Il premier Giuseppe Conte (Ansa)
Il premier Giuseppe Conte (Ansa)

Roma, 5 maggio 2020 - Ci mancava solo la tegola Bonomi. Al confronto delle altre, l’affondo del presidente degli industriali non pare piovere sul tetto di Palazzo Chigi come una goccia destinata a evaporare in fretta, anche perché trova subito eco nella maggioranza. Sbagliato dare sussidi alla gente come se piovesse – dice l’ex capo di Assolombarda – tra poco i soldi finiranno e non resterà un centesimo: molto meglio sostenere le imprese. È la linea portata avanti da Renzi, che infatti si prepara a cavalcare la posizione della "nuova" Confindustria: "Basta con l’assistenzialismo, c’è il rischio che salti l’Italia produttiva", avverte il leader di Italia Viva.

Magari non si aspettava carezze, ma certo Conte non aveva messo in conto che Bonomi imbracciasse il fucile per sparare contro un governo che finora si è preoccupato soprattutto di sostenere le famiglie e i più deboli. Sa bene il premier che la solidità del suo esecutivo in questa Fase 2 dipende da due fattori: la capacità di tenere sotto controllo il contagio e quella di governare gli effetti sociali della crisi economica. Sul primo fronte, nonostante i rischi, ieri serpeggiava un moderato ottimismo nella sua squadra. Sul secondo, invece, nessuno nasconde che i segnali siano negativi. All’ultimatum degli industriali bisogna aggiungere le condizioni poste dall’Olanda per la nuova linea di credito del Mes: memorandum, controlli, prestiti a breve. Un problema per il bilancio italiano ma anche per la stabilità politica.

Per quanto i grillini abbiano ingoiato quasi tutto, un fondo salva Stati sul modello olandese non potrebbero proprio digerirlo. In un quadro, peraltro, che vede due esponenti M5s – la ministra dell’istruzione Azzolina e il guardasigilli Bonafede – al centro di attacchi di partiti alleati. Ecco perché la strada che si trova davanti Conte è stretta. Costretto a giocarsi molto se non tutto sul decreto maggio (ex aprile) che segna il passo.

Un po’ per le liti nella maggioranza, un po’ perché bisogna aspettare le norme europee sugli aiuti di Stato. Ma soprattutto perché si deve sciogliere un dilemma di ordine strategico: coinvolgere o no l’opposizione. In concreto: l’esecutivo deve utilizzare tutti i 55 miliardi dello scostamento di bilancio o è preferibile che risparmi qualcosa per lasciare spazio – in termini di risorse – alle proposte del centrodestra. Una parte del Pd insiste su questo tasto, il Quirinale più volte si è espresso sull’opportunità di coinvolgere tutti. Finora Conte, timoroso per gli esiti di un dialogo con gli avversari, ha blindato tutto: bisogna vedere fino a che punto è disposto ora a cambiare linea.