Claudio Borghi (Lega)
Claudio Borghi (Lega)

Roma, 15 febbraio 2018 - Claudio Borghi, responsabile economico della Lega, torna a parlare di Italexit. E fa infuriare i 5 Stelle, aggiungendo l'ennesimo punto di scontro nella maggioranza. 
"Il voto del 26 maggio rappresenta la nostra ultima speranza per cambiare l'Unione europea: se non si riuscisse a cambiare nulla e l'Europa continuasse con politiche dannose per l'Italia, io, personalmente, suggerirei di uscirne", ha spiegato Borghi. Che cita il direttore generale della Banca d'Italia, Salvatore Rossi, che ha spiegato come dal 2000 a oggi "l'Italia sia cresciuta del 3%". Secondo il responsabile della Lega, la cosa fa riflettere: "Non è possibile, sulla base di due decenni perduti, continuare a parlare dell'esperimento della Ue come una cosa positiva. Evidentemente questo ambiente per l'Italia è risultato tossico, diversamente che per altri Paesi". La linea di Borghi è chiara: se dopo le elezioni di maggio "ci saranno i soliti mandarini guidati dalla Germania a decidere politiche economiche, sociali e migratorie, a uso e consumo della Germania e a nostro danno, io dirò di uscirine". 

SALVINI - A stoppare Borghi arriva direttamente il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini: "Non abbiamo alcuna intenzione di uscire dall'Europa, vogliamo cambiarla, migliorarla ma non abbandonarla", precisa a proposito delle dichiarazioni del collega di partito. 

M5S - I ragionamenti di Borghi vengono respinti dal Movimento 5 Stelle che, col capogruppo alla Camera Francesco D'Uva, rimandano l'idea al mittente: "Non abbiamo alcuna intenzione di uscire dalla Ue, per questa ragione sarebbe meglio evitare dichiarazioni che possano mettere a rischio la fiducia degli investitori e di conseguenza la nostra economia". E aggiunge: "Vogliamo ricominciare a credere nel sogno europeo, di una grande casa comune che protegga i cittadini e liberi i governi dai vincoli assurdi dell'austerity". Parole molto diverse rispetto a qualche anno fa, quando da Alessandro Di Battista allo Stesso Beppe Grillo lo spettro di uscita dalla casa europea era stato agitato più volte. Le parole dell'esponente leghista, comunque, non sono passate inosservate e il presidente del Parlamento europeo, l'azzurro Antonio Tajani, attacca: "Il governo ci dica chiaramente se vuole uscire dall'euro". Ma al di là delle parole di Borghi, è chiaro che il procedimento di uscita dall'euro è complicato. Lo stesso responsabile economico del Carroccio lo ammette: "Non è così facile come dirlo, lo abbiamo visto con la Brexit".

TAJANI - Sull'argomento interviene anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. "Il governo italiano dica chiaramente se vuole uscire dall'euro e dall'Unione europea - twitta Tajani -. Troppe ambiguità e dichiarazioni sconsiderate provocano solo danni all'Italia e agli italiani".

Come si esce dalla Ue. Uscire dall'Unione europea, infatti, è particolarmente complicato.  Nel caso dell'Italia, ad esempio,è possibile cambiando la Costituzione. L’articolo 75, secondo comma, della Carta vieta il referendum abrogativo sulle leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali: ergo, per uscire dall'euro si dovrebbe prima modificare la Costituzione e poi, magari, pensare a un referendum come quello che si è visto in Gran Bretagna. In generale, comunque, l'uscita dall'Unione è complicata per tutti i Paesi membri. Il primo passo, infatti, è quello di appellarsi all'articolo 50 del Trattato di Lisbona che è il documento fondamentale della Ue. In pratica, l'articolo 50 prescrive che l'accordo tra Consiglio europeo e Paese che vuole lasciare l'Unione deve avvenire entro due anni. In questo lasso di tempo si devono definire i nuovi trattati da approvare, così da regolare i nuovi rapporti. Finiti i due anni, il Consiglio europeo formulerà una proposta che verrà votata dai suoi membri e il Paese 'ribelle' dovrà accettare o respingere la proposta.   In caso negativo, si può prolungare il tempo per trovare un nuovo accordo: in questo caso, però, entrambi i contendenti (Unione e Paese che vuole uscire) devono arrivare a un'intesa.