Zingaretti e Di Maio (Imagoeconomica)
Zingaretti e Di Maio (Imagoeconomica)

Roma, 24 agosto 2019 - Il fidanzamento tra Pd e Cinquestelle si rivela subito turbolento. Tanto da costringere Di Maio e Zingaretti a un’immediata cena di chiarimento. Con un menu ricco: Conte bis, programma e, come se non bastasse, anche il ruolo della Lega. Sì, perché mentre si stanno preparando le nozze e già si organizza la festa attraverso incontri di delegazioni che ieri hanno pure prodotto risultati sul taglio dei parlamentari, dove ci sarebbe un’ipotesi di accordo (voto a settembre alla Camera e, in contemporanea, via libera alla riforma dei regolamenti parlamentari assieme a una nuova legge elettorale proporzionale), uno dei contraenti sembra pensare al vecchio fidanzato, che ha rilanciato in extremis le sue offerte.

Fuor di metafora, la trattativa tra i due partiti procede e ha segnato passi avanti sui temi concreti, ma dietro le quinte crescono i sospetti nel segretario Pd, perché Di Maio dà l’impressione di essere in qualche misura toccato dalle offerte di Salvini, che sotto sotto gli ha fatto arrivare che lo farebbe addirittura premier. Questo è il grande problema. In apparenza, però, non si vede: salta invece agli occhi il grande lavorìo sui programmi e un’intensa contrattazione per un governo da delineare: si tratta persino su chi deve partecipare alla riunione a Montecitorio. I dem schierano il vicesegretario Orlando con i due capigruppo, Delrio e Marcucci: i grillini rispondono con i due presidenti di senatori e deputati, D’Uva e Patuanelli e i rispettivi vice, Perilli e Silvestri. Il primo confronto dura due ore e, per i sette diplomatici, non ci sono «ostacoli insormontabili». A porre zeppe ci pensano i ‘sabotatori’: in prima linea Di Battista che – oltre a porre sul tavolo il taglio delle concessioni autostradale a Benetton – consiglia: torniamo con la Lega. Naturalmente, il Pd chiede la prova d’amore, ovvero di chiudere il forno leghista. E siccome si fida fin lì delle rassicurazioni dei ‘trattativisti’, Orlando avverte. "Chiariscano anche con Mattarella che siamo l’unico interlocutore". Fino all’incontro serale, Di Maio non solo non dà sponde ma rivendica la golden share di qualsiasi accordo, aumentando le perplessità nel Pd. E Grillo ci mette il carico da undici chiedendo il bis di Conte.

Sui temi concreti, però, il dialogo procede. A volo d’uccello vengono esaminati i punti più qualificanti. Nella Sala Siani, al quarto piano di Montecitorio, assieme al caffè per per rompere il ghiaccio arriva il taglio dei parlamentari: i grillini spingono per archiviare subito la pratica, il Pd chiede garanzie. L’ipotesi d’intesa prevede che si proceda al voto a settembre ma, in contemporanea, si avvii la riforma dei regolamenti parlamentari e la nuova legge elettorale. Nessuna perplessità sul "cambio di paradigma" sull’ambiente chiesto dai grillini. Ampia convergenza anche sul sociale mentre, avverte Delrio, sulla legge di bilancio "c’è lavoro da fare per individuare le priorità". Il capo dei deputati Pd non ha dubbi: bisogna sterilizzare l’aumento dell’Iva, e poi si deve procedere al taglio del costo del lavoro quindi si deve decidere se avviare l’assegno unico oppure il salario minimo.

La lingua dei democratici batte dove il dente duole: i decreti sicurezza. Complicato per M5s rimangiarsi subito un provvedimento che ha votato con la fiducia. Più facile che – nell’immediato – si faccia perno su un’applicazione più soft delle misure simbolo di Salvini. In un quadro che vede il Pd aprire 6 tavoli programmatici cui, nelle prossime ore, si siederanno anche i grillini, non c’è dubbio che rispetto al punto più basso toccato ieri, quando Mattarella ha dovuto concedere i tempi supplementari, c’è una schiarita. Ma per dire che è fatta è davvero troppo presto.