Pier Luigi Bersani nella facoltà di giurisprudenza di Palermo (Ansa)
Pier Luigi Bersani nella facoltà di giurisprudenza di Palermo (Ansa)

Roma, 7 novembre 2016 -  Quel 'fuori fuori' è difficile da mandar giù. Dopo l'attacco di Renzi contro la minoranza Pd che alla Leopolda ha scatenato una sequela di cori, Pier Luigi Bersani passa alla controffensiva. "Una pagliacciata che dimostra che in quel posto non c'è cultura politica", tuona. Ma il premier non arretra e, anzi, rincara la dose nella sua Enews: "E' evidente che i leader del fronte del 'No' usano l'appuntamento del 4 dicembre per tentare la spallata al Governo".

PARATA E RISPOSTA - "Gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell'Ulivo stanno decretando la fine del Pd perché hanno perso un congresso e usano il referendum come strumento di rivincita", ha urlato Renzi da Firenze. Parole pesanti che Bersani rimanda al mittente. "La scissione la fa Renzi, non certo io... ", commenta amaro a margine di un convegno sulle ragioni del No organizzato alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo. E ancora: "I leopoldini possono risparmiarsi il fiato, vanno già fuori parte dei nostri. Io sto cercando di tenerli dentro, ma se il segretario dice fuori fuori bisognerà rassegnarsi". Concetto che ripropone poco dopo in un post sulla sua pagina Facebook. 

BERSANI: "PD ARROGANTE E SUDDITO" - Bersani però non farà come altri: non lascerà i dem perché, ribadisce, "il partito è casa mia" e "per cacciarmi ci vuole l'esercito". Anche se il Pd, ammette, sta prendendo "una brutta piega. Cammina su due gambe: arroganga e sudditanza".

A rimanere indigesti a Bersani non sono stati solo i cori "da stadio" ma anche la reazione. "A me ha fatto male sentire 'fuori, fuori' - spiega - ma ha fatto ancora più male il silenzio di chi è stato zitto". Vuol dire che "oltre all'arroganza c'è la sudditanza". Poi l'ex segretario torna nel merito del referendum del 4 dicembre, l'oggetto della contesa: "Mi preoccupa l'incrocio tra la Riforma e l'Italicum, con un 'governo del capo' e parte del Parlamento nominato. Non sto parlando di noccioline". 

SPERANZA: "NON ME NE VADO" - "Fra gli esponenti della minoranza si fa sentire anche Roberto Speranza, antesignano dei ribelli dem. "Sono incazzato e ancora più determinato a girare l'Italia per rappresentare e spiegare le ragioni del No". Ma neanche per lui la defezione è una strada. "Non me ne vado neppure con le cannonate dal Pd" dice in due interviste a Repubblica e Corriere della Sera.

RENZI E I VERTICI PD FANNO QUADRATO - Nessuna retromarcia del premier, ma, anzi, nuovi affondi nella sua Enews. "Più andiamo avanti e più è evidente che i leader del fronte del No usano l'appuntamento del 4 dicembre per tentare la spallata al Governo - scrive Renzi nella sua Enews. Vogliono tornare loro a guidare il Paese e si rendono conto che questa è l'ultima chance". Poi rincara: "Ecco perché da Berlusconi a D'Alema, da Monti a De Mita, da Dini a Cirino Pomicino fino a Brunetta Grillo e Gasparri stanno tutti insieme in un fronte unico. Provate a chiedere loro su cosa andrebbero d'accordo: su nulla, probabilmente. Solo sul dire no". Nel pomeriggio, da Frosinone, Renzi insiste: "Il nostro obiettivo non è andare contro qualcuno ma fare una battaglia nell'interesse dei nostri figli e pensiamo che una parte dei dirigenti del passato si sia occupata molto di se stessa e delle poltrone e meno dei nostri figli e nipoti. Ma noi facciamo politica per loro"..

Duro anche il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini: "Mi sembra una posizione molto strumentale - dichiara a Giornale Radio Rai -In questi giorni abbiamo lavorato per trovare un'intesa sulla legge elettorale, e mentre lo facevamo fioccavano dichiarazioni che puntavano a sabotare questo tentativo". Guerini cerca di gettare benzina sul fuoco: "Credo che bisognerebbe misurare le parole. E provare a spiegare la coerenza rispetto a voti che sono stati dati in Parlamento". Infine, l'affondo: "Bersani ha votato la riforma in tutte le sue letture, vedere un cambio di opinione crea sconcerto nel nostro elettorato e nella base".

Interviene anche l'altra vice segretaria, Debora Serracchiani: "Bersani non stravolga la realtà ed eviti polemiche fuori luogo: Renzi non ha mai detto 'fuorì a nessuno'. Da chi è stato segretario del nostro partito ci aspettiamo compostezza e proporzione". E ancora: "Nel Pd si lavora e si dovrebbe sempre lavorare per l'unità". 

CONTROREPLICA DI BERSANI - Non si fa attendere la controreplica dell'ex segretario:  "Abbiano almeno l'onestà di riconoscere che ho sempre detto la stessa cosa, non ho mai cambiato idea", risponde da Palermo. "Finché insultano me non ho problemi, ma non si rendono conto che queste affermazioni feriscono tanta nostra gente e non della peggiore. Avanti così finiremo per tirare la volata alla destra".