{{IMG_SX}}Roma, 19 giugno 2009 - La polemica, lo scandalo, i commenti politici: attorno all'inchiesta di Bari sulle feste a casa del premier è un continuo colpo di scena. Cose dette, riportate, smentite.

E oggi è Berlusconi - che parla al telefono con Ghedini - a voler mettere i puntini sulle i: "Di essere spiato non l’ho mai detto... Ma dai Niccolò, ti sembra possibile che tu possa pensare una cosa del genere di me? Mi offendo io... Ora faccio subito un comunicato, chiamo Bonaiuti e gli faccio fare un comunicato... Ci sono cose che ho visto in certi titoli che non ho assolutamente mai detto: non ho mai parlato di ‘complotto oscurò, mai che ‘temo di essere spiatò, mai detto che ‘il mio avvocato è uscito pazzò, mai detto quell’altra cosa, che mi ha fatto incazzare, di ‘rispondere colpo su colpò. Veramente, è una cosa incredibile, sono dei disgraziati".

La telefonata tra Berlusconi e il suo avvocato Ghedini è fatta mentre le telecamere delle tv, con i microfoni aperti, si accalcano per riprendere il tradizionale giro di tavolo che apre i lavori della seconda giornata del Consiglio europeo a Bruxelles. E dai microfoni di Sky si può ascoltare la telefonata di Berlusconi.


Il fuori-onda è una nuova puntata della
‘querellè sul ruolo dei media. Paolo Bonaiuti interviene proprio sulla questione delle ‘frasi inventatè dai giornali e messe in bocca al Cavaliere. «È scandaloso che alcuni giornali continuino ad attribuire al Presidente del Consiglio frasi che in realtà non sono tate pronunciate. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nella nota diffusa stamani, elenca un ‘campionario di falsita» dai giornali di oggi: «temo di essere spiato», «sono stato spiato e pedinato», «risponderò colpo su colpo», «il mio avvocato è uscito pazzo», «se vogliono la guerra l’avranno», «è in atto un oscuro complotto».

Tutte queste frasi - dice Bonaiuti - sono inventate di sana pianta. Ma per garantire la loro verosimiglianza, vengono riportate dai giornali ra virgolette e attribuite al Presidente Berlusconi da ignoti interlocutori (mai nome e cognome, per carità!".
"Questo malvezzo è peggiorato negli ultimi tempi eppure - conclude - non abbiamo visto ancora un solo intervento degli Organi dei giornalsti".


 

E SPUNTA ANCHE LA COCA

Anche la cocaina spunterebbe, secondo alcuni quotidiani (La Repubblica, Il Corriere della Sera), nell’inchiesta della Procura di Bari sul presunto giro d’affari dell’imprenditore Giampaolo Tarantini e sull’organizzazione di feste in alcune residenze del premier Silvio Berlusconi.
Secondo La Repubblica, nell’inchiesta dei magistrati baresi entrerebbero altri due parlamentari del Pd, i cui nomi, scrive il quotidiano romano, sarebbero “venuti fuori nelle telefonate”.


Nell’inchiesta poi sarebbe entrato anche un altro imprenditore che sarebbe stato convocato per “rispondere di detenzione di droga”. Per il suo avvocato, Marco Vignola, la sua posizione “non ha nulla a che fare con la storia di prostituzione”.


Il tema della cocaina è ripreso anche dal Corriere della Sera, che parla di “un giovane barese noto per essere un fornitore degli ambienti di alto livello della città. Il ragazzo, che di Tarantini è amico, avrebbe partecipato ad alcune feste che l’imprenditore ha organizzato in una villa dove ha trascorso negli ultimi anni le vacanze estive. Una splendida residenza di Porto Rotondo non troppo distante da Villa Certosa, la residenza del premier dove - confermano le ragazze interrogate dai pubblici ministeri - venivano mandate per partecipare agli eventi mondani”. Il Corriere poi torna su Patrizia D’Addario, la figura chiave del’inchiesta di Bari, che ai magistrati avrebbe riferito di una telefonata diretta del presidente del Consiglio il 5 novembre 2008.


La cocaina fa poi capolino anche sulla prima pagina di Libero, seppur con un taglio decisamente diverso. Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri infatti titola: “Silvio, occhio alla coca” e l’occhiello chiarisce il concetto: “Scommettiamo? Troveranno una ragazza pronta a dire che alle cene di Berlusconi compariva la droga. Così il tormentone contro il Governo andrà avanti.

 

L'APPELLO DI AVVENIRE

"Arrivare il più presto possibile a un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier": così, in un editoriale a firma Gianfranco Marcelli, Avvenire chiede a Silvio Berlusconi di fugare i dubbi riguardo alla vicenda partita da Bari delle feste con ragazze a pagamento a Palazzo Grazioli.

"E se anche non fosse possibile eliminare ogni ombra - continua il giornale dei vescovi -, perchè ad esempio su alcune questioni il bandolo della matassa è in mano alla magistratura, si pongano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchiere e di tempeste mediatiche".
Marcelli si domanda, in «questo clima di smarrimento», «se il presidente del Consiglio abbia finora scelto la linea di resistenza migliore e i difensori più appropriati al suo caso».

"Senza illudersi che l’efficienza - sottolinea - dell’azione di governo possa far premio sempre e comunque sui comportamenti privati. Alla lunga, tutto finisce per avere un prezzo. E il pericolo soprattutto in questo caso, è che a pagarlo non sia soltanto il singolo debitore di turno, ma l’intero Paese".