Claudio Baglioni e Matteo Salvini (foto Ansa)
Claudio Baglioni e Matteo Salvini (foto Ansa)

Roma, 9 gennaio 2019 - La querelle sull'accoglienza migranti oltrepassa i confini della politica. E così Matteo Salvini, oltre a battagliare con gli alleati di governo, ingaggia un duello a distanza anche con Claudio Baglioni. Il direttore artistico di Sanremo, sotto i riflettori nella giornata di presentazione del 69esimo Festival, oggi esprime una posizione chiara sulla vicenda della nave Sea Watch. "Se non fosse drammatica la situazione, ci sarebbe da ridere - risponde ai giornalisti in conferenza stampa -. Ci sono milioni di persone in movimento, non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50 persone, siamo un po' alla farsa. Non credo che un dirigente politico di oggi abbia la capacità di risolvere il problema, ma almeno serve la verità di dire: è un grave problema, dobbiamo tutti metterci nella condizione di risolverlo". 

Salvini si sente chiamato in causa e replica via Twitter. "Baglioni? Canta che ti passa - ribatte al vetriolo il vicepremier - lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo". 

Le parole di Baglioni non sono piaciute neanche a Paolo Tiramani, capogruppo della Lega in commissione Vigilanza Rai. "Pensi a fare il conduttore ed a scegliere i fiori per allestire il palco dell'Ariston e non si improvvisi ministro - attacca il leghista -. Il direttore artistico di Sanremo è pagato, per giunta profumatamente, per parlare di musica non certo di politica". 

Sea Watch, ok di Malta allo sbarco: "Migranti anche in Italia". Ma Salvini: non autorizzo

Dopo settimane in mare i 49 migranti di Sea Watch e Sea Eye sono potuti sbarcare a Malta. La situazione si è sbloccata grazie a un accordo sulla ridistribuzione dei profughi in 8 Paesi diversi. Tra questi anche l'Italia. Ma nel governo è in atto un braccio di ferro. Salvini tiene il punto: "Sono e rimango assolutamente contrario a nuovi arrivi in Italia", anche se si tratta di poche persone, e di una condizione "eccezionale", come ha spiegato ieri il premier Conte, che ha invece dato la disponibilità. A Bruxelles, ha aggiunto il ministro dell'Interno, "fanno finta di non capire e agevolano il lavoro di scafisti e ong. Cedere alle pressioni e alle minacce dell'Europa e delle ong è un segnale di debolezza che gli italiani non meritano".

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