Carlo Calenda, candidato alle europee (Lapresse)
Carlo Calenda, candidato alle europee (Lapresse)

Milano, 24 maggio 2019 - Carlo Calenda, capolista nel Nord est della lista Pd-Siamo europei mette subito in chiaro: "Nessuna alleanza coi 5 Stelle. Altrimenti lascio il Pd".

Con un partito che va da Calenda a Pisapia non c’è il rischio di riproporre l’Unione?
"No, ci sono solo diverse sensibilità in campo. Nelle nostre liste il 40 per cento dei candidati non è del Pd...".

Ha anche fatto un evento con Renzi che lei ha paragonato al ritorno di ‘Albano e Romina’. Inizio di una nuova corrente?
"Ma no. Oggi, dopo un anno da dimenticare, il Pd è compatto. Mi sono iscritto al partito per questo: dobbiamo guardare avanti".

Guardiamo avanti: se il governo cade dopo le Europee il Pd con chi si allea?
"Si deve costruire una coalizione ampia, un rassemblement che va dal polo moderato al centrosinistra. Ne potrebbero fare parte +Europa e chi ha una sensibilità più liberaldemocratica fino al Pd. E si dovrà puntare su scuola, produzione e lavoro".

È quindi d’accordo con Renzi: per vincere bisogna guardare al centro?
"Siamo europei è il tentativo di iniziare a costruire un’ala moderata che non si riconosce in Forza Italia. In Italia il polo moderato va rafforzato. Non per vincere, ma perché serve al Paese".

Se il candidato premier del centrosinistra non sarà Zingaretti chi altro potrebbe farlo?
"Giuseppe Sala o Paolo Gentiloni. Ma l’ideale sarebbero primarie di coalizione anche per scegliere il presidente del Consiglio".

Il governo cadrà?
"O si farà una manovra che ammazza il Paese o entriamo in una crisi finanziaria: su questo l’esecutivo salterà".

Domenica sarà un test anche per il partito a guida Zingaretti?
"Sarà un esame per tutti, anche per me. Non vedo l’ora di andare a Strasburgo. È un anno che chiacchiero troppo e lavoro troppo poco".