Verifica, la delegazione di Ialia Viva esce da Palazzo Chigi (Ansa)
Verifica, la delegazione di Ialia Viva esce da Palazzo Chigi (Ansa)

Roma, 17 dicembre 2020 - L'atteso incontro il serata tra il premier Guseppe Conte e la delegazione di Italia Viva sulla verifica è durato poco: appena 40 minuti compresi i convenevoli. Al termine, uscendo da Palazzo Chigi, la ministra Teresa Bellanova fa il punto: "Abbiamo consegnato al presidente Conte il documento" con le nostre rivendicazioni. "Ora aspettiamo le riflessioni del presidente e che ci faccia sapere se è possibile continuare sulla base di un nuovo programma di governo". E puntualizza: "Per andare avanti servono proposte e scelte coraggiose". 

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Secndo indiscrezioni, la capodelegazione sarebbe stata durissima, durante il tavolo con Conte: "Basta con questa storia che siamo noi l'anomalia: la vera anomalia è avere lo stesso premier in due governi di colore politico opposto".

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Più nello specifico, Bellanova spiega: "Conte ci ha detto che il nostro è un documento importante e costruttivo. Aspettiamo le sue riflessioni". 
In ogni caso Italia Viva non lascia, al momento: "Domani parteciperemo al Cdm, così come in parlamento stiamo dando il nostro contributo, sia alla Camera che al Senato, alla legge di bilancio", assicura Bellanova.

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La delegazione di Iv era formata dal leader Matteo Renzi, dai capigruppo di Senato e Camera Davide Faraone e Maria Elena Boschi, dalle ministre Elena Bonetti e Teresa Bellanova e dal coordinatore nazionale del partito Ettore Rosato.

Renzi-Conte: lo scenario

La crisi, dice un renziano uscendo da Palazzo Chigi, non è sventata: "Ora dipende solo da Conte, vedremo se ci riconvocherà, noi tireremo le somme dopo il voto della manovra". E dal Pd Andrea Orlando avverte: "Se si apre la crisi al buio non si chiude" con un nuovo governo ma col voto. Il premier siede al tavolo dopo aver avvertito di non essere disposto ad accettare "prendere o lasciare" e dopo aver segnato un punto riportando a casa i 18 pescatori fermati in Libia (e tra gli artefici della liberazione c'è proprio quell'intelligence sulla quale Conte ha tenuto la delega, attirandosi l'ira di Iv e anche di buona parte del Pd).

A sera sul tavolo a Palazzo Chigi c'è l'ipotesi della nascita di un Conte ter. Il sentiero è strettissimo, ma il premier un rimpasto non lo esclude più e anche se i partiti negano di volerlo, potrebbe essere il sigillo alla fine delle ostilità. Non si parla di rimpasto, assicurano fonti renziane: sul tavolo c'è la minaccia di dimissioni. Ma Renzi ha alzato molto l'asticella delle richieste per sedersi insieme a riscrivere il programma di governo e andare avanti. 
 

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"Per le mie dimissioni non bisognerà attendere tanto se non arrivano le risposte alle questioni poste - aveva detto nel pomeriggio Teresa Bellanova - Noi abbiamo fatto ogni sforzo però se alla fine mi rendo conto che quando si avanzano proposte non ideologiche ma concrete e non vengono prese in considerazione, allora non avranno l'ingombro per molto tempo ma io penso che il problema non sia la presenza o l'assenza di Bellanova".  Anche perché "fare il ministro significa concorrere alla formazione delle decisioni, non fare tappezzeria".

"Per Italia viva è doveroso che il Parlamento possa confrontarsi nel merito - ha aggiunto a Tagadà su La7 - e purtroppo il continuo ricorso a decreti e Dpcm e i ritardi sulla legge di bilancio dicono che non c'è rispetto per le istituzioni".  Quanto al ruolo di Conte, la ministra avverte: "Non sono le solitudini che possono affrontare una fase così complessa, serve una maggioranza coesa e un confronto istituzionale, finora c'è stata poca pratica di questo anche dentro la maggioranza. Le proposte non vanno valutate sula base della percentuale di chi le avanza, ma sul merito".  "Se Conte invece che andare in tv a fare ironia sulla gara a chi lascia gli incarichi decidesse di fare una mediazione, forse aiuterebbe. Non si può assecondare l'onda, devi discutere sulla base di quello che dice la comunità scientifica", ha concluso Bellanova.