerà. E Salvini svenderà Lega a Berlusconi come fece 20 anni fa". 

Il sottosegretario Stefano Buffagni, dal canto suo, dichiara: "Io sono per andare a votare subito". E sottolinea: "Vediamo intanto se tagliamo il numero dei parlamentari, fino a ieri avevamo una maggioranza". Rispetto a una possibile alleanza con il Pd risponde solo:  "Non è questo il tema".

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Salvini guarda al Colle e vede Berlusconi

Anche Matteo Salvini vede i suoi parlamentari in un hotel romano. "Mi affido alla saggezza del Presidente della Repubblica: è evidente che non c'è un'altra maggioranza", afferma il leader della Lega al termine dell'assemblea. "Non siamo attaccati alle poltrone, lo vedrete presto...", dice poi rispondendo ai cronisti che gli chiedono se sia intenzionato a ritirare la delegazione del Carroccio nel governo (come chiesto peraltro da Di Maio). "Chi ha paura delle elezioni teme di non tornare in Parlamento, Renzi è l'immagine più evidente. L'unico patto è quello della poltrona tra Renzi e i 5 stelle. Renzi, Boschi, Fico e Toninelli fanno la manovra? In un momento in cui ci vuole coraggio, ma dai...", commenta poi sarcastico. E incalza: "A noi non interessa scaldare la poltrona né tenere bloccato il parlamento: perché non si può lavorare a Ferragosto?".

Ma Salvini non è il solo a chiedere una crisi lampo. Tutto il centrodestra si muove compatto nella richiesta di ritorno al voto al più presto. Con Forza Italia rinfrancata dall'incontro in programma tra Silvio Berlusconi e il capo della Lega per un nuovo accordo di coalizione.