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5 feb 2022

Letizia Moratti: "Così ho reso più equa la sanità. Il mio nome per il Colle? Un onore"

È stata nominata assessore al Welfare e vicepresidente della Regione Lombardia in pieno caos da pandemia. "Chi me l’ha fatto fare? L’amore per la mia terra. Nella lotta al Covid decisivo l’incarico a Figliuolo"

5 feb 2022
michele brambilla
Politica
Letizia Moratti in occasione della convention organizzata da Forza Italia 'Italia, ci siamo!', a Castione della Presolana, nella Bergamasca, 20 giugno 2021. ANSA7 STEFANO CAVICCHI
Letizia Moratti (Ansa)
Letizia Moratti in occasione della convention organizzata da Forza Italia 'Italia, ci siamo!', a Castione della Presolana, nella Bergamasca, 20 giugno 2021. ANSA7 STEFANO CAVICCHI
Letizia Moratti (Ansa)

La prima cosa che le chiedo, entrando nel suo ufficio al trentaduesimo piano del palazzo della Regione Lombardia, è chi glielo ha fatto fare. Letizia Moratti è stata presidente della Rai, ministro dell’istruzione, università e ricerca, sindaco di Milano (il sindaco che ha portato a casa l’Expo), è stata anche la prima donna a essere candidata ufficialmente – con tanto di conferenza stampa unitaria del centrodestra – alla presidenza della Repubblica... E giusto un anno fa – in piena pandemia, con la vaccinazione che non partiva e la sanità lombarda nel caos – ha accettato la classica patata bollente. Vicepresidente della Regione e assessore al welfare. Dottoressa Moratti, insomma: chi glielo ha fatto fare? "L’amore per la mia regione. Il rispetto per le istituzioni che me lo hanno chiesto. La volontà di contribuire a dare un servizio al mio Paese". Ma nessuno le ha fatto presente le grane cui andava incontro? "Sì, tanti mi hanno sconsigliato. Non i miei figli, però. Loro mi incoraggiano sempre. Anche mio marito Gianmarco faceva così, mi dava forza". La pandemia quanto ha influito? "Moltissimo. Mi ero accorta che aveva portato alla luce tante solitudini, tanti disagi e maggiori povertà. S’era resa evidente la necessità di offrire servizi sanitari di prossimità ed economicamente accessibili a tutti". Era una sanità per pochi? "La sanità era di difficile accesso a molti cittadini per motivi economici e per problemi di organizzazione. Penso soprattutto alle famiglie con anziani e fragili e ai sacrifici nell’assistenza domiciliare. E ai giovani: la Dad ha fatto emergere tante situazioni di sofferenza". La sanità lombarda era nell’occhio del ciclone. Si parlava di fallimento di un modello che era stato presentato per anni come vincente. Che situazione ha trovato? "Ho indicato subito tre priorità: il piano vaccinale, il potenziamento della rete territoriale, la riduzione delle ...

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