Roma, 31 ottobre 2021 - I big del mondo trovano una quadra sul clima al G20. Ma non si assumono nessun nuovo impegno. Si è trattato fino all'ultimo ma alla fine l'accordo è chiuso, fanno sapere fonti diplomatiche. I leader mondiali hanno concordato l'obiettivo di contenere l'aumento della temperatura entro 1,5°C. Senza però dare indicazioni specifiche su come raggiungere il target e ricalcando quanto già stabilito con gli accordi di Parigi. Confermato l'impegno a stanziare un fondo di 100 miliardi per i paesi più fragili.

Nella dichiarazione finale del vertice romano si afferma che "mantenere l'obiettivo di 1,5°C a portata di mano richiederà azioni significative ed efficaci e l'impegno da parte di tutti i Paesi". Direttiva vaga, secondo la critica mossa da più parti. Stando a fonti dell'Eliseo, si cita poi la scadenza - indefinita anche questa - di "entro o attorno la metà secolo", per il raggiungimento del target emissioni zero. Anche se si terrà "conto delle circostanze nazionali e rispettando i nostri NDC (gli impegni presi da ogni Paese)".

"Aumenteremo gli sforzi per eliminare gradualmente e razionalizzare sussidi ai combustibili fossili inefficienti a medio termine", si aggiunge. E i grandi si impegnano a "intraprendere ulteriori azioni" sul clima "in questo decennio". Espressioni altrettanto incerte. Si è discusso a lungo sull'indicazione temporale per le ulteriori azioni, se scrivere negli anni '20 o lasciarla indefinita. Alla fine si sarebbe raggiunto un accordo - spiegano fonti diplomatiche - sull'indicazione di "questo decennio".

Mario Draghi, in conferenza stampa, ha salutato il G20 come un successo: "Non è stato facile raggiungere questo accordo". Il premier ha ringraziato l'ambasciatore Mattiolo e tutti gli sherpa per il lavoro fatto. Qualcosa al G20 è cambiato: "Per la prima volta i Paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento climatico entro gli 1,5 gradi, con azioni serie e immediate e un impegno a medio termine". Come lo stop ai finanziamenti sui combustibili fossili: "Anche sul carbone i finanziamenti pubblici internazionali per una nuova capacità di generazione elettrica non andranno oltre la fine di quest'anno".  Con questa intesa "la Cop26 ora potrà costruire su una base più solida rispetto a prima. Prima dell'accordo di oggi non c'era alcun tipo di accordo sui tempi, non c'erano i 100 miliardi da destinare" ai paesi a più basso reddito". Draghi ha sottolineato che "l'impegno sulla fine delle emissioni a metà del secolo prima non c'era, adesso è indicato alla metà del secolo e credo che ci avvicineremo gradualmente al 2050". Tra le iniziative anche "l'urgenza di combattere il degrado del suolo e creare nuovi vasche di assorbimento del carbonio, condividiamo l'obiettivo ambizioso di piantare collettivamente 1.000 miliardi di alberi, concentrandoci sugli ecosistemi più degradati del pianeta", si legge nella dichiarazione finale del vertice del G20 di Roma.

G20 Roma, flop sul clima: ecco perché. Sì alle tasse ai big

La dichiarazione finale in Pdf

Il testo in italiano

"Rimaniamo impegnati nell’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali, anche come mezzo per consentire il raggiungimento dell’Agenda 2030.
Riconosciamo che gli impatti del cambiamento climatico a 1,5°C sono molto inferiori rispetto a 2°C. Mantenere 1,5°C a portata di mano richiederà azioni e impegno significativi ed efficaci da parte di tutti i paesi, tenendo conto di diversi approcci, attraverso lo sviluppo di chiari percorsi nazionali che allineino l’ambizione a lungo termine con obiettivi a breve e medio termine e con la cooperazione internazionale e sostenere, compresa la finanza e la tecnologia, il consumo e la produzione sostenibili e responsabili come fattori abilitanti critici, nel contesto dello sviluppo sostenibile. Attendiamo con impazienza una COP26 di successo. In questo sforzo, informati dalle valutazioni dell’IPCC, accelereremo le nostre azioni attraverso la mitigazione, l’adattamento e la finanza, riconoscendo l’importanza fondamentale di raggiungere emissioni nette globali di gas serra pari a zero o la neutralità del carbonio entro o intorno alla metà del secolo e la necessità di rafforzare sforzi globali necessari per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Ci impegniamo inoltre ad aumentare i finanziamenti per l’adattamento, al fine di raggiungere un equilibrio con la fornitura di finanziamenti per la mitigazione per affrontare le esigenze dei paesi in via di sviluppo, anche facilitando meccanismi, condizioni e procedure per accedere ai fondi disponibili, adottando strategie, priorità e bisogni nazionali in considerazione. Ricordiamo e riaffermiamo l’impegno assunto dai paesi sviluppati, per l’obiettivo di mobilitare congiuntamente 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 e annualmente fino al 2025 per affrontare le esigenze dei paesi in via di sviluppo, nel contesto di azioni di mitigazione significative e trasparenza sull’attuazione e sottolineare il l’importanza di raggiungere pienamente tale obiettivo il prima possibile. A questo proposito, accogliamo con favore i nuovi impegni assunti da alcuni dei membri del G20 per aumentare e migliorare ciascuno i propri contributi globali di finanziamento pubblico internazionale per il clima fino a 2025 e attendiamo con impazienza nuovi impegni da parte di altri. Aumenteremo i nostri sforzi per attuare l’impegno assunto nel 2009 a Pittsburgh per eliminare gradualmente e razionalizzare, a medio termine, i sussidi ai combustibili fossili inefficienti che incoraggiano lo spreco e ci impegneremo a raggiungere questo obiettivo, fornendo al contempo un sostegno mirato ai più poveri e il più vulnerabile".

