27 nov 2021

Draghi e Macron firmano il Trattato del Quirinale: ecco cosa prevede

Per i due leader un’agenda e un obiettivo comune: rivedere il patto di stabilità di Bruxelles

antonella coppari
Politica

Il trattato c’è, nero su bianco e con tanto di firma. Quella del presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha voluto fortemente anche per motivi interni. E quella del premier italiano, Mario Draghi, che peraltro aveva tutto l’interesse a spalleggiare l’alleato. Ora Roma e Parigi "sono più vicine", sottolineano entrambi, con un volo parallelo delle Frecce Tricolori e della Patrouille de France nei cieli della capitale a mettere il sigillo visivo l’accordo. Che passerà alla storia con il nome di "Trattato del Quirinale", dove è stato siglato sotto gli occhi di Sergio Mattarella, infaticabile tessitore dei rapporti tra i due paesi nei momenti più complicati. Sia ben chiaro: il tentativo di costruire un’agenda politica comune su tantissimi temi strategici – dalla politica estera alla difesa, passando per l’immigrazione – non è semplice. Ma è la cornice in cui si colloca una scommessa su due fronti. Si tratta di controbilanciare la spinta dei paesi frugali, molto attenuata negli anni del Covid, ma che prevedono riemergerà una volta usciti dalla fase più critica della pandemia. La posta in gioco è secca: bisogna cambiare le regole del patto di stabilità. "Se ieri la revisione delle regole era necessaria, oggi è inevitabile", scandisce Draghi. Non sarà una partita facile: lui e Macron sperano di trovare in Germania un terreno più favorevole con la presidenza Scholz, ma mettono anche nel conto le prevedibili resistenze del ministero delle finanze affidato ai liberali. Divisi avrebbero poche possibilità di rivedere radicalmente i criteri del patto. Uniti, trattandosi di due paesi fondatori, possono farcela. Il secondo fronte è quello dei paesi di Visegrad. Dall’esito della sfida dipende se non il futuro dell’integrazione europea, almeno la sua tabella di marcia. Si tratta di contrastare le spinte a considerare il diritto nazionale prevalente su quello comunitario. Basterebbe quella zeppa a spingere ...

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