Il trattato c’è, nero su bianco e con tanto di firma. Quella del presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha voluto fortemente anche per motivi interni. E quella del premier italiano, Mario Draghi, che peraltro aveva tutto l’interesse a spalleggiare l’alleato. Ora Roma e Parigi "sono più vicine", sottolineano entrambi, con un volo parallelo delle Frecce Tricolori e della Patrouille de France nei cieli della capitale a mettere il sigillo visivo l’accordo. Che passerà alla storia con il nome di "Trattato del Quirinale", dove è stato siglato sotto gli occhi di Sergio Mattarella, infaticabile tessitore dei rapporti tra i due paesi nei momenti più complicati. Sia ben chiaro: il tentativo di costruire un’agenda politica comune su tantissimi temi strategici – dalla politica estera alla difesa, passando per l’immigrazione – non è semplice. Ma è la cornice in cui si colloca una scommessa su due fronti. Si tratta di controbilanciare la spinta dei paesi frugali, molto attenuata negli anni del Covid, ma che prevedono riemergerà una volta usciti dalla fase più critica della pandemia. La posta in gioco è secca: bisogna cambiare le regole del patto di stabilità. "Se ieri la revisione delle...

Il trattato c’è, nero su bianco e con tanto di firma. Quella del presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha voluto fortemente anche per motivi interni. E quella del premier italiano, Mario Draghi, che peraltro aveva tutto l’interesse a spalleggiare l’alleato. Ora Roma e Parigi "sono più vicine", sottolineano entrambi, con un volo parallelo delle Frecce Tricolori e della Patrouille de France nei cieli della capitale a mettere il sigillo visivo l’accordo. Che passerà alla storia con il nome di "Trattato del Quirinale", dove è stato siglato sotto gli occhi di Sergio Mattarella, infaticabile tessitore dei rapporti tra i due paesi nei momenti più complicati.

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Sia ben chiaro: il tentativo di costruire un’agenda politica comune su tantissimi temi strategici – dalla politica estera alla difesa, passando per l’immigrazione – non è semplice. Ma è la cornice in cui si colloca una scommessa su due fronti. Si tratta di controbilanciare la spinta dei paesi frugali, molto attenuata negli anni del Covid, ma che prevedono riemergerà una volta usciti dalla fase più critica della pandemia. La posta in gioco è secca: bisogna cambiare le regole del patto di stabilità. "Se ieri la revisione delle regole era necessaria, oggi è inevitabile", scandisce Draghi. Non sarà una partita facile: lui e Macron sperano di trovare in Germania un terreno più favorevole con la presidenza Scholz, ma mettono anche nel conto le prevedibili resistenze del ministero delle finanze affidato ai liberali. Divisi avrebbero poche possibilità di rivedere radicalmente i criteri del patto. Uniti, trattandosi di due paesi fondatori, possono farcela.

Il secondo fronte è quello dei paesi di Visegrad. Dall’esito della sfida dipende se non il futuro dell’integrazione europea, almeno la sua tabella di marcia. Si tratta di contrastare le spinte a considerare il diritto nazionale prevalente su quello comunitario. Basterebbe quella zeppa a spingere il processo di integrazione al passo da lumaca.

Macron aveva una ragione in più per siglare l’accordo: le presidenziali sono alle porte, un successo diplomatico alle soglie del semestre francese di presidenza è un’ottima carta per la rielezione. Ma anche l’Italia ha le sue buone ragioni: la Francia è un alleato prezioso per disegnare l’Europa del futuro ("insieme per una Ue più forte e padrona del suo destino" dice Draghi). Con un occhio rivolto al domani, ovvero all’eventualità che presto l’ex presidente Bce non sia più premier. E dunque all’esigenza che il patto, pur muovendosi sul rapporto personale tra i due leader, resista all’usura dei cambiamenti politici. Con questo obiettivo sono stati scritti i dodici articoli, la premessa e il programma di lavoro, ovvero la messa a terra di quanto deciso nel trattato, con l’indicazione delle procedure. Cominciando dalle istituzioni, con vertici intergovernativi annuali, consultazioni prima degli appuntamenti internazionali e la partecipazione periodica, almeno ogni tre mesi, di rappresentanti dell’esecutivo francese ai consigli dei ministri italiani e viceversa. In mezzo, c’è la cooperazione economica – fondamentale per gli intrecci in campo – e confontri tra i ministri e le rispettive associazioni industriali, senza trascurare l’azione comune sull’agricoltura.

Insomma, il trattato del Quirinale un po’ completa l’asse franco-tedesco. Berlino assicura di non avere "alcuna preoccupazione", Macron minimizza la fine dell’era Merkel: "Angela è ancora in carica". Ma il quotidiano tedesco Handelsblatt attacca il duo "Dracron" parlando di "unione del debito italo-francese". In Italia scrosciano applausi, mentre continua martellante la polemica di Fd’I, alla quale non si possono accodare i partiti di maggioranza, anche se molti non hanno gradito di trovarsi di fronte la cucina già apparecchiata senza aver potuto avere la minima voce in capitolo sulla scelta delle pietanze. Oramai la cosa è fatta: c’è chi vorrebbe alcune modifiche, ma nei processi di ratifica lo spazio per intervenire è giocoforza inesistente.

Erasmus in Cdm

Almeno una volta a trimestre, un nostro ministro parteciperà a un cdm del governo francese e viceversa. Una svolta netta, impressa da Draghi: era il 2019 quando Di Maio propose di togliere la cittadinanza italiana a Sandro Gozi in seguito alla nomina a consigliere per il governo francese.

Difesa

Il trattato prevede il principio di mutua assistenza in caso di aggressione armata sui rispettivi territori; il rilancio del Consiglio italo-francese di difesa e sicurezza con i ministri degli Esteri e della Difesa; nuova cooperazione tra i rispettivi gruppi aeronavali.

Migranti

Francia e Italia si sono impegnate a lavorare insieme per una riforma in profondità della politica migratoria e d’asilo europea, basate sui principi di responsabilità e di solidarietà. Verranno promossi i partenariati strategici con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori.

Giovani

Servizio civile comune, a partire dal 2022, per 150 giovani che faranno volontariato incrociato nei due Paesi. Il trattato prevede lo sviluppo dell’Esabac, che consente agli studenti liceali di ottenere il baccalauréat francese e la maturità italiana.

Stellantis

Nel nuovo gigante delle quattroruote italo-francese, il principale azionista (con il 14%) è la famiglia Agnelli, e tuttavia la guida del gruppo è stata affidata al numero uno della transalpina Psa, Carlos Tavares, e uno dei soci di maggior peso è lo Stato francese (con il 6%).

Generali

Non basta il braccio di ferro quotidiano tra la cordata italiana guidata da Caltagirone e Del Vecchio contro l’amministratore delegato francese Philippe Donnet, ad agitare le acque anche le voci di mire di grandi gruppi d’oltralpe sul principale asset finanziario italiano

Ex Oto Melara

Oltre mille dipendenti, e un valore di 440 milioni, sull’ex Oto si è mosso il Consorzio franco-tedesco Knds: se da un lato, questo scenario comporterebbe il nostro coinvolgimento nel progetto Euro tank, dall’altra ci farebbe perdere una fetta importante della leadership del settore.