Il nuovo presidente dell'Anm Luca Poniz (Ansa)
Il nuovo presidente dell'Anm Luca Poniz (Ansa)

Roma, 17 giugno 2019 - Bufera sulle toghe, mentre i giudici sono spaccati, e l'Anm svolta a sinistra, oggi pomeriggio si tiene una riunione straordinaria del plenum del Csm per sostituire Corrado Cartoni alla Sezione disciplinare dopo lo scandalo partito dalle intercettazioni di Luca Palamara, di cui si allunga l'effetto domino. 
Ieri il contraccolpo sull'Anm, con la nomina di Luca Poniz a presidente al posto di Pasquale Grasso. "C'è una gigantesca questione morale che investe la magistratura", ha detto Poniz auspicando un rapido stop alle "porte girevoli" tra politica e magistratura. Il neopresidente conferma la linea dura sul caos che ha travolto il Csm e torna a prendere le distanze dal suo predecessore Pasquale Grasso.

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LA NORMA CANCELLATA - "Tutto questo è successo perché c'era l'ambizione di un collega a essere nominato procuratore aggiunto subito dopo essere scaduto dal Csm - ricostruisce  Poniz in riferimento a quanto emerso dall'inchiesta di Perugia su Luca Palamara - Questo non sarebbe accaduto fino a poco più di un anno fa, quando c'era una norma che lo impediva, perché giustamente si riteneva che un consigliere scaduto potesse giovarsi del potere acquisito e delle relazioni coltivate. Questa norma è stata cancellata nottetempo alla fine della scorsa legislatura, non si sa su richiesta di chi o su mandato di chi, dal Parlamento".

PATOLOGIA DA CENSURARE - E Poniz sottolinea: "Questi comportamenti anomali sono solo degenerazioni del comportamento di qualcuno ma - osserva - permessi da un rapporto malato con la politica. Io ho profondo rispetto della politica, ma deve assumersi le proprie responsabilità in chiaro". 
E le relazioni politica-magistratura previste in ambito costituzionale? "La Costituzione non dice questo e questa non c'entra con il rapporto politica-magistratura: è una patologia di questo rapporto, che io continuerò a censurare in ogni occasione", dice intervistato ad Agorà su Rai 3. 

CONFRONTO POLITICA-MAGISTRATURA - "Tutti i magistrati credono che il confronto tra politica e magistratura avvenga nelle sedi proprie, questo non significa che non possano esserci riunioni dove si parlano. Quello che le indagini di Perugia hanno rivelato è altro: non c'entra nulla il rapporto tra politica e magistratura. A quell'incontro c'erano persone che non avevano strettamente titolo per parlarne, questo risulta anche dalle incolpazioni disciplinari già elevate dal pg, non vorrei che si facesse confusione di piani - osserva -. Se altre indagini avessero rivelato identiche situazioni sarebbero state sempre identicamente illecite. Non ho possibilità di vaticinare sul passato, ma mi rifiuto di credere che queste situazioni siano usuali e se lo sono state andrebbero colpite identicamente".

RIFORME -  "Quando si parla di riforma della giustizia - aggiunge Poniz - sembra implicito parlare di riforma della magistratura, ma sono due cose completamente diverse. La giustizia non si riduce alla magistratura e questa non esaurisce il tema della giustizia".

NIENTE SCONTI - "Il principio di trasparenza di una indagine, in questo caso ancora più urgente perché riguarda dei magistrati, non dovrebbe focalizzare l'attenzione sul modo in cui l'indagine è fatta e sul fatto che la stessa possa casualmente intercettare qualche relazione impropria. Oggi l'attenzione è sull'urgenza della trasparenza, sul fatto che è stata fatta. Questo oggi è il problema principale: se parliamo di questione morale della magistratura mi sento di dire che questo dimostra che la magistratura non fa sconti a nessuno, neanche ai propri colleghi". 

LE INTERCETTAZIONI - Quanto alla pubblicazione di queste intercettazioni, Poniz dichiara: "Io da pm sono sempre stato gelosissimo custode delle indagini e sono convinto che un rapporto rigoroso con la stampa sia proficuo per tutti. Detto questo, la stampa svolge una funzione informativa fondamentale e ci sono momenti in cui mi sembra decisamente prevalente l'interesse alla conoscenza rispetto a tutti gli altri".