Roma, 24 maggio 2018 - Il premier incaricato, Giuseppe Conte, accelera sulla composizione della squadra dei ministri. "Dedicherò l'intera di giornata di domani a elaborare una proposta da sottoporre al presidente della Repubblica", dice al termine della giornata di consultazioni con i partiti. Il presidente del Consiglio in pectore, che martedì o mercoledì si presenterà in Aula per il voto di fiducia, ha ribadito che dell'esecutivo faranno parte persone che condividono il "contratto di governo del cambiamento". I ministri saranno dunque "ministri politici". Sempre domani, Conte incontrerà il presidente di Bankitalia Ignazio Visco (ore 10) e poi "una delegazione di risparmiatori" che hanno sofferto per il default di alcune banche. E promette: "Chi ha subito truffe e raggiri sarà risarcito". 

IRRITAZIONE DEL QUIRINALE: NO A DIKTAT - Proprio sulla squadra di governo si consumano le frizioni fra il Quirinale e i promotori del nuovo esecutivo. Luigi Di Maio e Matteo Salvini insistono su Paolo Savona all'Economia. Veto di Mattarella? E' il Colle stesso a replicare con irritazione, mettendo piuttosto l'accento sull'"inammissibilità di diktat nei confronti del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica nell'esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce a tutti due". "Sono solo dei suggerimenti", risponde subito Salvini che però aggiunge: "Savona è la garanzia che l'Italia può sedersi ai tavoli da protagonista". Dopo il colloquio col premier incaricato, il leader del Carroccio raddrizza il timone: a Conte va "l'onore e l'onere di decidere su "nomi e ruoli", dichiara in conferenza stampa. Di Maio si allinea: "Dei ministri si occuperanno Conte e il Colle". 

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LE CONSULTAZIONI  - Dopo le formazioni minori, ascoltate in mattinata, nel primo pomeriggio è stata la volta del Pd che, per bocca del segretario Martina, promette una "opposizione determinata, seria, responsabile, di merito". Si fa sentire anche Renzi con la sua newsletter. "Opposizione dura e rigorosa - tuona l'ex premier - Adesso loro diventano il potere, loro diventano l'establishment, loro diventano la casta. Non hanno più alibi, non hanno più scuse, non hanno più nessuno cui dare la colpa". 

Quindi è toccato a Berlusconi, che dopo aver parlato con Conte, si è chiuso da solo in una stanza con Salvini. Il leader di Forza Italia ha lasciato la Camera senza rilasciare dichiarazioni (circostanza inconsueta), precipitandosi a Palazzo Grazioli per un verice del partito. In mattinata aveva annunciato il no alla fiducia a un esecutivo "che - al di là dei nomi - porta chiarissimo il segno dell'ideologia pauperista e giustizialista dei grillini". E a quanto si sa, la linea non sarebbe cambiata.

Infine Lega e 5 Stelle. 

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BONINO, LORENZIN, LUPI - La prima a parlare con Conte in mattinata è Emma Bonino, che al termine del colloquio afferma: "Abbiamo preannunciato la nostra opposizione molto rigorosa", perché gli interessi dell'Italia "si difendono in Europa e non contro l'Europa. Chiederemo al governo di non essere antagonista dell'Europa, ma protagonista". "Opposizione costruttiva" anche quella che promette Beatrice Lorenzin. "Vigileremo con attenzione rispetto alle misure di un contratto davanti al quale abbiamo molte perplessità sia sulla sostenibilità delle misure rispetto alla economia reale del Paese sia sulla visione dell'Italia nel contesto internazionale, delle Nazioni Unite, della Nato e della Ue che si accinge alla fase del 2019 in cui si decideranno nuovi obiettivi", conclude. "Non sosterremo questo governo, a detta dello stesso M5s il premier è un'espressione politica del Movimento per cui un governo a guida M5S non lo condividiamo ed è distante dalla nostra visione politica", sono le parole di Maurizio Lupi, capogruppo di Noi per L'Italia. 

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LEU-FD'I-PD - "Abbiamo incontrato il presidente incaricato, che ringraziamo per l'invito, ed esposto a lui le ragioni che ci portano ad essere convintamente all'opposizione del nascente Governo 5 stelle-Lega", spiega il capo della forza politica Liberi e uguali, Pietro Grasso. "Non mi sento molto ottimista sul fatto che nel programma di governo ci saranno le nostre istanze. Mi dispiace che il centrodestra rischi di diventare subalterno rispetto a chi era arrivato secondo alle elezioni. Nonostante ciò Fdi ribadisce, da partito di patrioti, che guarderà ai provvedimenti man mano che arriveranno in Aula", dice la presidente di Fdi Giorgia Meloni. E ancora: "Quel contratto ha elementi di pericolosità. Si deve alzare la voce specialmente su di un punto: non scherzate con i sacrifici degli italiani", è il pensiero del reggente del Pd Maurizio Martina.

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LEGA - Ottimista Salvini dopo le consultazioni della Lega con Conte: "Siamo convinti che nelle prossime ore si possa partire con la soddisfazione di tutti, anche di coloro che non voteranno la fiducia. Sapremo convincere gli amici del centrodestra non con i posti, perché sarebbe irrispettoso per noi e per loro, ma con i progetti".  Il leader del Carroccio ha poi sottolineato che a Conte va "l'onore e l'onere di proporre i nomi e i ruoli di chi si farà carico di realizzare quello che gli italiani aspettano". 

M5S - "Oggi siamo molto felici - ha detto Di Maio al termine del colloquio con Conte - ci sono ancora alcune questioni da affrontare, dei ministri se ne occuperanno Conte e il presidente Mattarella, noi siamo una delle due forze che fa parte della maggioranza che mira a governare 5 anni". Sarà un "governo amico del popolo - ha assicurato -. Vogliamo partire da coloro che sono stati tagliati fuori dalle politiche pubbliche negli ultimi 10 anni". 

MONITO CEI - "Fedeltà al territorio e respiro europeo". Sono i due principi a cui i vescovi italiani richiamano la politica e il nascente governo. "Un'attenzione a quanti, a livello locale, con onestà e competenza amministrano la cosa pubblica, senza smarrire uno sguardo ampio e una cornice europea", raccomanda la Cei a conclusione della sua assemblea: "Tale duplice fedeltà i Pastori hanno richiamato anche i protagonisti dell'attuale stagione politica, ricordando loro che per guidare davvero il Paese è necessario conoscerlo da vicino e rispettarne la storia, la tradizione e l'identità". 

BORSA E SPREAD - Giornata tesa sui mercati. Lo spread impenna e chiude sfiorando i 193 punti base. Il differenziale è tornato a crescere dopo un avvio in mattinata sotto 190 mentre il rendimento del decennale italiano torna a toccare la soglia di guardia del 2,4%, sui livelli di fine 2014. La Borsa di Milano chiude in negativo dopo aver fallito il tentativo di rimbalzo messo in atto nelle prime ore di contrattazioni. L'indice Ftse Mib perde lo 0,71%, a quota 22.749 punti.