La cerimonia della campanella del 2014 tra Letta e Renzi (46 anni)
La cerimonia della campanella del 2014 tra Letta e Renzi (46 anni)
"Ahó, ma l’hai capito che questo è democristiano? È proprio nato democristiano. Questo è uno dei nostri, è la volta che ai comunisti glie famo il mazzo... Altro che Renzi". Passa il tempo, ma anche nei padri nobili del Pd le categorie restano un po’ sempre le stesse. E, in attesa che, con il nuovo segretario, l’amalgama riesca meglio di quanto accaduto finora, uno dei 45 fondatori del Pd, ex potentissimo della sinistra Dc con accento romanesco, scherza con gli amici. Scherza, ma fino a un certo punto. Perché i programmi immediati di Letta saranno pure di essere super partes rispetto al chiassoso gineceo nazareno, ecumenico con tutti per non urtare nessuno, non covare vendette o rivincite, superare il correntismo con l’unica tecnica possibile,...

"Ahó, ma l’hai capito che questo è democristiano? È proprio nato democristiano. Questo è uno dei nostri, è la volta che ai comunisti glie famo il mazzo... Altro che Renzi". Passa il tempo, ma anche nei padri nobili del Pd le categorie restano un po’ sempre le stesse. E, in attesa che, con il nuovo segretario, l’amalgama riesca meglio di quanto accaduto finora, uno dei 45 fondatori del Pd, ex potentissimo della sinistra Dc con accento romanesco, scherza con gli amici. Scherza, ma fino a un certo punto. Perché i programmi immediati di Letta saranno pure di essere super partes rispetto al chiassoso gineceo nazareno, ecumenico con tutti per non urtare nessuno, non covare vendette o rivincite, superare il correntismo con l’unica tecnica possibile, ignorandolo, puntare andreattianamente sulle politiche più che sui politici, sarà pure tutto questo, ma alla fine le idee camminano sulle gambe degli uomini, e quelle sono gambe democristiane.

Così il ciclone Letta rischierà, per fortuna forse, di essere per il Pd quello che è stato Mario Draghi per la politica e i partiti italiani. Un acceleratore che azzera le differenze, scompone e ricompone. I primi effetti del ciclone Draghi si sono già visti, basti pensare a che cosa è accaduto nei Cinquestelle diventati liberali, nella Lega europeista e in una parte di Forza Italia.

Ora è il turno del Pd, che potrebbe trovarsi, tra un anno, molto diverso da come è attualmente. Certo, la propensione alla rissa tafazziana è atavica nella sinistra, ma la possibilità, almeno nelle intenzioni, che Letta possa a ridisegnare la geografia interna del partito è concreta.

L’ex premier è intelligente e conosce abbastanza i suoi polli per riuscirci. Sa, per esempio, che l’unanimismo di adesso è lo stesso che provò a sue spese sette anni fa quando la stragrande maggioranza del partito gli voltò le spalle per sostenere Renzi. E sa che, proprio quell’area che inizialmente sostenne l’allora Rottamatore in funzione anti-Ds, è gente che, come lui, coltiva l’idea di un Pd a vocazione maggioritaria e una spiccata propensione al riformismo. In una parola: ulivista. Sul lavoro, sulla flessibilità, sul ruolo del partito, sulla giustizia, sul difficile equilibrio di diritti e doveri, le idee di Letta sono molto più vicine a quanto fatto da Renzi rispetto a ciò che ha in testa l’attuale sinistra del Pd, troppo spesso ancorata a logiche novecentesche, fordiste e politiciste.

Dal suo successore a palazzo Chigi lo dividono lo stile, i modi, la narrazione che, in politica, pure contano. Ma è evidente che, quando si andrà a scomporre il groviglio correntizio del Pd, quel mondo che adesso si è ritrovato intorno a Base riformista non potrà non riconoscersi in un segretario che da quel mondo proviene. Democristiano, appunto.

Stessa cosa per l’area di Franceschini, che con Letta condivide il percorso all’interno del movimento giovanile Dc. A Letta servirà un po’ di tempo per capire e per far sedimentare la polvere dei personalismi, e anche per superare il complesso dell’antirenzismo che sta pesando non poco sul Nazareno, specie sponda Zingaretti.

Il prosciugamento delle percentuali di Italia Viva (ormai intorno al 2-2,5%) gli darà una mano. Chi rischia invece di ritrovarsi con il cerino tra le dita quando Letta deciderà di prendere definitivamente in mano il partito con un congresso o una qualche forma di consultazione con la base, è la sinistra interna. Come potrà contrapporgli un Orlando, dopo che adesso tutta l’area zingarettiana l’ha sostenuto, anzi, l’ha implorato di tornare in campo? Forse ancora al Nazareno sponda post-Pci non se ne sono resi conto, ma dopo otto anni la storia si è ripetuta, con una variante: nel 2013 un democristiano gli strappò il partitone, stavolta a un Dc sono stati loro a consegnarlo. Per disperazione, dicono alcuni. O incapacità, aggiungono altri.