Stefano Bonaccini (LaPresse)
Stefano Bonaccini (LaPresse)

Bologna, 12 ottobre 2019 - Nell’ufficio di Stefano Bonaccini, al diciassettesimo piano del palazzo di via Aldo Moro (chi decise di piazzare lì l’ufficio del presidente non doveva essere superstizioso) c’è – appena entrati sulla destra, e di fronte alla scrivania del governatore – una cartina dell’Emilia-Romagna con 328 bandierine infilzate sui 328 comuni della regione. Stanno a rivendicare orgogliosamente un risultato: «Durante il mio mandato sono stato in tutti i 328 comuni. A Zerba, che è l’unico con meno di cento abitanti – provincia di Piacenza, alta Val Trebbia – ci sono stato quattro volte. In altri paesi sono andato anche centottanta volte».
Il rapporto con il territorio è uno dei punti che fanno sentire forte Bonaccini, anche se un paio di nuvole oscurano il cielo. La prima è che la sua ricandidatura non è ancora ufficiale: nel senso che – in caso di alleanza con il Movimento Cinque Stelle – i grillini potrebbero chiedere un altro nome. La seconda nube ha la forma del Carroccio.

Bonaccini, per la prima volta nella storia la vittoria del centrosinistra in Emilia non è scontata. E la Lega arriva agguerrita all’appuntamento del 26 gennaio, che considera la madre di tutte le battaglie. Lei è proprio tranquillo?
«È vero che questa è la prima elezione incerta per l’Emilia-Romagna. Bisogna guardare la realtà negli occhi. E la realtà ci dice che alle Europee in Emilia-Romagna la Lega è stata il primo partito e il centrodestra ha avuto sei punti più del centrosinistra. Però...».

Però?
«Però è vero anche che lo stesso giorno delle Europee si è votato pure in duecento comuni emiliano-romagnoli per le amministrative, e il centrosinistra ha ottenuto l’80 per cento dei sindaci. Se fosse stato rispettato il voto delle Europee, avrebbe vinto solo nel 25 per cento dei comuni».

Ma alle regionali prevale il voto di opinione o un giudizio sull’amministrazione del territorio?
«Il voto regionale è un voto quasi più politico, ma chiediamo ai cittadini di guardare alla propria vita concreta, reale. Alla sanità, alla scuola, al lavoro. E io credo che in cinque anni su questi temi abbiamo garantito investimenti, crescita, opportunità. Penso ad esempio ai posti di lavoro: al tempo della crisi, la disoccupazione è scesa dal 9 al 5 per cento. Sembrava impossibile».

A che punto siete con il Movimento Cinque Stelle?
«Prima di parlare dei Cinque Stelle, parliamo del centrosinistra. Voglio che si presenti alle elezioni in un quadro più largo. C’è poi tutto un civismo vero che vuol stare con noi e non con la Lega. E vorrei anche coinvolgere forze moderate che non si rassegnano a essere subalterne ai sovranisti. Poi, certo, dopo la nascita di questo governo va affrontato il tema della possibile alleanza con il M5s. Ma se si farà un’alleanza, la si farà perché ci sarà una condivisione di idee e di programmi: non certo per cercare di mettere insieme più voti possibili».

C’è già stato qualche incontro fra voi e i grillini?
«No. Registro però che su alcune decisioni ci può essere una convergenza».

Ad esempio?
«Vogliamo parlare del taglio ai costi della politica? Quando partì questa legislatura, cinque anni fa, la mia prima legge fu il taglio di costi della politica per quindici milioni di euro. Sono stato il primo a cancellarmi il vitalizio e oggi sono il presidente di una delle regioni più grandi d’Italia, ma quello con l’indennità più bassa».

Ossia? Quanto guadagna al mese?
«Poco più di seimila euro netti. Ma vorrei chiarire una cosa».

Dica.
«Sono il primo a essere consapevole che se anche lavorassi gratis, ma fossi incapace, farei pagare un costo troppo alto alla collettività. Dico questo perché la retorica dell’onestà non basta. Occorre anche essere capaci».

E lei ritiene di esserlo stato, ovviamente.
«Ci sono alcune cose di cui sono orgoglioso. Il patto per il lavoro: da cinque anni siamo la prima regione per crescita. I fondi europei: siamo stati capaci di spenderli tutti, fino all’ultimo euro, in particolare per favorire la ricerca e l’innovazione delle imprese. L’export: anche in questo siamo primi in Italia. La capacità di attrarre investimenti: penso alla Philip Morris e alla Lamborghini. La sanità: siamo l’unica regione che ha tagliato il super ticket fino ai centomila euro all’anno di reddito, e lo stesso governo gialloverde ci ha indicati come miglior regione d’Italia per qualità dei servizi. Il pensiero alle future generazioni: abbiamo portato qui l’Agenzia Meteorologica e ottenuto dall’Europa 120 milioni di euro per uno dei due super computer più veloci al mondo per la lettura dei big data».

Errori? Lacune?
«Certo ci sono alcune sfide da vincere. Sulle infrastrutture, sull’inquinamento, sui tempi d’attesa al pronto soccorso e dei ricoveri programmati. Ma abbiamo già pronti tre provvedimenti che metteranno l’Emilia-Romagna all’assoluta avanguardia. Il primo riguarda appunto gli ospedali: renderemo gratuiti i parcheggi per chi va a curarsi e per chi deve necessariamente assistere una persona ricoverata. Il ticket del parcheggio ospedaliero è giustamente percepito come odioso».

Secondo provvedimento?
«A giorni approveremo la delibera per il plastic free. Vogliamo essere la prima regione che affronta il problema in modo davvero strutturale, accompagnando comuni, scuole, aziende sanitarie eccetera verso un cambiamento radicale».

Terzo?
«Renderemo gratuiti gli asili nido a tutti i bambini. Si deve poter andare all’asilo gratis così come gratis si va a scuola. È un diritto per tutti i bambini e per tutte le donne che devono poter andare serenamente a lavorare. Saremo la prima regione a rendere il nido universale e gratuito».

E come lo pagate un servizio del genere?
«Abbiamo quadruplicato la spesa. E useremo anche qui i fondi europei. Poi, mi aspetto che anche lo Stato faccia la sua parte».

Il suo avversario, quasi certamente, sarà Lucia Borgonzoni.
«Che sia lei, o chiunque altro, avrà il mio rispetto. Io voglio star lontano dal teatrino di una politica in cui si insulta l’avversario. E non sono buoni propositi: è la realtà del mio stile da sempre. Non troverete mai un solo insulto, nei cinque anni appena trascorsi, fra me e Alan Fabbri, il leghista che mi sfidò alle elezioni del 2014 e che ha guidato l’opposizione alla mia giunta».

Le elezioni di gennaio saranno però, inevitabilmente, l’occasione per una disputa politica nazionale.
«Nella quale io non mi lascerò coinvolgere. Mi occuperò solo dell’Emilia-Romagna. Per provare a governare una regione, bisogna conoscerla. E io conosco ad uno ad uno tutti i suoi 328 comuni, come lei può vedere da quella cartina e da quelle bandierine».