Berlusconi a Termoli sale sul predellino (Lapresse)
Berlusconi a Termoli sale sul predellino (Lapresse)

Roma, 14 aprile 2018 - "Ma quale passo di lato, io non mollo, farlo ora sarebbe un suicidio politico". È determinato e carico più che mai, Silvio Berlusconi, che proprio nei momenti di maggior difficoltà, quando è all’angolo destinato ormai a un ko ineluttabile, tira fuori gli artigli e spariglia il campo di avversari e alleati già "quasi d’accordo nel volerci far fuori".
Un sostegno esterno a un governo M5S–Lega escluso anche dal neoportavoce dei gruppi parlamentari azzurri: "Sarebbe come dire – spiega Giorgio Mulè – salite sul torpedone, pagate il biglietto e poi buttatevi nel burrone. Non facciamo i portatori d’acqua". E lo stato d’animo del Cavaliere nelle ultime ore si è capovolto. Dalla rassegnazione a una fine incombente è passato alla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta nel seguire la linea dura consigliata da Gianni Letta. Ora Berlusconi è euforico per come l’altro ieri al Quirinale sia riuscito a far capire in modo chiaro e diretto che non si fa mettere i piedi in testa da un ragazzotto che non "conosce neanche l’Abc della democrazia".

E si riferiva anche a Luigi Di Maio e non certo solo a Alessandro Di Battista che anche ieri ha continuato con quelli che da Arcore considerano insulti inaccettabili paragonando Salvini al cagnolino di Berlusconi Dudù e descrivendo Forza Italia come il "male del Paese contaminato dalla mancanza di morale e dall’illegalità del suo fondatore". E così il Cav, mentre Mattarella certificava la mancanza di un’alleanza per formare un governo stabile a causa del perdurare dei veti incrociati, si è tuffato in quello che gli riesce meglio: una campagna elettorale per dimostrare che Forza Italia è ancora viva e vegeta.

E’ arrivato in Molise, dove il 22 si vota per le regionali, e ha rispolverato il Predellino per sostenere il suo candidato Donato Toma ma soprattutto per far ottenere agli Azzurri un risultato che – seppur in parte – possa compensare il boom della Lega in Friuli dove i rapporti di forza tra i due alleati se va bene saranno uno a tre. Questo perché il sospetto di Forza Italia è che, nonostante la fretta del Quirinale, tra un’esplorazione e l’altra, per la nascita del nuovo governo bisognerà attendere ancora e a quel punto, ottenuto l’ennesimo successo, Salvini possa rompere gli indugi, abbandonare Berlusconi e lanciare l’Opa su tutto il centrodestra, magari annunciando la creazione di gruppi parlamentari unici. Per Berlusconi sarebbe una iattura, l’abdicazione. Meglio allora combattere fino alla fine per convincere Salvini ad accettare di essere un premier sostenuto dall’esterno dal Pd, o sperare che il perdurare dello stallo porti a un governissimo con tutti dentro. Sta già cercando un nome da tirare fuori dal cilindro che convinca Pd e Salvini. A quel punto Di Maio probabilmente si tirerebbe fuori e Forza Italia, con il suo 14%, sarebbe ancora centrale.