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Le conclusioni

"L’Italia triplicherà il suo impegno finanziario a 1,4 miliardi di dollari all’anno per i prossimi 5 anni", ha ricordato il premier a fine vertice. Riconoscendo: "Gli attivisti ci spingono e ci mantengono sul pezzo" quando dicono che "è tutto un bla, bla, bla"  ma questo è stato un "vertice di sostanza. Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti ma dobbiamo ricordarci delle stridenti disuguaglianze che richiedono un intervento assiduo". Poi il presidente del Consiglio si è chiesto:  "Quale è il successo di questo vertice? In che cosa abbiamo raggiunto traguardi considerevoli? Abbiamo stanziato molte risorse, potenziato gli impegni, allargato la loro portata ma abbiamo fatto in modo che i nostri sogni come ha detto il segretario generale dell’Onu siano vivi, migliorino. Ora dobbiamo concentrarci sull’attuazione". Perché "saremo giudicati da quello che faremo".

Papa Francesco

Il premier Draghi ha poi riconosciuto il ruolo svolto dal Pontefice. "Papa Francesco è un alleato non solo del G20 ma per tutto ciò che concerne il clima e la conservazione della Terra", ha dichiarato il presidente del Consiglio rispondendo a una domanda dei giornalisti. 

Intervento di Draghi

"Cari colleghi, La crisi climatica è il problema decisivo dei nostri tempi. Mette in pericolo il nostro sostentamento, minaccia la nostra prosperità, mette a rischio il nostro futuro. Con lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello del mare e gli eventi meteorologici estremi che si verificano sempre più frequentemente, ci troviamo di fronte a una scelta semplice. Possiamo agire ora o pentircene in seguito. Con l'accordo di Parigi, ci siamo impegnati ad affrontare collettivamente il riscaldamento globale. Ma i passi in avanti che abbiamo intrapreso da allora si sono rivelati insufficienti. Gli scienziati ci dicono che - con le politiche attuali - le conseguenze del cambiamento climatico per l'ambiente e la popolazione mondiale saranno catastrofiche. Il costo dell'azione - per quanto alto possa sembrare - è banale rispetto al prezzo dell'inerzia. Ieri ho affermato che le questioni globali più urgenti richiedono una risposta multilaterale. La lotta al cambiamento climatico coinvolge, letteralmente, il mondo intero. Restiamo uniti, nel successo e nel fallimento. E, come G20, abbiamo la responsabilità di mostrare leadership e guidare il mondo verso un futuro più sostenibile. In questa stanza, abbiamo opinioni diverse su quanto rapidamente dobbiamo iniziare ad agire e sulla velocità con cui dobbiamo cambiare rotta. Le economie emergenti provano risentimento per i paesi ricchi, per quanto hanno inquinato in passato, e chiedono aiuti finanziari per essere sostenuti in questa transizione. Si chiedono anche se gli impegni che prenderemo siano davvero credibili, visti i nostri fallimenti precedenti. Dobbiamo ascoltare queste preoccupazioni e agire di conseguenza, ma non possiamo sacrificare la nostra ambizione collettiva. Dobbiamo fissare obiettivi a lungo termine che siano coerenti con gli obiettivi dell'accordo di Parigi e apportare le modifiche a breve termine che sono necessarie per raggiungerli. Dobbiamo accelerare la graduale eliminazione del carbone e investire di più nelle energie rinnovabili. Dobbiamo anche assicurarci di utilizzare le risorse disponibili con saggezza, e quindi dobbiamo essere in grado di adattare le nostre tecnologie e anche i nostri stili di vita a questo nuovo mondo. E mentre ci muoviamo verso questi obiettivi, dobbiamo aiutare i paesi di tutto il mondo ad affrontare il cambiamento climatico e ad adattarsi ai suoi effetti. Le decisioni che prendiamo oggi avranno un impatto diretto sul successo del vertice di Glasgow e, in definitiva, sulla nostra capacità di affrontare la crisi climatica. Ma la Cop26 deve segnare l'inizio di una campagna permanente. Ogni anno dovremmo chiederci se abbiamo fatto abbastanza per cambiare rotta. E se le generazioni future ci guarderanno con gratitudine o risentimento".