Il premier Giuseppe Conte alla Camera (Ansa)
Il premier Giuseppe Conte alla Camera (Ansa)

Roma, 10 settembre 2019 - "È un discorso da vecchio democristiano". Il deputato che a fine mattina esce dall’emiciclo dopo aver ascoltato la prolusione del presidente del consiglio, la più lunga della storia della repubblica, ha solo qualche ora per ricredersi. Già alle sei del pomeriggio il democristiano si trasforma in coniglio mannaro. Il bersaglio è la Lega. "Avete staccato la spina al governo per le vostre convenienze elettorali, avete sbagliato giuramento, avete tradito, siete degli irreponsabili, avete presentato la mozione di sfiducia senza però dimettervi".

Fiducia al governo, Conte contestato. Bagarre alla Camera: "Venduto"

Faccia d’angelo, ecumenico, a tratti soporifero la mattina, sfidante, sprezzante al pomeriggio, Giuseppe Conte capisce che a un certo punto la discontinuità qualcuno deve pur prendersela sulle spalle, e quel qualcuno non può che essere lui. L’imbarazzata rappresentazione scenica di una giornata alla Camera in cui quelli che un mese fa si offendevano adesso vanno a braccetto, quelli che attaccavano l’Europa oggi la difendono, quelli che stavano seduti ai banchi del governo adesso osservano tutto dai propri scranni di peones, tutto questo esigeva uno stacco. Evidente, forte, pubblico. E Conte lo ha offerto. Così nella sua replica si è rivolto ai banchi della Lega e con una durezza che mai gli si era conosciuta in questi quattordici mesi ha confermato l’intenzione di voler assumere un ruolo che non sarà certo quello dell’avvocato del popolo, come disse un anno e oltre fa, e neppure del notaio tra le forze politiche che compongono il governo.

La diversità tra il Conte I e il Conte II, pare dire il presidente del consiglio, è lo stesso Conte. Che ieri ha offerto una sponda sicura all’Unione europea quando invece a maggio 2018 aveva accettato di presiedere un governo sovranista, che ha promesso toni miti e concordia istituzionale quando il suo esecutivo gialloverde fu quello che nacque cinque giorni dopo aver chiesto l’impeachment del Capo dello Stato, che adesso individua in Matteo Salvini e nel salvinismo il collante necessario al nuovo edificio giallorosso. Che ha fatto capire di essere arrivato lì un anno fa portato da un movimento nato all’insegna del Vaffa, e che adesso sarà proprio lui a istituzionalizzare quel Vaffa. Ma le situazione cambiano, si sa, e gli uomini si adeguano in fretta. Salvo cambiare di nuovo in futuro.
 
E la modalità di Conte per far dimenticare quello che la maggior parte dei deputati non riusciva a dimenticare è stata dimenticarla lui per primo. Quindi pochissime parole sul passato, come se prima del Conte II non ci fosse stato un Conte I, e specularmente scarsissime rivendicazioni del lavoro svolto, se non per accusare la Lega. "Ho evitato – ha detto in sede di replica – due procedure di infrazione, e la Lega con le sue scelte europee non mi ha aiutato. Ho difeso gli interessi nazionali, non come Salvini che non è mai andato ai vertici europei". Sull’Europa si era concentrata anche una parte del discorso del mattino, quando il premier ha spiegato che "occorre migliorare il Patto di stabilità e di crescita e la sua applicazione, sostenere gli investimenti a partire da quelli legati alla sostenibilità ambientale e sociale". Con l’Unione europea si cercherà un’intesa sui migranti. "Gestiremo il fenomeno con rigore e responsabiltà", facendo intendere di voler camunque cambiare registro, e spiegando poi che il nuovo governo vuole rivedere i decreti sicurezza facendo tesoro delle osservazioni del Quirinale. In pratica rifacendosi alla versione non inasprita dall’intervento di Salvini. Conte, per lo meno nella versione più istituzionale, ha cercato di presentare una squadra compatta, che promette di lavorare unita non da un contratto ma da un vero patto politico, e che si impegna a nuovi rapporti, anche interni. "Chiedo sobrietà a rigore, dico no alle ingiurie via social, auspico toni miti anche tra forze di governo, io e i ministri ci prendiamo il solenne impegno a misurare le parole". Un passaggio ripetuto ben tre volte, e a cui qualcuno in serata, nel corso del determinato attacco alla Lega, ha richiamato il premier. "Meno male che aveva detto di voler essere mite", ha chiosato un deputato forzista. 
 
Infine un’importante sottolineatura sulla libertà di stampa. "Questo Governo sarà anche particolarmente sensibile nella promozione del pluralismo dell’informazione. Ringrazio, in proposito, la stampa, per il suo insostituibile ruolo di ‘termometro’ della democrazia: la garanzia di un’informazione libera, imparziale e indipendente è uno dei nodi nevralgici che definiscono l’affidabilità e la tenuta del nostro Paese e delle sue istituzioni".