I 5 stelle in Parlamento: "Lo apriremo come una scatola di tonno"
I 5 stelle in Parlamento: "Lo apriremo come una scatola di tonno"

Roma, 10 luglio 2019 - Diciamo che nel principio c’è la fine, o almeno lo svolgimento. Era l’8 settembre 2007 e Beppe Grillo presenta il proprio movimento in piazza Maggiore a Bologna. Per dare un nome alla giornata e un senso di svolta all’evento non trova di meglio che coniare un neologismo, "Vaffa-day". In quel termine, metà slogan metà programma politico, è descritto il genoma di ciò che sarà l’anima del grillismo e le sue indomabili contraddizioni: ribellione, odio, furia contestatrice, povertà di contenuti. Tant’è che proprio nei due primi "V-day", sia quello di settembre 2007 sia quello dell’aprile successivo, trAbocca la rabbia più delle idee, e l’esibizione di Grillo dal palco assomiglia molto a uno degli spettacoli che il comico era abituato a tenere a pagamento per i suoi fan/elettori. 

Le idee sono fin da subito confuse perché si mischiano mille cose, dal no alla tav ai nuovi criteri di eleggebilità per i parlamentari, ma l’odio è evidente, e nello show che dura alcune ore la folla intonò il leit motiv della giornata, "vaffanculo" appunto, come un coro da curva sud. E così per anni è stato, in un crescendo di accuse che hanno portato Grillo a sublimare le invettive ai politici fino a teorizzarne il superamento. "Il più grosso inganno dei politici è farvi credere che servano", spiegò l’ex comico a giugno dell’anno scorso, svelando un disegno che andava molto al di là delle parole di odio che così spesso uscivano dalla sua bocca nei comizi. 

Il disegno di Grillo, poi confermato a più riprese da Davide Casaleggio, era superare i politici – "sorteggiamoli" disse sempre a giugno 2018, "il Parlamento è inutile" dichiarò Davide Casaleggio un mese dopo – portando a compimento l’ideale di quella democrazia diretta che tanti nasi ha fatto storcere, specie se propugnata da chi gestisce server informatici e piattaforme per il voto online fin dall’inizio poco trasparenti, che altro non è che una destrutturazione della democrazia stessa.

Ma di tutta questa architettura ideale, è stata la lotta contro la "casta" la narrazione prescelta, e l’odio il tono del messaggio. "Apriremo il palazzo come una scatoletta di tonno" sentenziò Grillo nel 2013, ed erano i primi slogan del Movimento, salvo poi fare la fine del tonno vista la pervicace facilità con la quale i grillini si sono ormai attaccati alle poltrone del palazzo. E nel tempo, da quel lontano V-day di oltre dieci anni fa, sia il fondatore del Movimento sia gli altri, in tema di offese al palazzo non si sono mai più tirati indietro. 
 
Grillo ha chiesto più volte "un processo online per i politici corrotti" come una moderna gogna medioevale, nel 2012 li definì "mentecatti", lo scorso anno a ottobre "autistici" facendo inbufalire gli autistici, e non lesinando mai accuse personali con definizioni durissime per Berlusconi ("lo psiconano", detto e ridetto mille volte), Renzi ("un mafioso", nel 2016 sul blog) come pure per le più alte cariche dello Stato. 

Nel 2008 apostrofò "Morfeo che dorme sempre" l’allora presidente Napolitano e l’anno scorso parlò dei "troppi poteri" di Mattarella, e anche in questo caso non si può non pensare al disegno in testa ai Cinquestelle. Che va molto oltre la semplice invocazione contro la casta, scambiata erroneamente da tanti osservatori solo come un dato di colore. D’altra parte il primo a usare la parola casta fu Gabriele D’Annunzio nel settembre 1920 ("Veramente sembra che l’Italia non possa assistere se non con le narici turate allo spettacolo che dà la casta politica") nel bel mezzo dell’impresa di Fiume. E tutti sappiamo che cosa accadde poi.