Enrico Letta (Ansa)
Enrico Letta (Ansa)
Si va allo scontro all’arma bianca, nel Pd. È il primo dell’era Letta ed è uno scontro "da cui usciremo tutti con le ossa rotte", è la fin troppo facile profezia di un big democratico. Letta, dall’inizio, ha messo due punti fermi: lotta senza quartiere alle correnti ("Stanno soffocando il partito") e lotta al gender gap (politico), ovvero le disparità di genere, che si è rivelato uno dei talloni d’Achille della gestione Zingaretti. Il tema donne crea scossoni coi due vicesegretari (Irene Tinagli e Giuseppe Provenzano) e in Segreteria (otto e otto). Letta, che in un’intervista al quotidiano spagnolo La Vanguardia ribadisce la necessità di "comporre una grande alleanza in cui stia il Movimento 5 Stelle" guidato da Conte ("Ci capiremo sicuramente") e replica al...

Si va allo scontro all’arma bianca, nel Pd. È il primo dell’era Letta ed è uno scontro "da cui usciremo tutti con le ossa rotte", è la fin troppo facile profezia di un big democratico. Letta, dall’inizio, ha messo due punti fermi: lotta senza quartiere alle correnti ("Stanno soffocando il partito") e lotta al gender gap (politico), ovvero le disparità di genere, che si è rivelato uno dei talloni d’Achille della gestione Zingaretti. Il tema donne crea scossoni coi due vicesegretari (Irene Tinagli e Giuseppe Provenzano) e in Segreteria (otto e otto).

Letta, che in un’intervista al quotidiano spagnolo La Vanguardia ribadisce la necessità di "comporre una grande alleanza in cui stia il Movimento 5 Stelle" guidato da Conte ("Ci capiremo sicuramente") e replica al mezzo ultimatum di Renzi mettendolo un po’ in fondo alla lista ("Dialogo con tutti, ma dipende da Italia Viva"), usa l’accetta nella lotta al correntismo interno. E dunque sceglie fior da fiore tra le correnti, che volevano imporgli i loro nomi, sulla base del feeling personale che ha con i prescelti. E questo innervosisce, e parecchio, i vari capi corrente. I nervi di molti saltano. Ieri, per dire, la Tinagli ha criticato un Pd "che ha passato gli ultimi due anni a guardarsi l’ombelico". Vaccari, confermato all’Organizzazione e rimasto fedele a Zingaretti, ha reagito duro ("Meglio se prima t’informi, cara").

È sul gender gap, però, che gli animi si sono davvero accesi. "Quando sono arrivato – dice Letta in due interviste, una a Il Tirreno (giornale ’di casa’ dell’attuale capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci) e una alla Gazzetta di Reggio (in ’casa’ di Graziano Delrio), raffinata cattiveria subito notata dai due – ho detto che c’è un problema enorme di presenza femminile nel nostro partito: tre ministri sono uomini, io sono uomo. Penso che, per forza di cose, i due capigruppo debbano essere donne". Insomma, Letta chiede di sloggiare, e subito, ai due ‘maschietti’ a guida dei gruppi parlamentari dem di Camera (Delrio, appunto) e Senato (Marcucci, area Guerini-Lotti).

Domani ci sarà l’incontro coi gruppi parlamentari di Camera (mattina) e Senato (pomeriggio). Seguirà un voto che sarà un terno al lotto e che, comunque vada, spaccherà i gruppi. Marcucci chiederà di farsi riconfermare e conta su ben 23 senatori fedelissimi alla sua guida, sui 35 totali. Delrio, invece, è disponibile a lasciare, ma mette i puntini sulle ‘i’: "L’autonomia del gruppo va rispettata e non accetto lezioni sulla parità di genere". La sua maggioranza interna è meno granitica di quella di Marcucci: conta su 30 deputati di Base riformista, sui 95 totali, ma qui sono più forti le tre pattuglie di orlandiani, zingarettiani e cuperliani. Le sinistre interne ne hanno una ventina, le aree Franceschini (Area dem) e Orfini (Giovani turchi) 5 a testa. A Delrio potrebbe succedere la Serracchiani (stessa area), Alessia Rotta (Base riformista) o Marianna Madia. Al Senato girano i nomi di Fedeli (Base riformista), Pinotti o Bini (Area Franceschini), ma Marcucci darà battaglia.

E mentre il senatore Eugenio Comincini conferma il suo ritorno nel Pd da Italia Viva ("Non sono un cavallo di Troia"), le chat dei parlamentari ribollono. "E ora che si fa?" si chiedono in molti. "Ricordati che le prossime liste le farà Letta…" è il messaggio spedito ai più coriacei di Base riformista. Ma Letta ricorda quante camicie, ben più di sette, Zingaretti ha sudato per imporre una linea (la sua) che non era la loro (dei gruppi). Vuole, dunque, gruppi parlamentari a lui fedeli. In Europa, il capogruppo, Brando Benifei (orlandiano), il "gesto elegante" chiesto da Letta lo ha fatto: riconfermato all’unanimità. "È maschio" protesta Margiotta, senatore di area Guerini-Lotti. "Possiamo sempre far diventare Andrea gender fluid, così magari piacerà alla Cirinnà", sbottano in casa Marcucci. Il catalogo, nel Pd, è questo.