Elezioni comunali
Elezioni comunali

Bologna, 11 giugno 2019 - Il primo commento a caldo dopo le elezioni amministrative? Ha vinto Matteo Salvini e l’ormai suo centrodestra. Ma attenzione: c’è qualcosa di essenziale che rimane invisibile agli occhi. Guardando ai risultati dei ballottaggi, infatti, l’Istituto Cattaneo di Bologna mette in rilievo tre aspetti: primo, il Movimento 5 Stelle ha preferito non convergere sui candidati di centrodestra come in passato, ma ha scelto prevalentemente di astenersi; secondo, il centrodestra conferma l’ascesa anche a livello amministrativo, ma il Pd resta competitivo vincendo il 63,9% delle sfide; terzo (anche per la scelta del non voto dei grillini) diminuiscono le rimonte al secondo turno. 
Risultato finale: su 226 comuni con più di 15mila abitanti, il bilancio, prima e dopo le elezioni amministrative, certifica che il centrosinistra perde 38 Comuni, il centrodestra ne conquista 35 e il M5s ne cede tre
L’altro dato, però, è che il centrosinistra resta in ‘vantaggio’ con 115 città controllate, cioè il 50,9% (sebbene ne avesse 153 prima del 26 maggio), mentre il centrodestra ne ha 81, cioè il 35,8% (a fronte, però, di 46 comuni controllati prima della Comunali). 
Ma veniamo ai flussi elettorali. E quello che avrebbe dovuto essere l’ago della bilancia: il M5s. 
L’analisi dei ricercatori del Cattaneo mostra che nella maggior parte delle città analizzate i grillini nei duelli tra centrodestra e centrosinistra hanno preferito nella maggior parte di casi non andare a votare. E, nei vari Comuni, gli elettori pentastellati hanno valutato ‘caso per caso’. 
A Ferrara e Forlì hanno scelto – sebbene in minima parte – il candidato di centrodestra; mentre a Cremona, Livorno e Reggio Emilia quello di centrosinistra. 
«L’elettore grillino – spiega il politologo del Cattaneo Marco Valbruzzi – era indeciso se punire, come ha sempre fatto nelle regioni rosse, il candidato di centrosinistra che rappresenta l’establishment o l’amico-nemico Matteo Salvini. Non sapendo bene che cosa fare, l’80% al ballottaggio ha preferito non scegliere». 
In questo modo, la partita si è giocata dentro i confini degli elettorati dei due schieramenti principali, evitando colpi di scena. 
Solo in un ballottaggio ogni cinque, infatti, il vincitore non è stato il candidato più votato al primo turno. Tendenza confermata a Ferrara, ad esempio, dove il neosindaco Alan Fabbri (centrodestra) è riuscito a conquistare appena un 1,2% dei votanti M5s. Stesso schema (sebbene di segno opposto) a Livorno dove il 2,9% dell’elettorato grillino che è andato a votare ha preferito il neosindaco di centrosinistra, Luca Salvetti. 

«Il flusso dal Movimento 5 Stelle alla Lega – spiega Valbruzzi – non si è visto perché la parte di destra dell’elettorato grillino si è spostato già al primo turno delle Comunali o alle Europee verso la Lega. In pratica, un terzo dell’elettorato pentastellato, i cosiddetti ‘traghettati’, si è trasferito a destra; i restanti due terzi sono più vicini al centrosinistra. Si tratta di elettori che il Pd sta cercando di recuperare, anche se per ora non c’è riuscito». 
Insomma, spiegano i ricercatori bolognesi, chi crede che le Regionali in Emilia-Romagna abbiano un risultato già scritto dovrà ricredersi. «Centrodestra e centrosinistra partono dallo stesso piano – continua Valbruzzi –. La Lega è sì il primo partito in Emilia-Romagna, come è emerso alle Europee, ma alle Comunali la forza egemone è il Pd. Sarà interessante vedere che cosa farà il Movimento 5 Stelle: non mi stupirei se non schierasse nessun candidato, così da essere decisivo nel duello bipolare centrodestra-centrosinistra».