Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (Lapresse)

Roma, 10 setttembre 2018 - Di sicuro il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è un ottimo giurista. Ma tutti hanno un punto debole nel curriculum e sabato, 8 settembre 2018, il premier ha improvvidamente mostrato il suo. Che – forse per caso, forse no – lo accomuna un poco con il suo promotore politico, il vicepremier Luigi Di Maio. E’ una conoscenza un po’ claudicante della storia. 

Ecco, ieri, Conte ha tenuto un discorso di quasi un’ora all’inaugurazione dell’82ª edizione della Fiera del Levante di Bari. C’era anche Di Maio, ma è solo un caso. Conte ha parlato di economia, di infrastrutture e di Mezzogiorno e ha dedicato un passaggio del suo discorso al "mondo delle imprese che crea occupazione e ricchezza per il Paese". E visto che era l’8 settembre – anniversario di quel giorno del ‘43 in cui fu annunciato l’armistizio firmato tra il Regno d’Italia e gli Alleati, durante la Seconda guerra mondiale – Conte ha provato a fare un parallelismo, un po’ ardito, tra quello che accadde in Italia dopo la guerra e i giorni nostri. Un parallelismo su cui, però, è clamorosamente scivolato, dando adito a dubbi non solo sulla sua reale conoscenza della storia, ma anche sul fatto che abbia potuto confondere l’8 settembre, data funesta, con il 25 aprile del ‘45, giorno della Liberazione dal nazifascismo, considerato il momento simbolo della fine della guerra in Italia. 

Già. Perché il premier ha definito questo giorno, l’8 appunto, la "fine di un periodo buio della nostra storia" e l’inizio di "un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro Paese". "Oggi è l’8 settembre – ecco il passaggio di Conte – una data particolarmente simbolica della nostra storia patria, perché in quell’estate di 75 anni fa si pose fine ad un periodo buio, culminato con la partecipazione dell’Italia a una terribile guerra. Con l’8 settembre, inizia un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro Paese. Un periodo che è stato chiamato, con la giusta enfasi, miracolo economico". 

Un passaggio ardito, si diceva, quello di Conte. Perché sorprende che si possa parlare di "fiducia" degli italiani in quel lontano 8 settembre quando l’Italia si svegliò con il Re in fuga, il generale Badoglio anch’egli con le valigie in mano, senza governo e con l’esercito privato di un comando e di direttive, elemento che ha poi provocato tragedie enormi: la strage di Cefalonia, l’affondamento della corazzata Roma e la deportazione in Germania di migliaia di soldati italiani. Va detto che non ci sono elementi chiari per stabilire se Conte si sia davvero confuso tra l’8 settembre del 1943 e il 25 aprile del 1945, ma è certo che nel suo discorso non ci siano riferimenti a tutto quello che successe in Italia tra l’entrata in vigore dell’armistizio e il giorno della Liberazione; la nascita della Repubblica di Salò – per dire – e ancora quasi due anni di guerra. Comunque la si metta, quindi, l’8 settembre del ‘43 non finì affatto "un periodo buio" della storia italiana, anche se quello fu un momento di grande importanza e segnò l’inizio dell’ultima fase della guerra in Italia. E per il miracolo economico italiano si dovrà aspettare almeno altri dieci o 15 anni.