Luigi Di Maio (Lapresse)
Luigi Di Maio (Lapresse)

Roma, 13 maggio 2019 - Tre proposte di legge, tutte targate M5S, sul conflitto di interessi. I grillini alzano la posta con una serie di provvedimenti per regolare il più annoso problema della politica italiana, almeno da quando è sceso in campo Silvio Berlusconi: il conflitto d’interessi. Le proposte di legge, molto simili tra loro, regolano aspetti diversi della vita pubblica: il conflitto di interessi dei membri del governo (pdl Macina), quello sulle attività delle lobby in Parlamento (pdl Silvestri) e quello sulle incompatibilità dei parlamentari (pdl Dadone). Giacevano da mesi nei cassetti del Parlamento. 

Ora Di Maio annuncia che, già domani, le tre proposte verranno unificate e presentate nella I commissione Affari costituzionali, presieduta dal grillino Brescia. Certo è che, per farle calendarizzare al più presto in Aula, l’M5S dovrà scegliere: o chiede i voti alla Lega o li chiede al Pd.

La proposta di legge a prima firma Dadone sulle incompatibilità stabilisce che si trovano in conflitto di interessi tutti i candidati a cariche parlamentari o europarlamentari proprietari, possessori o con la «disponibilità di partecipazioni superiori al 5% del capitale sociale o inferiore in caso di società con un volume di affari superiore a 10 milioni di euro annui o al 3% del volume di affari complessivo nel mercato». In altre parole, ‘ricchi’, editori di giornali e monopolisti sarebbero fuori dalla politica. L’incostituzionalità, rispetto al fatto che i cittadini sono tutti uguali, lo stabilisce la Carta, è palese.
 
Inoltre, chi nei trecento giorni precedenti alle elezioni si trova in un conflitto di interessi è dichiarato ineleggibile. Così come lo sarebbero tutti coloro che hanno ricoperto già la carica di membro del Parlamento per due mandati, anche se non consecutivi, traducendo in legge la regola aurea dell’M5S (altro elemento di palese incostituzionalità). Le cause di incompatibilità si estendono anche alle attività professionali, compresi direttori e vicedirettori di giornali.
La proposta Dadone stabilisce anche multe salate per chi non rispetta i criteri di ineleggibilità e di incompatibilità: la sanzione va anche al partito che ha scelto il candidato. 

Infine, il nuovo regolamento del lavoro in Parlamento delle lobby, a prima firma Silvestri, punta alla creazione di un registro dei portatori di interessi e all’istituzione di un Comitato di Sorveglianza che verifichi le dichiarazioni e il rispetto del Codice deontologico da parte di tutti i lobbisti. Anche qui sono previste sanzioni: vanno da 50mila a 250mila euro per chi fornisca informazioni false. La proposta di legge Macina affronta, invece, il conflitto di interessi per i membri del governo nazionale, regionale e locale che sussiste per chiunque sia «titolare di un interesse privato» con criteri che sono gli stessi della proposta di legge Dadone.