Roma, 19 aprile 2018 - La più sorpresa dell’incarico che le è stato affidato è stata proprio l’esploratrice, Elisabetta Alberti Casellati. Non per il fatto di averlo ricevuto ma per le modalità con cui Mattarella glielo ha affidato. Per prima cosa, dovrà riferire in tempi eccezionalmente brevi: già domani è attesa sul Colle per chiarire di cosa è venuta a capo, salvo passare il testimone. E poi soprattutto perché il capo dello Stato le ha detto sostanzialmente di non inciuciare con il Pd, pista che avrebbe con gran piacere percorso Silvio Berlusconi, ovvero il suo leader di riferimento. 

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Invece, il mandato della presidente del Senato è limitato solo ad accertare 1) se i 5 Stelle sono disposti ad accettare una maggioranza con l’intero centrodestra 2) se Salvini è pronto a fare un governo da solo con i grillini, scaricando il Cavaliere e la Meloni. Entro questo perimetro, si è messa subito a lavorare e le risposte sono praticamente in archivio. Il "no" del capo del Carroccio è arrivato per interposti capigruppo e sarà confermato nelle prossime ore se – come annunciato dal suo braccio destro, Giancarlo Giorgetti – si degnerà oggi di partecipare al secondo giro di consultazioni assieme agli altri leader della coalizione. Né i grillini sono stati meno lesti a ripetere che le carte in tavola non cambieranno e loro sono disponibili a governare con la Lega ma non con FI e Fd’I. Davvero c’era bisogno di investire altro tempo in un tentativo il cui esito tutti davano per scontato? Non si poteva passare subito alla mossa successiva, rovesciando lo schema e chiedendo a qualcun altro di sondare l’ipotesi alternativa di governo, quella fra M5S e Lega? Magari fosse così semplice: bisogna prima sfrondare un ramo del cespuglio, è la riflessione che si fa dalle parti del Quirinale. Impossibile cioè avviare un negoziato serio finché Di Maio dichiara che sono aperti due forni: è necessario che Salvini faccia chiarezza una volta per tutte senza più tergiversare aspettando le elezioni del 29 aprile in Friuli, dove la Lega spera in un trionfo. Una volta certificato che il Matteo milanese non rompe con il Cavaliere, di forno per i grillini ne resterà solamente uno: a questo punto, cadrà qualsiasi alibi e tanto i 5 Stelle quanto i democratici saranno obbligati a sedersi attorno al tavolo. 

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E dunque a meno di clamorose novità politiche, lunedì mattina il presidente della Repubblica potrà incaricare il presidente della Camera Fico (sempre che non decida di passare alla subordinata, mettendo in campo lo stesso Di Maio) di tastare con mano il livello di ‘scongelamento’ del Pd di fronte all’ipotesi di mollare la via dell’opposizione per quella di un governo con i grillini. Una strada che è aperta, ma non pare né piana né facilmente percorribile. In queste ore, infatti, Renzi sta considerando seriamente l’ipotesi di uscire dall’isolamento e di entrare in partita in prima persona, senza cioè delegare Franceschini o Martina. Ma è altrettanto certo che l’ex premier non ha intenzione di offrire gratis il sostegno a chi ne ha dette di ogni genere sul suo conto: al contrario, porrà condizioni pesantissime per i pentastellati. Nemmeno quotata dai bookmaker la pregiudiziale su Di Maio premier, ma chi conosce bene Renzi sostiene che probabilmente gli risulterà assai complicato anche accettare un altro presidente del consiglio M5S.

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