Maurizio Lupi (Ansa)
Maurizio Lupi (Ansa)

Roma, 17 aprile 2020 - "Bisogna fare, e subito, un governo di unità nazionale. Se questo governo e questo premier non sono in grado di farlo, o non vogliono farlo, ci provi un altro, ma così non si può andare avanti". La denuncia, e la richiesta, di Maurizio Lupi, oggi deputato di Noi con l’Italia, ieri ministro nell’ultimo ‘governo di larghe intese’ che ha conosciuto l’Italia, il governo Letta, è pressante e anche molto chiara.

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Onorevole Lupi, perché vuole fare un ‘governissimo’?

"Innanzitutto, voglio dire che ho letto e apprezzato l’appello lanciato dal suo direttore, Michele Brambilla, e soprattutto il paragone storico che ha usato. Vede, il periodo del terrorismo, delle Brigate Rosse, ha visto la Dc e il Pci, due partiti che erano collocati agli antipodi per storia, cultura e alleanze internazionali, collaborare insieme nei governi che allora vennero detti ‘di solidarietà nazionale’. La dialettica politica non mancava neppure in quegli anni (1976-1979, ndr) ma Dc e Pci collaborano insieme per salvare il Paese dall’emergenza del terrorismo. Si fa così"

Il governo Conte, però, convoca i tavoli. Non vi basta?

"Sì, ci ‘informano’ di cosa stanno facendo, ma questo è la norma. Inoltre, all’inizio, quando come opposizione siamo andati da Conte, sembrava potesse esserci un rapporto corretto. Ma presto Conte si è dimostrato non adeguato per realizzarla, l’unità nazionale, o non desideroso di farla".

Le opposizioni hanno attaccato duro, sul Mes, però...

"In Europa bisogna andare con una posizione sola per essere più forti. Abbiamo appoggiato l’idea dei Coronabond, che è del governo. Il Mes – chiamiamolo come vogliamo, anche ‘Mis’ – se è senza condizionalità va bene. L’importante è non usarlo come è stato fatto in Grecia. L’opposizione si è divisa, sul Mes, ma anche Pd e M5S. Il problema è che se diamo l’idea di un Paese instabile, i mercati ci puniscono e lo fanno anche se la Politica è debole. Rischiamo quanto è successo quando al governo c’eravamo noi, nel 2008-2011. La debolezza della politica portò alla caduta del governo Berlusconi e a due anni di governo Monti. Vede, agli italiani abbiamo imposto la privazione delle libertà e il fermo delle attività produttive: devono avere almeno la stima della loro classe dirigente, altrimenti saremo tutti spazzati via e arriveranno i tecnici".

Mi scusi, Lupi, ma anche Draghi è ‘un tecnico’…

"Io non tiro per la giacchetta nessuno. A Draghi, che è una grande risorsa per l’Italia, e cui andrebbe comunque chiesto un grande contributo, né a Colao né ad altri. Constato che questo governo è inadeguato e che non è più il tempo degli egoismi, perché nessuno “si salva da solo”. Se questo governo non è in grado di dare vita a un governo, o a una fase politica, di vera unità nazionale, pagherà pegno. Non possiamo più perdere tempo. Siamo già in ritardo. Dopo l’emergenza sanitaria, c’è l’emergenza economica".

Ecco, a proposito di questa, ‘che fare’?

"Poche cose, ma rapidamente. Innanzitutto, snellire la burocrazia. Poi, dare liquidità alle imprese e finanziare il lavoro, ma facendolo subito. Terzo, la scuola. Alcune classi si possono e si debbono riaprire! Insisto, serve unità nazionale e l’essere diversi non è un’obiezione, l’unità, che non una formula politica ma un lavorare insieme, si fa proprio fra diversi. La prima responsabilità nel farlo e di chi è al governo. Se non lo farà, la realtà è testarda e, prima o poi, si farà strada".