9 giu 2019

M5s, il ritorno di Grillo. Pranzo con Di Maio nella villa al mare

Incontro per riorganizzare il Movimento. "Torneremo più forti di prima"

elena g. polidori
M5S leader Beppe Grillo between Luigi Di Maio and Rome's Mayor Virginia Raggi at the end of the demonstration staged by the anti-establishment Five-Star Movement (M5S) to support 'No' at next December 4 Constitutional reform referendum, Rome, Italy, 26 November 2016. ANSA/ CLAUDIO PERI
Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Ansa)

Roma, 9 giugno 2019 - Se ci saranno elezioni politiche anticipate, Luigi Di Maio lo vorrebbe di nuovo al suo fianco. Per far ripartire un Movimento «avvilito, traumatizzato, scosso» e farlo tornare «più forte di prima». Ma le regole d’ingaggio di Beppe Grillo, ufficialmente ancora garante del Movimento, eppure distante dalle posizioni di Davide Casaleggio, non sono più quelle di un tempo. Non c’è feeling, troppe le delusioni e la distanza dal figlio dell’amico perduto, Gianroberto.

Però Beppe Grillo c’è. Se serve a dare una mano, ad ascoltare e consigliare il giovane leader stellato che ieri gli ha portato, sul tavolo della sua villa a Marina di Bibbona (Livorno) uno schema di riorganizzazione del Movimento. Quello schema che, nella testa del leader, dovrebbe far fuori le mele marce e ridare nuovo smalto ad un gruppo disorientato dal risultato delle Europee. E dalla Lega «pigliatutto».

Insomma, come si conviene ad un padre nobile, rimasto comunque critico su molte scelte degli eredi, ieri Grillo ha aperto la sua casa sul mare per discutere con Di Maio la riorganizzazione del Movimento, richiesta con forza anche dalla burrascosa assemblea dei parlamentari di qualche settimana fa. In quell’occasione, finirono sotto esame la scelta di accentrare i poteri un’unica persona, l’assenza di momenti di confronto sul territorio, persino lo staff comunicazione, sempre più contestato. Su questo si gioca la fase due del capo politico 5 stelle, in cui tutti si aspettano soluzioni.

L’altro grande tema è riallacciare il legame coi territori, quella base da cui il Movimento è nato. La strada dovrebbe essere quella delle assemblee regionali annunciate dopo la consultazione sulla piattaforma Rousseau: proprio lo strumento del voto online – che pure continua a essere poco affidabile – non è sufficiente, da solo, a creare partecipazione. Poi ci sono i tabù da sfatare, come l’alleanza con le liste civiche e il superamento del limite del doppio mandato per i consiglieri.

Infine, l’eterno problema della comunicazione, settore tutto da riformare, cannoneggiato da molti parlamentari, troppo spesso oscurati e quindi sconosciuti. Per non parlare dei sottosegretari che il corpo molle del Movimento vorrebbe mettere sulla graticola per chiedere conto di «troppe delusioni». Fonti interne ai 5 Stelle riferiscono qual sia stato il pensiero del vicepremier: «Abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Il M5s tornerà più forte di prima, è l’unica speranza in questo Paese».

Il crollo dei consensi ha riattualizzato uno schema che Di Maio aveva già presentato a febbraio, senza tuttavia raccogliere entusiasmi. Una sorta di consiglio dei saggi (ma il nome è da trovare) di cui dovrebbe far parte anche Roberto Fico. Così da disinnescare il suo dissenso. Ma anche Alessandro Di Battista, di cui Di Maio non si vorrebbe privare a meno che non fosse lo stesso Dibba a mostrare incertezza sul suo futuro.

Sembrerebbe tramontata, invece, la stella di Laura Castelli, sottosegretaria all’Economia. Ma sul tavolo c’era anche altro, come gli equilibri interni al governo in vista del vertice con Conte e Salvini di domani. Si parla di rimpasto. Ma su questo Grillo non avrà voce in capitolo.

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