Roma, 28 maggio 2018 - Gli italiani lo hanno conosciuto come commissario straordinario alla Spending Review del governo Enrico Letta, ora però Carlo Cottarelli  ha ricevuto dal Presidente della Repubblica l'incarico di formare il nuovo governo.

LA BIOGRAFIA - Nato a Cremona nel 1954, si è laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l'Università di Siena conseguendo poi il master in Economia presso la London School of Economics. Cottarelli inizia la sua carriera nel Servizio Studi della Banca d'Italia (1981-1987) e, dopo una breve parentesi all'Eni, approda al Fondo Monetario Internazionale.

A Washington Cottarelli lavora per 25 anni, ricoprendo numerosi incarichi di livello come capo della delegazione del Fondo Monetario Internazionale in paesi come Ungheria, Turchia, Regno Unito e anche Italia. Dal novembre 2008 al 2013 assume l'incarico di Direttore del Dipartimento Affari Fiscali del FMI.

Nel novembre 2013 arriva la chiamata da Enrico Letta, che gli affida il delicato incarico di commissario straordinario della Revisione della Spesa Pubblica. Incarico per il quale si guadagna il soprannome di 'Mister Forbici' e che svolge fino al 2014, quando il nuovo premier Matteo Renzi lo designa direttore esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale. Dal 30 ottobre 2017 è il direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica di Milano.

SUL CONTRATTO LEGA-M5S - Nei giorni scorsi, Cottarelli aveva espresso dubbi sul contratto di governo Lega-M5s. "La dimensione delle risorse per fare tutte queste cose, dalla flat tax al reddito di cittadinanza, si aggira intorno a 110-125 miliardi, un mucchio di soldi. La mia spending review era di 32 miliardi ed era comunque difficile", aveva spiegato. "Si parla genericamente di riduzione degli sprechi -aveva aggiunto - finché non si dice cosa si vuol fare tutto sembra facile. La difficoltà inizia quando dico: 'io voglio tagliare questa cosa', quando si entra nel particolare. L'unica cosa indicata sono i vitalizi e il taglio dei parlamentari da cui tutto sommato vengono fuori 500 milioni di risparmi a fronte di 125 miliardi di spese".