Carlo Calenda (ImagoE)
Carlo Calenda (ImagoE)

Roma, 12 luglio 2018 -Scuote la testa un antico colonnello dalemiano rimasto nel Pd: "Che vuole, il problema non è che il Pd è forza minoritaria. Magari. Dall’opposizione di cose se ne possono fare tantissime. Il problema è che il Pd è destinato all’estinzione. Non c’è leadership. E mica solo per colpa di Matteo Renzi. Tutto parte dall’ubriacatura neoliberista della sinistra negli ultimi vent’anni...".

Dire che in ambienti dem si respira mestizia e tristezza è dir poco. Del resto, anche l’ultima assemblea nazionale che ha certificato Maurizio Martina come segretario, nulla ha risolto. Anzi, casomai ha aggravato patologie che, senza ombra di dubbio, sono strutturali. Sempre meno feste dell’Unità, sempre meno partecipazione, dati sul tesseramento inesistenti e via elencando.

Poi, come i tutti i romanzi drammatici intrisi di acuta tristezza, di quella tristezza che pare infinita, arriva il redde rationem, il conto finale. In tal senso va interpretata l’idea (triste, solitaria y final) di Carlo Calenda: buttiamo tutto e ripartiamo da zero. Sì, avete capito bene: l’ex ministro vuol chiudere il Pd: "Bisogna scioglierlo – scrive – e rifondare un movimento che porti dentro gente nuova e recuperi allo stesso tempo le persone in gamba che ci sono ma che non riescono a emergere. Oramai i rancori sono troppo radicati e così l`autoreferenzialità. Meglio ripartire da un foglio bianco". Parole scandite con cura che, piacciano o meno, certo non hanno il difetto del politichese. Calenda, peraltro, è già da tempo che accentua i toni critici.

Eppure, l’impressione che tutto sia finito gira molto nell’aria.

Anche l’intervista rilasciata al Manifesto (quindi roba da sinistra-sinistra) da Gianni Cuperlo, solitamente indeciso a tutto, conferma quanto detto: "Al Pd un congresso di verità serve come l’ossigeno, ma se lo gestiamo come una conta finiamo inseguiti dai nostri iscritti. Dopo quanto è avvenuto nessuno ha le virtù del redentore. Serve altro". E ancora: "Si è consumata la peggiore sconfitta della sinistra anticipata peraltro dal risultato rimosso del referendum. Solo immaginare che dopo una valanga del genere basti tinteggiare le pareti è un’illusione". E sulla leadership, Cuperlo dice: "Al Pd serve un segretario che abbia l’ambizione di fare quello e soltanto quello. Non perché il governo non conti ma perché senza una forza organizzata alle spalle anche la prova del governo risulta più fragile". Parole chiare, non particolarmente originali, ma che certamente decretano il progressivo rimpicciolirsi di quello che doveva essere un "partito a vocazione maggioritaria". Chissà che cosa dirà Veltroni...