Un barattolo di foglie di canapa (ImagoE)
Un barattolo di foglie di canapa (ImagoE)

Roma, 9 maggio 2019 - Salvini dichiara guerra alla cannabis. E annuncia la chiusura di "tre shop a Macerata, Porto Recanati e Civitanova Marche" (ma sarebbero solo due, a Civitanova), dove si vende cannabis light, convinto che l'"esempio" marchigiano possa essere esportato in tutta Italia. Secondo Salvini, infatti, "la droga è un'emergenza nazionale e dunque dobbiamo usare tutti i metodi democratici per chiudere questi luoghi di rieducazione di massa". "Combattere la droga significa anche combattere la mafia - rilancia -, come dimostrano gli arresti delle ultime ore contro il clan Casamonica. Il senatore dei 5 Stelle Mantero ritiri la proposta sulla droga libera: non è nel contratto di governo e non voglio lo Stato spacciatore".  Nel pomeriggio il leader del Carroccio, dalle Marche, alza ancora i toni dichiarando che "la droga fa male, se bisogna liberalizzare o legalizzare qualcosa parliamo della prostituzione: visto che far l'amore fa bene sempre, farlo in maniera protetta e controllata". In serata alla fine arriva anche l'annunciata direttiva del Viminale per controlli più severi sui cosiddetti  'canapa shop'.

Cannabis Expo appena conclusa a Milano (LaPresse)
 

LA DIRETTIVA - La nuova direttiva emanata dal ministero dell'Interno prevede una stretta nei controlli dei negozi di canapa e invita a vigilare sulla vendita illegale di derivati e infiorescenze della canapa, "impropriamente pubblicizzata come consentita dalla legge n. 242/2016". A effettuare uno screening sui territori dei negozi destinati alla vendita di canapa, facendo particolare attenzione alla "localizzazione degli esercizi, con riferimento alla presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze, come le scuole, gli ospedali, i centri sportivi, i parchi giochi, e, più in generale, i luoghi affollati e di maggiore aggregazione, soprattutto giovanile". La direttiva dispone anche una "ricognizione" degli esercizi da valutare attraverso i Comitati provinciali della sicurezza e sottolinea che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze, in quanto potenzialmente destinate al consumo personale, in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente, attraverso il fumo o analoga modalità di assunzione". Inoltre, in merito a "possibili nuove aperture di simili esercizi commerciali", bisognerà tener conto di "una distanza minima di almeno cinquecento metri dai luoghi considerati a maggior rischio. Un provvedimento comunale sul modello di quello che ha già interessato le sale da gioco".

LA CROCIATA DI SALVINI E LA FREDDEZZA DEL M5S - Sono oltre duemila in Italia i punti vendita di cannabis light aderenti all'Aical, l'associazione nata nel 2018 che riunisce 7 tra le principali aziende del settore. Per un fatturato di 6,598 milioni di euro. Salvini vorrebbe cancellarli tutti con un colpo di spugna: "Da oggi comincia una guerra via per via, negozio per negozio, quartiere per quartiere, città per città - ha detto il ministro dell'Interno in un comizio a Pesaro -. Gli spacciatori non li voglio, la droga fa male. Meglio un uovo sbattuto". 

Di Maio: "Salvini chiuda le piazze di spaccio"

La crociata del vicepremier, però, non sta trovando seguito da parte del Movimento 5 stelle. La replica di Luigi Di Maio, infatti, non è tardata ad arrivare: "La lotta alla droga è come la pace nel mondo: la vogliamo tutti - ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico -. Io non vedo perché si debbano creare tensioni nel Governo per una cosa che noi sosteniamo". E ancora: "Il ministro Salvini vuole chiudere i negozi irregolari che vendono queste sostanze? Ben venga, perché se sono irregolari non possono restare aperti", ha aggiunto il vicepremier. "Il tema è che, oltre a fare questo, lo pregherei anche di chiudere le piazze di spaccio della Camorra e della mafia: quando ci sono piazze così, poi ci vanno di mezzo bimbe di tre anni, come accaduto a Napoli". 

Ma non solo Di Maio, perché anche nello stesso dicastero di Salvini non sembra esserci coesione.  "Non vedo per quale motivo gli shop vadano chiusi - ha attaccato in mattinata il sottosegretario al ministero dell'Interno, Carlo Sibilia (M5s) -. Lo Stato deve star vicino alle piccole medie imprese. È un tema che per me non esiste. Se ci sono business illegali vanno chiusi tutti. Non è che uno si alza la mattina e chiude esercizi commerciali. Noi i negozi dobbiamo occuparci di farli aprire".

CONTE -  Freddezza anche da parte del premier Giuseppe Conte, che ha preferito glissare sulla vicenda: "Io ho un'agenda molto fitta. Non mi stravolgete l'agenda: la Cannabis light non è all'ordine del giorno". 

Cannabis, perché il questore di Macerata ha fatto chiudere due shop

Sono due i cannabis shop chiusi nel Maceratese, a Civitanova Marche, spiega il questore di Macerata Antonio Pignataro che da tempo combatte una crociata contro i locali che vendono prodotti alla canapa. Per i titolari sono scattate le denunce per detenzione  ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, precedute dal sequestro di 25 prodotti, in cui è stato riscontrato un thc (principio attivo della cannabis) di 0,8. Secondo Pignataro, "si possono vendere shampoo e saponi ma non le infiorescenze di canapa", senza le quali però "questo tipo di negozi non coprirebbe le spese". E comunque, a suo giudizio, "la cannabis legale non esiste e il limite di thc di 0,5 è ingannevole".

"STOP A TUTTE LE FESTE" - Subito dopo la chiusura degli shop, Salvini si è complimentato con il questore e con la magistratura: "Lo Stato dimostra di non essere complice di chi vende prodotti che fanno il male dei nostri figli". E il "modello Macerata  - come lo chiama lui - può essere replicato con successo in tutta Italia". Non solo negozi. "Vieteremo tutte le feste, iniziative, esposizioni di droghe che distruggono il cervello dei nostri ragazzi", ha insistio Salvini. Che poi ha applaudito alla cancellazione del Festival della Canapa in programma a Torino dal 17 al 19 maggio. Un "ottima notizia!".