Enrico Letta durante il filo diretto con i militanti alla web radio del Pd
Enrico Letta durante il filo diretto con i militanti alla web radio del Pd
Maneggiare con cura. Sa bene Letta che le amministrative sono una patata bollente, e dunque si affida ad una delle carte identitarie del Pd per sciogliere la matassa: "Saranno un banco di prova per la costruzione di un’alleanza vincente per le politiche del 2023. La via maestra è quella delle primarie". Se non c’è accordo su un candidato, dunque, sotto con la competizione che ha segnato la storia del partito. Ma non ovunque, né con la stessa formula o gli stessi tempi: a Roma, dove il Nazareno immagina una kermesse ultra-popolare non certo una fredda partecipazione da remoto, realisticamente i gazebo non potranno essere messi in strada prima...

Maneggiare con cura. Sa bene Letta che le amministrative sono una patata bollente, e dunque si affida ad una delle carte identitarie del Pd per sciogliere la matassa: "Saranno un banco di prova per la costruzione di un’alleanza vincente per le politiche del 2023. La via maestra è quella delle primarie". Se non c’è accordo su un candidato, dunque, sotto con la competizione che ha segnato la storia del partito. Ma non ovunque, né con la stessa formula o gli stessi tempi: a Roma, dove il Nazareno immagina una kermesse ultra-popolare non certo una fredda partecipazione da remoto, realisticamente i gazebo non potranno essere messi in strada prima di luglio. Altrove, invece, le primarie si faranno prevalentemente online, con qualche seggio fisico per le persone più anziane. Le somme si tireranno alla fine del mese, però Letta & co. hanno tracciato una mappa delle città in cui si voterà in autunno, partendo dai sei capoluoghi di regione.

La piazza centrale, quella che da sola vale metà partita ma pure la più complicata, è Roma. Se dovesse spuntare l’asso Zingaretti, di primarie non si parlerebbe più, altrimenti sarà la base a decidere. Il punto è che nella capitale la scelta difficile non è tra diversi candidati del Pd ma nell’eventuale coalizione: aprire le urne per l’intera alleanza (ipotesi altrove praticabile) qui è impossibile. Chiunque sia il ’campione’ democratico dovrà vedersela con Calenda (sostenuto da Italia viva ) che non ha alcuna intenzione di partecipare, e soprattutto con Virginia Raggi. Un passo indietro della sindaca in carica risolverebbe moltissimi problemi ma è fantapolitica. Meno irrealistica, ma non per questo probabile, la disponibilità a sorpresa della prima cittadina a correre per le primarie. Per il Pd sarebbe un grosso guaio: alte le chance di una sua vittoria.

A Bologna invece l’ipotesi di primarie di coalizione resiste: il Nazareno punta a chiudere su Matteo Lepore, nome che il Pd locale poi porterà al tavolo di coalizione per capire se va bene a tutti. Qualora così non fosse, si terrà la consultazione online alla quale i renziani assicurano di essere pronti a partecipare con Isabella Conti. Da notare che la sindaca di San Lazzaro, a differenza del leader di Iv, tende una mano ai grilllini: "Se i 5 stelle si ritengono nel campo del centrosinistra io sono d’accordo a confrontarci sui temi". A Napoli potrebbe non esserci bisogno di primarie nel caso di un passo indietro della Raggi a Roma, perché il candidato unitario sarebbe Fico che dovrebbe vedersela solo con Migliore di Iv. Se invece la sindaca romana terrà duro, il Pd schiererà Manfredi e sarà una corsa a tre. A Torino a dirimere il braccio di ferro tra i due aspiranti sindaci del Pd, Stefano Lorusso – capogruppo in consiglio comunale – e Enzo Lavolta – vicepresidente – potrebbero essere le primarie di partito. Nessun problema a Milano, dove corre il sindaco uscente, Sala, come a Trieste con Francesco Russo, appoggiato da Iv.

Il rifugio delle primarie, insomma, risolve qualche problema di Letta ma non sembra destinato a incidere sul nocciolo della questione, e cioè il risultato della prova. Anche se la speranza del Nazareno è che le divisioni del primo turno si appianino da sole al ballottaggio in nome della sfida comune contro la destra.