Matteo Renzi (Ansa)
Matteo Renzi (Ansa)

Roma, 26 giugno 2017 - "Abbiamo perso, ha vinto la destra". Alla fine è il capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato, che si prende la responsabilità di dire, in diretta tv, da Bruno Vespa, quello che i dirigenti del Pd, in un Nazareno semi-deserto – dove a presidiare il bidone c’è solo il responsabile Enti locali, Matteo Ricci, e il ministro Martina – non hanno il coraggio di dire. I ballottaggi delle amministrative si rivelano una disfatta totale, una debacle.

Il centrosinistra (e, in esso, il Pd) ha perso praticamente ovunque. Una litania di sconfitte nemmeno lontanamente equilibrate da vittorie spurie come Lucca, Lecce, Taranto (con una lista di sinistra-sinistra) e Padova. Dove vince un candidato del Pd, è vero, Giordani, ma solo perché ha ottenuto l’apparentamento con "il Pisapia padovano", tal Gervasoni, che ha riunito, dietro una presunta "coalizione civica" tutte le liste e listarelle della sinistra radicale.

Ed è proprio da qui, da Padova, che inizia la geremiade notturna del leader sconfitto che, dopo aver chiamato il neo-sindaco, si confida con i suoi più stretti collaboratori: "Il candidato era mio, un renzianisssimo, ma s’è vinto e diranno che ha vinto perché il ‘Pisapia locale’ lo aiutava, se perdeva avrebbero detto è colpa tua". Renzi ha ridotto la sua presenza pubblica (comizi, interviste, video) al fianco dei candidati sindaco del Pd al lumicino e, negli ultimi giorni, se n’è addirittura andato in vacanza con la famiglia, ma sa benissimo che ora "tutti mi imputeranno la sconfitta del Pd".

Insomma, si è sentito sotto assedio. Parla, alla fine, a notte fonda di "risultati a macchia di leopardo. Nel totale dei sindaci è avanti il pd, ma poteva andare meglio: il risultato complessivo non è granché" scrive in un lungo post sulla sua pagina Facebook. "Ci fanno male le sconfitte" (e cita Genova e l’Aquila), ma "siamo felici per Padova, Taranto, Lecce" e poi giù una lunga teoria di località minori. Ammette che "peggio del solito sono andate Liguria ed Emilia-Romagna" ma si limita a parlare di "luci e ombre nelle altre zone".

"Comunque andrà, useranno i risultati contro di me" ripeteva da giorni. E il suo pensiero più vero ieri sera era questo: "Lo sanno tutti che questi ballottaggi li avrebbe stravinti la destra. Noi abbiamo messo in campo candidati di sinistra, di ‘larga coalizione’, non del Pd. Ci avevano detto che senza un centrosinistra allargato non si vinceva. Prima che ci voleva l’Ulivo, poi che ci voleva l’Unione...". Abbiamo perso è la ovvia risposta. E qui si fa amaro il ragionamento: "Se il centrosinistra avesse vinto questi ballottaggi, giornali e tv avrebbero detto che vinceva Pisapia. Perdiamo, e perde solo il Pd".  Renzi, poi, cerca di distinguere: "Le politiche sono un altra cosa". Come dire: lì ci giocheremo tutta un’altra partita. Si vedrà.

In ogni caso, la prima nota a caldo di Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria Pd recita: "Di fronte a una destra a trazione leghista e populista con sovrapposizione di temi con i 5stelle, è evidente la necessità di un Pd riformista, responsabile, europeo, come argine a questo scivolamento a destra. Il tema non è la sommatoria delle sigle ma la chiarezza delle posizioni e dell’agenda politica. Il Pd – nota non casualmente Guerini – correva con e forze del centrosinistra classico dappertutto".

Insomma, la linea di Guerini (e di Renzi) all’apparenza è semplice per quanto la batosta sia pesante: ammettere la sconfitta, dire no ad alleanze spurie con la sinistra-sinistra (come a Genova) e ribadire che il Pd resta il solo argine al populismo e ai "fascigrillismi". Una linea che verrà ribadita anche l’1 luglio all’assemblea nazionale dei circoli Pd che si farà a Milano, in perfetta controprogrammazione rispetto alla nascita di “Insieme” che Giuliano Pisapia lancerà a Roma lo stesso giorno.

Il problema è che la sinistra interna, quella rappresentata dal ministro Orlando e Gianni Cuperlo non consiste solo nel partecipare all’evento di Pisapia (e, dunque, di un potenziale concorrente elettorale del Pd) ma di prepararsi alla ‘grande reconquista’ del Pd. E se ieri notte Orlando già infieriva ("Il Pd isolato perde, bisogna cambiare linea"), già settimane fa un orlandiano sibilava: "Il Pd perderà le amministrative, poi le Politiche. Renzi dovrà lasciare la segreteria e noi ci riprenderemo il Pd".