Matteo Renzi durante l'assemblea del Pd (ImagoE)
Matteo Renzi durante l'assemblea del Pd (ImagoE)

Roma, 7 luglio 2018 - Maurizio Martina eletto segretario, congresso prima delle Europee, primarie il 24 febbraio 2019. Sui nodi politici sul tavolo le varie anime del Pd hanno trovato un'intesa in assemblea. Siglata una tregua, ufficialmente nessuna spaccatura tra le correnti. L'armistizio serve a prendere tempo, ma non piace a tutti i delegati dell'assemblea dem che già guardano avanti. "Grazie a Paolo Gentiloni per quello che ha fatto in questi mesi e nell'ultimo anno, grazie ai ministri che hanno condotto il Paese in un momento molto delicato - le parole di Martina nella replica al termine dell'assemblea -. Solo un collettivo può determinare una nuova fase".

LITE CON ZINGARETTI - Tensione fra Matteo Renzi, primo a intervenire in assemblea, e Nicola Zingaretti.  "Non ascolta mai, un enorme limite per un leader", commenta il governatore del Lazio coi giornalisti dopo che l'ex segretario, senza citarlo, lo ha attaccato. La fotografia della giornata è nell'immagine della standing ovation di una parte della sala alla fine dell'intervento di Renzi. Tra chi resta seduto, in prima fila, ci sono Gentiloni e Marco Minniti, seri in volto, che accennano un applauso

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INTERVISTA A RENZI "Basta liti e vinceremo. Niente patti con i Cinque Stelle" - di DAVIDE NITROSI

MATTEO RENZI - Ad aprire l'assemblea è stato Matteo Renzi, che ha invitato tutti ad abbassare "i toni delle tifoserie". "So che non sono l'unico responsabile ma in politica si fa così: paga uno per tutti", ha detto ricordando il senso delle sue dimissioni da segretario.

Per l'ex premier "ripartenza non può essere ricostruire un simil Pds o una simil Unione" (e qui nel mirino è sembrato finire Nicola Zingaretti). "Se qualcuno pensa che sia la nostalgia la chiave non coglie la novità", ha aggiunto prima di tornare sul mancato accordo con i 5 Stelle. "Ho combattuto come un leone per evitare un accordo coi Cinque stelle: la prima ragione è che chi vince le elezioni deve governare; la seconda è che provo rispetto verso chi dice che il Movimento cinque stelle è la nuova sinistra, ma io penso il contrario: per come sono organizzati, per ciò che dicono, per come manganellano sul web io trovo che il M5s non sia la nuova sinistra, è la vecchia destra, una corrente della Lega - ha sottolineato -. Hanno trasformato lo scontro in Italia in una zuffa personale, hanno inquinato le falde della democrazia".

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Renzi ha poi difeso la linea dem sui migranti e ribadito la sua contrarità a Flat tax e reddito di cittadinanza "anche se ci fossero le risorse che non ci sono". Il segretario dimissionario ha quindi analizzato le dieci cause delle ultime sconfitte alle urne, dai toni e i temi della campagna elettorale ("non è l'algida sobrietà che fa sognare un popolo, devi dare un orizzonte forte al Paese") alla mancanza di leadership ("è vero che non vince l'io senza il noi, ma non c'è una leadership senza un leader"), dai vitalizi ("se approvi la legge Richetti alla Camera, poi non è che al Senato non l'approvi") ai voucher ("abbiamo ceduto alla cultura della Cgil"). Critiche, queste ultime, riferite chiaramente a Paolo Gentiloni che l'ex segretario, però, non ha mai citato. 

Ma soprattutto Renzi ha puntato il dito sulle divisioni interne rispondendo alla minoranza che lo stava contestando in assemblea. "State segando l'albero sul quale siete seduti. Continuate pure - ha detto -. Ci rivedremo al congresso. Riperderete il congresso e il giorno dopo ricomincerete a contestare chi ha vinto". "Quando hai il tuo governo e dici che il jobs act non va bene, la buona scuola non va bene, le misure sulle periferie non vanno bene devi votare M5s non Pd. Non si può solo alimentare la divisione, chi contesta aiuta la destra. Basta alle risse da cortile, io nel mio piccolo faro' la mia parte", ha aggiunto togliendosi così qualche sassolino dalla scarpa. Poi si è rivolto a Martina. "Maurizio, se fai le primarie e chiami due milioni di persone non è possibile che duecento appartenenti a una corrente mette tutto in discussione". "Con Salvini e Di Maio siamo alla terza media non alla terza Repubblica. Non è possibile che una corrente di partito indebolisce il leader per avere qualcosa in piu'. O ce ne rendiamo conto o perderemo la possibilità di incidere. La riscossa partirà se finiremo di prendercela con chi lavora affianco a noi", ha concluso Renzi. 

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MARTINA - E subito dopio Renzi è stata la volta di Martina, che ha invitato a "scrivere una pagina nuova del nostro impegno ben oltre le nostre divisioni e i nostri limiti perchè la partita si è fatta più grande e più complessa". "Abbiamo le energie per costruire questo riscatto, questa ripartenza", ha aggiunto il segretario reggente per il quale Il problema "è trovare una nuova alternativa alla nuova destra di questo Paese". L'ex ministro delle Politiche agricole ha quindi indicato la road map. "Propongo che il partito avvii un percorso congressuale straordinario da qui a prima delle europee che ci porti a elaborare idee, persone, strumenti nuovi. Dobbiamo riorganizzare tutto - ha detto candidandosi a segretario -. In autunno terremo i congressi territoriali, perché nei territori il partito è collassato". E poi a ottobre "un grande appuntamento che si rivolga al Paese. Chiedo di poter fare un lavoro ricostruttivo e rifondativo: in ballo ci sono le ragioni fondative del Pd". Martina ha quindi chiesto l'apertura del Pd alla società civile. "Servono nuovi interlocutori" perché, ha ragionato," non bastano i tweet. Nemmeno Obama basta più". "Non ho paura della nostra pluralità se tutti teniamo a un principio fondamentale di unità e responsabilità. Penso che si possa fare, questo partito deve scuotersi e mettersi alla ricerca fuori di qui - ha concluso -. Nessuna nostalgia del passato pagina bianca, nuova, sguardo sul futuro, umiltà e determinazione, umiltà e coraggio". 

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